immigrazione. I PROGETTI DI DON BIANCALANI

don Massimo Biancalani con alcuni degli immigrati accolti
Don Massimo Biancalani con alcuni degli immigrati da lui accolti

PISTOIA. Ma il referendum del 4 dicembre ha bocciato, oltre alla schiforma, anche il governo intero?

Qualsiasi analista, a meno che non si chiami Orfini o Carbone o Migliore (che in realtà son politucoli), direbbe di sì.

Noi pure, ma non perché ci piaccia accodarci alla stragrande maggioranza, bensì perché così vogliono la logica e il senso comune.

Parrebbe ovvio che, di conseguenza, pure la politica immigrazionista del governo Renzi dovrebbe essere cambiata.

Se il voto ha riguardato ogni aspetto, di sicuro pure la questione degli sbarchi di clandestini andrebbe rivista, nonostante il nuovo governo Gentiloni sia la nauseante fotocopia copia di quello del Bomba.

Don Biancalani, parroco di Vicofaro a Pistoia, non la pensa così.

Come è noto ha accolto nei locali parrocchiali un gruppetto di ventenni approdati sulle nostre coste in gommone, tentando fin da subito di inserirli nella società pistoiese spronandoli a lavorare. Ne abbiamo già parlato mesi or sono, e ci torniamo sopra perché sono saltate all’occhio del cittadino le iniziative promosse da don Massimo in favore dei giovani immigrati.

Sono tre i progetti lavorativi di cui stiamo parlando: un corso di cucito, perché pare che chi viene dal Gambia abbia questa attitudine; un orto biologico fatto nascere su circa ventimila metri quadrati di terra, con un esperto che segue i volenterosi; e una pizzeria, già presente nei locali della chiesa, dove gli “ospiti” di don Biancalani si dilettano e si divertono.

Sabato prossimo, addirittura, prepareranno una cena per gli indigenti della parrocchia di Vicofaro. Un’iniziativa spontanea o un semplice modo per zittire le malelingue che accusano di “razzismo al contrario” don Biancalani? È un interrogativo irrisolvibile.

Un gommone carico di immigrati
Un gommone carico di immigrati

Notiamo però la pervicacia del parroco nel predicare l’accoglienza indiscriminata: durante la chiacchierata telefonica, egli ha più volte espresso il suo scetticismo nei confronti delle passate politiche di contenimento dell’immigrazione.

Addirittura ritiene che sia un fenomeno inarrestabile, considerando i clandestini un’ottima risorsa per il nostro Paese (lo scrivente, in effetti, niente sa dell’ago e del filo).

In fine, e capirete che novità, ha incolpato l’Occidente e le sue politiche economiche (e nessuno sa cosa significhi) per la diaspora in atto.

Quantomeno lui è coerente con sé stesso, e non accoglie queste persone per trarne un profitto personale. Questo dobbiamo riconoscerglielo. Ma il punto è: dopo aver imparato a coltivare le carote e a fare la pizza, il posto di lavoro a questi poveri diavoli chi glielo trova? Gentiloni? Maria Elena Boschi? Lo scoutino di Rignano?

E, soprattutto, finite le parrocchie e le vecchie questure inutilizzate, dove li mettiamo? Nei nostri letti o in quelli dei sette nani di Biancaneve?

Probabilmente i diciassette milioni di italiani vicini alla soglia di povertà avrebbero qualcosa da ridire.

[Lorenzo Zuppini]

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