Sul tema riceviamo un’interessante commento di un famoso perseguitato della procura della repubblica pistoiese, che pubblichiamo con sincera adesione se non altro perché anche noi di Linea Libera portiamo sul corpo le stimmate inique inflìtteci dai difensori della Costituzione e del NO alla riforma Nordio

PISTOIA-LUCCA. L’ex luogotenente dei CC, Sandro Mancini, è un nostro attento lettore. Sottoposto a una vera e propria persecuzione giudiziaria da parte della procura della repubblica di Pistoia, commenta l’articolo che parla delle dichiarazioni del prof. Alessandro Galardini, da noi pubblicato e che ci riporta all’episodio del 2021, durante il quale, per un famoso fuori onda, scoppiò un pasticciaccio che costò l’assessorato al Galardini. Il prof. aveva detto che le forze dell’ordine «e son tutti fascisti».
Anche il quel momento Mancini si indignò, punto dall’idea di vilipendio nei confronti dei caduti delle forze dell’ordine. Ma invece di tacere ritirando – come forse sarebbe stato logico e rispettoso – la coda fra le gambe, il prof. Galardini, uomo di punta del sindaco Betti, querelò Mancini e il pròvvido Coletta, l’uomo che non indagava la sorella del suo superiore Luca Turco, mandò avanti la querela. In altri termini Tom Col dipinse l’universo a sua immagine e somiglianza, il mondo alla rovescia, con l’offensore che querela l’offeso. Una figura retorica, peraltro, molto cara ai geni della procura di Pistoia.
Mancini apre – è il nostro convinto parere – nuove ombre anche sulla procura di Lucca, non immune, al momento, da un procuratore-fenomeno delle «prossimità sociali»; un vero paladino del favoreggiamento di certi suoi amici. E scrive:
Ingiustizie che lasciano il segno e fanno comprendere come un procuratore capo della repubblica ometta di esercitare l’azione penale impunemente, contro chi vilpende i caduti delle forze dell’ordine.
Anche se il microfono fosse rimasto aperto all’insaputa del Galardini (vedi fuori onda – n.d.r.), infatti, egli parlava ai suoi compagni di gruppo, credo almeno 11, perciò il dolo di parlare a più persone, microfono o non microfono aperto, non aveva alcuna rilevanza per la configurazione del reato.
Peraltro l’omissivo procuratore mi secretò gli atti propedeutici per difendermi dalle accuse del querelante Galardini, in quanto avevo detto che, a mio avviso, con quelle parole aveva avuto derive espressive simili a quelle dei peggiori terroristi, soggetti questi che ritengo alla stregua di feroci fascisti e sanguinari nazisti.
A.R.
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