«La comparatistica, o letteratura comparata, è la disciplina accademica che studia i rapporti e le connessioni tra le letterature di lingue diverse, superando i confini nazionali per analizzare testi, temi, generi e movimenti in un’ottica interculturale», così risponde la famosa intelligenza artificiale

CLAUDIO INDAGA MA NON MOLLA
DI FERMARSI AL «COPIA-INCOLLA»

E poiché, nonostante io sia un «mediamente acculturato», di comparatistica sono stato chiamato a occuparmi a livello accademico in lezioni di alta cultura all’università, a tale disciplina torno in questo mio commento, comparando, appunto, due culture completamente diverse, ma che alla fine si sono rincorse, trovate e strettamente influenzate. In maniera, intendo dire, negativa.
Una è stata la cultura del duttile-malleabile giudice Luca Gaspari, attento ed equilibrato all’origine, quando piovve a Pistoja per caso, come la pioggia d’oro di Zeus sulla vergine Danae chiusa in cantina da suo padre.
L’altra è stata l’ancestrale granitica cultura dei giganti-pugili di Mont’e Prama, incarnata dal sostituto Claudio Curreli: donàtoci (evidentemente per punirci anche di colpe non commesse) dal trasferimento punitivo (Strafexpedition?) dopo il di lui macello perpetrato ai danni di Padre Fedele Bisceglia.
Finché i due (Curreli e Gaspari) non si sono direttamente incontrati e guardati nelle cosiddette “palle degli occhi”, è prevalsa la logica dell’io speriamo che me la cavo. Poi però le influenze (anche quelle non buone di Curreli: che, ad esempio, è abituato a non svolgere indagini, ma solo a copia-incollare) si sono fatte sentire; e il duttile-malleabile giudice Luca Gaspari, pro bono pacis, si è – come si dice – adattato alla situazione. Troncare e sopire, sopire e troncare per non rischiare ritorsioni di pièmme in caso di richieste di trasferimento. Perché potrebbe accadere anche questo…
Ed ecco i termini della comparatistica in questo caso: da una parte il Gaspari ante quem, cioè vergin di servo encomio e di codardo oltraggio – cito Manzoni –, libero di giudicare e capace di capire che il mio giornalismo può essere pungente quanto volete, ma non costituisce reato.
Qui sto parlando degli attacchi vergognosi con cui Luigi Bardelli buonanima cercò in ogni modo di abbattermi come se fossi un drone russo su Kiev.
Dall’altra ho il Gaspari post quem, cioè ormai instradato da Herr Claudius, in quel famoso processo politico della vergogna, capitato (guarda caso) proprio poco prima che Luca chiedesse il trasferimento a Firenze, destinazione tribunale del riesame.

Se le pressioni della procura (appesantite da Coletta, il salvatore della sorella di Luca Turco) non si fossero verificate e proprio in fase di uscita da Pistoja, Laca Gaspari si sarebbe ricordato di com’è fatto il mio giornalismo, oppure si sarebbe fatto ugualmente schiacciare dalla volontà di Curreli & C.; una volontà insistentemente orientata a proteggere alcune «prossimità sociali» dei nostri cari angeli del NO alla riforma Nordio?
I nomi dei numerosi querelomani benvisti li trovate nell’elenco a fianco. E appartengono alle più svariate categorie: professori, preti, politici, Ctu apprezzati come il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, mai-comandanti raccomandati come Andrea Alessandro Nesti dei vigili di Agliana, gestori di circoli ricreativo-culturali, presidi, sindaci, assessori e chi più ne ha più ne metta.
Il 1° dicembre del 2016, Luca Gaspari riuscì a fare il suo dovere senza subire pressioni. Rileggete quello che fu scritto e fu detto all’epoca, e vi renderete conto (cosa che non è in grado di fare Herr Claudius che non legge niente) che il mio è un giornalismo pragmatico e non inventoso alla maniera di chi si organizza bombe e attentati alla Sigfrido Ranucci o all’Adriano Cappellari. Fu santo Gaspari? No, fece solo il suo dovere.
L’esatto contrario Gaspari medesimo lo mostrò/dimostrò a conclusione dell’azione pressoria coordinata da Coletta-Grieco-Curreli-Martucci-Contesini (e non solo) alla fine del maxiprocesso dell’infamia giudiziaria pistojana.
E la realtà è talmente evidente che la sostanza esonda da sé come la musica che, in uno spartito scomposto, straborda da sé sopra e sotto le righe, finendo per essere solo un insopportabile rumore.
Avete letto quello che vi ho pubblicato e proposto? Bene. Ora riflettete con attenzione su queste poche, ma significative, annotazioni a margine:
- il sostituto facente funzione Giuseppe Grieco si è presentato in aula, dinanzi alla giudice Barbara Floris, dichiarando espressamente che nessuno dei magistrati della procura si è mai sentito offeso o turbato per quanto avevo scritto e continuavo a scrivere sui giudici pistojesi;
- il giudice Pasquale Cerrone, chiamato a decidere sull’offensività o meno dei miei interventi sui magistrati, aveva concluso che stavo semplicemente esercitando un mio diritto di cronaca, critica e creatività (satira), in pieno rispetto dell’articolo 21 della Costituzione; e che quindi nulla poteva o doveva essermi addebitato;
- il giudice Marco Granocchia (salvo errori) per ultimo, chiamato a decidere di nuovo sull’offensività delle mie osservazioni sui magistrati locali, ha ribadito il concetto già espresso da Cerrone, chiarendo, in più, che “i miei scritti rispettavano verità, pertinenza e continenza”.
Se tutto questo risponde a verità dei fatti, com’è possibile che trovi fondamento l’accanimento persecutorio (stalking giudiziario) di Curreli & C. nei confronti miei personali, di Alessandro Romiti e di Linea Libera? C’è qualcosa che non torna…
Non sarà che alla base di tanto rigore moral-giudiziario c’è la democratica volontà costituzionale di Curreli di proteggere ad ogni costo certi suoi pupilli? E non sarà che Gaspari, pro bono pacis e per sfilarsi da Pistoja, gli ha fatto il piacere di condannare chi poteva essere un ostacolo alla sua transizione dalle ladronerie di Vanni Fucci agli splendori carnascialeschi di Lorenzo il Magnifico?
Tenete presente che tutti questi togati che hanno sostenuto il NO-Nordio sono stati analiticamente informati, volta per volta, dei loro errori di giudizio e delle loro negligenze nella formazione dei fascicoli.
Loro, però – tutti, senza distinzione –, non sbagliano mai. Perché – come ha scritto anche il luogotenente Sandro Mancini, godono di un’immunità e di un protezionismo personale che non hanno pari se non nei peggiori regimi dittatoriali.
Altro che Costituzione e lotta alla mafia!
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
Stampa online non clandestina né illegale
checché ne dicano i magistrati della città di Vanni Fucci























