SCIASCIA. E FORSE PUOI SPERARE DI SALVARE IL CALCIO ITALIANO

Non si salva nessuno...
Non si salva nessuno…

PISTOIA. Parola d’ordine: sognare e non pensare. Non perdere la speranza, perché ancora di salvezza. Certo, se uno si fermasse un attimo a riflettere, morirebbe, dentro. Anche nello sport.

Prendiamo il campionato italiano di serie A: ci gioca Antonio Cassano, calciatore d’indubbio talento mai sbocciato campione (come avrebbe potuto, come per molti altri avrebbe dovuto), giocatore che ha avuto mille occasioni – vestendo le maglie di alcuni dei club più blasonati del mondo –, uomo che la scorsa annata ha abbandonato la nave (Parma) al momento del naufragio (scontato fallimento), ma non solo, non accontentandosi ha fatto ancor di più irridendo gli altri naufraghi (Donadoni, il suo allenatore, in primis).

Torniamo al campionato italiano di massima serie: non ci allena quel Donadoni appena citato, che proprio la passata stagione ha confermato quanto di lui si sapeva. Campione con le scarpette ai piedi, eccellente trainer perché innanzitutto Uomo, stavolta scritto in maiuscolo, per differenziarlo dagli altri.

Giusto? Se fossimo dirigenti pallonari ci verrebbe spontaneo chiedercelo e tentare di rimediare al più presto, visto che siamo semplici appassionati, ci viene da… piangere.

Se scendessimo di categoria, le cose non cambierebbero, anzi: prendete la Lega Pro, sono protagonisti allenatori, presunti strateghi, che si prestano a tutto pur di lavorare, è a casa un Uomo che insegna calcio come Massimo Morgia. Che non solo porta le sue squadre a giocar bene e, di conseguenza, vincere, ma soprattutto si batte per i principi e i valori dello sport. Assistendo poi, come spesso ha denunciato, alla triste pantomima di tecnici costretti a pagare pur di allenare.

Così fan tutti? No, no, no. “Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…”.

Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta. Insomma: l’Italia in tutti i sensi.

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