Alla cerimonia funebre meno di trenta persone: il custode della memoria visiva della città salutato da un deserto che fa male
PISTOIA. L’ultimo saluto a Paolo Cerretini, storico dell’arte, guida turistica e instancabile divulgatore della Pistoia che fu, si è consumato in una mattina di agosto davanti a una trentina di persone appena. Un numero che stride con i 10.000 cittadini che lo seguivano online, che commentavano le sue foto, che lo ringraziavano per aver riportato alla luce scorci dimenticati della città. La chiesa dell’Arciconfraternita della Misericordia era quasi vuota. Un silenzio pesante, che ha colpito profondamente chi era presente. Il momento più toccante è stato l’arrivo del padre di Paolo, accompagnato in carrozzina dai volontari della Misericordia: ha assistito alla cerimonia in silenzio, composto, chiuso nel suo dolore immenso. È l’immagine che più ha ferito chi ha partecipato. Le testimonianze raccolte dopo la cerimonia raccontano un sentimento comune: vergogna, sorpresa, amarezza. “30 persone presenti, forse meno. Mi sono vergognata. Mi ha fatto molto male.” — Sandra “Pensavo di trovare la chiesa piena, invece non c’era nessuno. Paolo meritava di più.” — Nadia “Quando l’ho visto andare via ho pensato che era come ha vissuto: presente, ma senza traccia. Ora si meriterebbe un riconoscimento, Pistoia glielo deve.” “Mi dispiace tanto notare questo deserto intorno a una persona che ha dato tanto… probabilmente ha sofferto molto.” — Francesca “Io vivo in Baviera, ma con il pensiero ero lì.” — Paolo
Qualcuno ha provato a giustificare l’assenza con le ferie estive, ma il vuoto rimane. E pesa.
C’è però chi propone di non disperdere il suo immenso archivio: migliaia di cartoline, fotografie, documenti che raccontano la città come nessun altro. Si parla di una S. Messa di suffragio a settembre, quando tutti saranno rientrati, e di un progetto da presentare all’Ufficio Cultura per creare uno spazio dedicato — alla Biblioteca Forteguerriana o al Palazzo dei Vescovi — dove esporre e custodire il patrimonio che Paolo ha raccolto in una vita. Un patrimonio che merita di essere salvato.
Una città assente
Il racconto di chi era presente è impietoso: alle 8:45 in chiesa c’erano dieci persone, poi diventate una ventina. Nessun rappresentante istituzionale, nessun assessore, nessun consigliere. Solo un volto noto: Giorgio Federighi. Eppure, alla notizia della sua morte, i social si erano riempiti di messaggi, ricordi, “like”, parole commosse. Ma al momento dell’ultimo saluto, la città non c’era. Un paradosso che molti hanno sottolineato: Pistoia applaude online, ma si assenta nella realtà. Una città che spesso celebra la propria memoria a parole, ma che fatica a riconoscerla nei fatti.
Un addio che diventa specchio
La solitudine del funerale di Paolo è diventata, per alcuni, il simbolo di una città che negli anni ha smarrito il senso della propria identità culturale. Musei chiusi o dimenticati, memorie illustri trascurate, centri storici svuotati. Paolo Cerrettini, che ha dedicato la vita a raccontare Pistoia, se n’è andato nel silenzio, come tanti luoghi che lui stesso fotografava: presenti, ma ignorati.
E forse è questo il dolore più grande.























