Alla fine il sindaco di Qua[r]ràta, dopo aver aperto la porta della fu-CRA di Vignole per anni ed anni, apre anche la bocca. E attraverso tale orifizio, il cuore a chi – parole sue –, grazie alla passione politica, ha sempre sostenuto le campagne elettorali foraggiatrici delle pappate dei sindaci eletti. Ma a questo punto possiamo pensare che i primi cittadini bambocci siano dei veri e propri Arlecchini servitori di più padroni…?
ED OSSEQUIA GLI ELETTORI:
«SERVO VOSTRO, MIEI SIGNORI!»
Al Mèntore di Tanacca, l’illustre giocator di burraco Marco Mazzanti, il dottor Paolo Canessa, da poco procuratore della repubblica a Pistoja, minacciò un’azione penale per voto di scambio. Peraltro sùbito fatta rientrare dai magistrati democratici del Terzo Piano, tutti più o meno cattòfilo-piddì.
C’era di mezzo il lavoro di vari addetti all’inceneritore di Montale. Solo che in Italia l’unica memoria ammissibile è quella di chi si professa antifascista a prescindere. E se sei antifa, nella Toscana di Giani & Dika, a primeggiare non fai fatika.
Oggi il Romitino – come viene anche chiamato Tanacca – se ne esce con un’affermazione da ex ore parvulorum, ossia “dalla bocca dei bambini esce la verità”.
Che la politica sia sempre e comunque un voto di scambio è cosa certificata: è la regola della democrazia. Che il voto di scambio sia alla base della politica, è altrettanto reversibilmente vero.
Perché, se così non fosse, mi spiegate com’è che certi «cumuli di stallatico» a due gambe (ma con quattro zoccoli), sostenitori di questi “pappanti all’arrembaggio”, ottengono, dal Comune, tutto quello che vogliono; e non di rado a scàpito della gente comune, che non finanzia i batti-ganascia perché possano salire al potere (espressione cara a un grande giudice della repubblica, Paolo Fontana, sostenitore della marcescenza politico-giudiziaria pistojana)?

Se l’At (Autolinee Toscane, ex-Copit, ex Saca del dopoguerra) assume un autista e lo paga per guidare, mi pare logico e naturale che in séguito il neo-assunto debba portare l’autobus dove vuole il principale. Una volta si diceva, tèr[r]a-tèr[r]a (direbbe Tanacca) «legare il ciuco dove vuole il padrone».
Oggi, addirittura, ciuco e padrone sono, molto democraticamente, la stessa cosa. C’è da spettarsi di peggio da un sistema che, se non si unge in abbondanza ogni momento, resta sùbito ingrippato?
Ma… meno male che Dika c’è!
Edoardo Bianchini
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checché ne dicano i magistrati della città di Vanni Fucci














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