«Comi[o]nciamo ad amarci questa sera, Comi[o]nciamo con un bacio piano piano. Poi diremo le cose di sempre, Ma saranno come nuove per noi. Comi[o]nciamo ad amarci per la vita, Comi[o]nciamo a tenerci per la mano, Ed andremo padroni del mondo, Innamorati innamorati così. Comi[o]nciamo ad amarci questa sera» [Parodia di John Foster, Sanremo 1965]

DAL SUBLIME AL RIDICOLO C’È UN PASSO,
CARO CURRELI CAVALIER GRADASSO!

Quando le cose si prendono troppo sul serio, il risultato è necessariamente il ridicolo. E sua maestà Claudio Curreli, in questo, è, da sempre, un altissimo poeta, definizione con cui Dante esalta il mitico autore di Iliade e Odissea.
L’ossessione del serio come elemento che scatena il ridicolo (in greco tò gelòion) è un principio fondamentale della commedia antica. E da essa, attraverso i secoli, giunge fino a noi: anche se pare che molta meglio gioventù non riesca ad afferrarne il concetto.
Scene di commedia sono presenti a partire dai poemi omerici – anche se Omero è spregevole perché, com’è stato detto dopo l’Elena negra, era troppo poco femminista. Ma si sa, la stupidità non ha limiti e confini – direbbe Battisti. Perciò ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini.
Ovviamente al baratro del pensiero méncio, scontato, buonista, moralistico-formale, farisaico, ipocrita e, non di rado, pseudo-cattolico in stile Cei (conferenza episcopale italiana) di Matteo Maria Zuppi, l’antagonista di Camillo Ruini.

Il verbo fremere è intransitivo (di qui non si passa, in rumeno pe aici nu se trece…), ma Ugo l’ha fatto transitare-transire ugualmente.
All’istesso modo, Claudio, il deus ex machina che “freme amor di patria” (e non solo), raddensa arie di tempesta simili a quelle delle cime di Emily Brontë; drammatizza e tragedizza lo stato attuale dell’Italia – conseguenza, anche se in minima parte, della sua azione di magistrato – per vestirsi della pelle di pecora indossata solitamente ai profeti israeliti sempre pronti a tuonare contro l’iniquità del mondo corrotto.
Così la Giorgia (ripeto per chiarezza: che io non voto) «si arroga il diritto di valutare se una pena sia o meno proporzionata», porca puttana! Ma come si azzarda a farlo? Chi crede di essere, questa nanerottola, dinanzi ai giudici?

Questo pensiero messo bianco su giallo, ovviamente, accende una luce sulle capacità logico-deduttive del censore di Padre Fedele Bisceglia; e proprio mentre avrebbe la risposta a portata di mano: una risposta data dalla sua stessa Madre Superiora Margherita Cassano.
Come magistrato Claudio Curreli è un eccesso logico; un giurista barocco da toccata e fuga per organo; un’iperbole vivente. Basti pensare che, insieme a Giuseppe Grieco, ha inventato lo stalking giornalistico (e fin qui potrebbe essere un’asinesca “scazzatura” perché, in ipotesi, il giorno prima ha faticato troppo a tentar di redimere le prostitute sulle rotonde di Agliana).
Ma il peggio è quando (d’accordo con la scostante Patrizia Martucci) mi fa dare in prima battuta misure restrittive contro quella brava personcina del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi; e in seconda perfino gli arresti domiciliari. Che mente! diceva il mi’ zio che faceva il chiccaio a Lamporecchio.

Che mente! Perché io il Perrozzi ho avuto il dispiacere di incontrarlo solo due volte due, nel corso della mia vita: una volta negli anni 70 e l’ultima il 31 dicembre del 2008, mentre era incazzato come una biscia perché una ditta di svuotatura di pozzi neri faceva pulizia in una fossa di via di Lecceto: ma il camion svuota-cacca infastidiva il suo schizzinoso nasetto all’insù da orsetto marsicano pescinate.
La propensione currèlica alla drammatizzazione/tragedizzazione della vita, volta a ottenere l’effetto dell’era una notte buia e tempestosa di Snoopy, arriva (e siamo al cosiddetto climax, che, per i quadrupedi nostrali, non è solo l’apice della goduria d’una sana scopata); arriva – dicevo – quando Claudio, «livido in viso più che un re sul trono» (vedi Vittorio l’Alfieri in Autoritratto), sentenzia in assoluto sussiego con quel suo gerundio «sottraendo al Presidella Repubblica un suo potere»…

Immaginate, solo per un istante, la scena. Cercate di visualizzarla con la fantasia: una piccola Giorgia-rom del Campo di Volo; pallottolina che tampina come una pìttima veneziana il Presidella (agglutinazione sincopata di «Presidente Mattarella») e, infine, gli strappa di mano un suo potere: il mestolo della Grazia!
È allora che scoppia – bontà sua, di Claudio – lo shìr hasshirìm, il cantico dei cantici:
ComiOnciamo a preoccuparci questa sera,
per lo stato di diritto in questa Italia,
ma però c’è proprio lui che tiene a balia,
tutta quanta questa infame umanità.
Trallalléro trallallà…
Non ci troviamo, forse, in mezzo a una vera e propria scena di commedia in un comico di carattere da Teofrasto a Pirandello?
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
Stampa online non clandestina né illegale
checché ne dicano i magistrati della città di Vanni Fucci
Questo stesso articolo è stato pubblicato ieri, 27 luglio, su questo link










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