piRandellate. VASSALLI VALVASSORI E VALVASSINI, MA I GUAI TOCCANO SEMPRE AI CITTADINI


Nonostante tutti gli errori che compiono ogni giorno, alcuni magistrati italiani navigano sicuri e protetti dentro le loro botti di ferro, mentre nulla scalfisce la superbia innata da maestrine d’asilo allevate in educandati in cui ci si insegna l’arte dell’imbiancatura dei sepolcri ovvero
l’importante è apparire


Periodo ipotetico dell’impossibilità: se dovessero ripagare i danni, farebbero molti meno errori

QUANDO PARLO IL PÒPOL STIA

SUGLI ATTENTI E COSÌ SIA!


Curreli e lo stato di diritto

 

C’è una legge, in quest’Italia di Mattarella polimòrfici, nota come Legge Vassalli. Risale al 13 aprile del 1988; porta il numero 117 e parla di «Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati».

Tale legge, in vigore dal 16 aprile 1988, è uno degli strumenti più vergognosamente sberleffati proprio dai giudici – e si capisce il perché – nella caotica galassia dei tiranni di stato: i togati che amministrano la giustizia in nome del popolo italiano, ma non di rado contro il popolo italiano.

La questione è nota a tutti. E risale all’età dei dinosauri e dei Flintstones. Una volta che hanno vinto il concorso in magistratura, i giudici – di cui fanno parte anche i pubblici ministeri con i loro satellitini sostituti – si arroccano sulla difensiva e, fra correntismo in Csm e ventate cicloniche in Anm, dànno vita, tra loro, a una sorta di patto scellerato iper-protezionista, in grado di garantire (anche a chi, fa loro, non è più utile ed efficiente di una vecchia ciabatta sbrindellata), l’impunibilità e l’immunità più certa della vita eterna.

Ma se dinanzi a ogni bivio è necessario scegliere da che parte andare, per quale motivo, dinanzi a veri e propri sconci fattuali, come l’impunità garantita ai magistrati, nessuno prende mai una posizione univoca e tale da mostrare vero, assoluto rispetto al principio di uguaglianza inutilmente predicato e certificato nell’articolo 3 della Costituzione?

In altre parole: perché, quando Claudio Curreli si svolge come una biscia in amore intorno alla sua Costituzione, nessuno gli rammenta, con gentilezza ma con estrema fermezza, che lui per primo, standosene comodamente seduto a Pistoia insieme alla moglie (giudice anch’ella), sputa su quella sua Costituzione di cui sarebbe tenuto a rispettare, fedelmente, e senza mai uscire di rotta, tutte le norme e le regole?

Eppure l’art. 54 è estremamente chiaro: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi (comma 1). E (comma 2) «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge».

Herr Claudius, che faccia le ferie o in Cambogia o in Guatemala – e grazie anche ai ricchi emolumenti che gli provengono dall’essere magistrato –, appartiene a questa seconda categoria di pubblici funzionari: ha giurato fedeltà alla Costituzione, ma ogni giorno che il suo Dio degli scout cattolici mette in terra, il censore di tutti i malvagi si permette spudoratamente di essere infedele al suo matrimonio mistico con Madonna Costituzione; tradisce la sua mistica sposa andandole contro quando, contro le leggi statali, apre la terra ai clandestini; quando perségue reati inesistenti (come lo stalking giornalistico) ma da estemporaneamente coniati (anche se la legge punisce i fabbricatori e gli spacciatori di reati falsi); quando non svolge le indagini a modo ma solo a copia-incolla; quando – messo a perfetta conoscenza delle realtà documentali – insiste sulle sue posizioni persecutorie, «facendo strame» (come ama dire lui stesso) della legge Vassalli. Che è una legge del suo stato, della sua Costituzione, entrambi da lui spregiati con indefettibile impegno.

Un genio di questo tenore che, per di più, conosce tutta la verità documentale delle storie (Perrozzi, Nesti, Benesperi e altri infiniti querelòmani, coccolati al fine di eliminare la voce libera di Linea Libera che non fa sconti a nessuno), non può essere considerato indegno del magistero che è chiamato a svolgere, se l’art. 3, comma 1, della legge Vassalli stabilisce che «Costituisce diniego di giustizia il rifiuto, l’omissione o il ritardo del magistrato nel compimento di atti del suo ufficio» come, ad esempio, il prendere doveroso atto delle prove documentali a discolpa di un indagato o di un condannato? Un pubblico ministero (o sostituto che sia) ha il dovere di punire a prescindere chi prende di mira, o è tenuto a rispettare la verità storica dei fatti senza violare l’articolo 358 del codice di procedura penale come solitamente fa Herr Claudius (e in buona compagnia)?

Da ben sette anni (di guai) Claudio Curreli ci sta perseguitando perché non gradisce le nostre osservazioni sul “mar nero” della corruzione sopra la quale galleggia e naviga la provincia di Pistoia. E le prove che ha in mano? Non contano niente, come il famoso fascicolo nascosto che costò quasi dieci anni di carcere a Padre Fedele Bisceglia?

Se è questa l’indefettibile etica di un Curreli che si scandalizza delle critiche di Giorgia Meloni alla sentenza pronunciata contro il Roggiero, allora siamo davvero alla fin del pane.

Siamo al paradosso di un boccacciano Ser Ciappelletto da Prato che, dopo una vita di inganni, ladrocini, truffe e peccati d’ogni risma, sostiene la santità dell’ascèsi e si dichiara casto e puro al frate confessore prima dell’estrema unzione.

Un Ser Ciappelletto che muore, ma viene santificato e – come scrive il Boccaccio – «… in tanto crebbe la fama della sua santità e divozione a lui, che quasi niuno era che in alcuna avversità fosse, che a altro santo che a lui si botasse (= votasse), e chiamaronlo (= lo chiamarono) e chiamano san Ciappelletto; e affermano molti miracoli Iddio aver mostrati per lui (= attraverso di lui) e mostrare tutto giorno a chi divotamente si raccomanda a lui».

Non vi pare, lettori, questa di Herr Claudius, la famosa In Cool Eight di Maurizio Crozza…?

Edoardo Bianchini
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checché ne dicano i magistrati della città di Vanni Fucci


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