Quarrata, territorio & disastri è un settore specifico di articoli dedicati ai macelli che, a Dio piacendo, i [dis]amministratori locali sono riusciti a mettere in piedi in anni di incuria e di omessa sorveglianza sui loro dipendenti. Non di rado infedeli, ingannatori, falsari e bugiardi, ma sempre salvati dalla politica e dall’amministrazione giudiziaria
ABBIAM GIUDICI COI FIOCCHI
E LA FETTA INNANZI AGLI OCCHI

Nel 2002 fu fatta papessa di Quarrata la Sabrina Sergio Gori, il sindaco che io ho definito il più inutile; e che, proprio per questa espressione, mi ha querelato, mentre quel brav’uomo cattolico e scout di Curreli ha mandato avanti il tutto perché gli faceva comodo farlo al fine di strangolare Linea Libera che dava noia a lui, ai suoi compari e alla sua procura.
Non avevo, però, detto niente che non rientrasse nella verità fattuale della sindaca, e nel diritto di critica previsto dall’art. 21 della Costituzione. Né di strabordante oltre i limiti della continenza e della pertinenza: come del resto ieri vi ho dimostrato ricordandovi che due giudici (Pasquale Cerrone, e Marco Granocchia) e un Pm (Giuseppe Grieco) avevano detto, di me e delle mie critiche, che esse erano sempre impostate sul tono della sàtira, ma pur sempre lecite.
Ho scritto una vita senza peli sulla lingua, come dev’essere in democrazia e non nelle associazioni cattoliche di magistrati scout tutte votate alla pace, al politicamente corretto, al pro-Pal e all’accoglienza (basta che gli accolti finiscano in casa d’altri…).
Al primo mandato della S.S. Gori, nel 2025 si vide, come vicesindaca e assessora ai lavori pubblici, Patrizia Gori. Il capomastro dell’edilizia in Comune era l’oggi preside Luca Gaggioli che, quando uscì dalla circolazione dopo essere diventato dirigente scolastico, di fatto lasciò la stecca a un parente (peraltro abusivista), Simone Niccolai. Anche lui ignorato (nei suoi abusi edilizi) sia dalla politica del Mazzanti, principe della corruzione amministrativa in combutta con il fu-comandante Bai. Un bel cavallino; un Varenne non del trotto, ma del burraco; battiganascia graziato dal fu-procuratore Paolo Canessa sul voto di scambio, ma tuttora al timone dello squallore della squadra di Quarrata.

In illo tempore – parlo del 2005 – a Lecceto, cioè la terra di proprietà esclusivizzata dal ragionier non-dottor Ctu Romolo Perrozzi, protetto da Comune e Procura (è inutile che Curreli neghi: non gli crediamo per niente) – tre personaggi in cerca d’autore, che tuttora si dichiarano proprietari e/o usufruttuari di beni falsamente condonati, ebbero l’idea di sventrare un pezzo di collina protetta, a monte (ma a filo di confine) delle proprietà di mia madre, Bruna Lapini.
Lo fecero utilizzando falsi condoni ottenuti con pratiche falsa e fraudolente grazie all’impegno del geometra Franco Fabbri, il Dio dei condoni quarratini, da sempre noto più del faccendier Lavitola. Il geometra comunale (il Fabbri) che si appoggiava a un “Ranucci locale”, tale geometra Mauro Ponziani, che lo faceva lavorare e lo ingrassava nel suo studio tecnico di Via Cavour ogni pomeriggio.
In tal modo la filiera produttiva del permessificio era completa. Le pratiche iniziavano al mattino; venivano esaminate e bloccate ad hoc; proseguivano al pomeriggio per mano dello stesso Fabbri, ma nell’ufficio del Ponziani. Se ne trovavano le modalità di soluzione e, finalmente, andavano a buon fine. Fatto in casa per voi, direbbe la Benedetta Rossi in giro fra le sue pentole sui fornelli.
Peccato che queste cose, di dominio pubblico, non siano mai interessate né ai politici quarratini (che preferivano, magari, sparire all’improvviso senza dire nulla a nessuno, e andarsene, magari, in vacanza di piacere ad Alassio), né tantomeno ai magistrati della procura che, pur essendosi interessati dei rapporti tra Fabbri e Ponziani, alla fine, come pensa anche Daniela Poggi, hanno sempre perdonato (e perciò illecitamente favorito) la corruzione quarratina. Senza tanti problemi morali come vuol farci credere Herr Claudius, quando interviene contro la mentalità della mafia.
Nel 2005 il Fabbri geometra facilitante con effetto Vitaros (nuovo, efficacissimo farmaco per il trattamento della disfunzione erettile); la sezione edilizia; i lavori pubblici con l’architetta Nadia Bellomo; la sezione ambientale con l’ingegner Andrea Casseri, e il Resto del Carlino di Bologna, permisero ai tre personaggi in cerca d’autore di cui sopra, di sbancare un crostone di roccia che – basta guardarne gli effetti – ha provocato solo danni e guai alla proprietà confinante.

Si sono verificati sollevamenti di pavimentazione; rotture di tubi dell’acquedotto; interventi di magistrati intellò che, fra tonnàggine e superbia, hanno preso decisioni della beata minchia, senza alcun – come si dice – prudente apprezzamento. Ma di questo tornerò a parlare, nonostante Curreli.
Il tutto, infine, condito da una smerdacciata di false dichiarazioni dei tecnici del Comune di Quarrata, i quali – forti della protezione goduta nel regno di Biancaneve e i sette nani (come un tempo definii la procura) – se la son presa a ridere di tutto e di tutti.
Io non sono certo un Ranucci di Report, ma neppure un demente come sembrano credere certi giudici di Pistoja. Perciò vi ripubblico i documenti falsi firmati da Marco Bai, comandante dei vigili al soldo del Mazzanti; da Iuri Gelli, assunto personalmente dal Mazzanti forse perché cognato di Dario Parrini, segretario del Pd toscano all’epoca dell’assunzione; dall’ingegner Andrea Casseri, coinvolto nel rilascio del nulla-osta idrogeologico ai tre personaggi in cerca d’autore; dal geometra Emanuele Gori, istruttore tecnico (ma col veleno in punta di penna).

Tutti e quattro concordi nel dire che lo sbancamento della beata minchia era in regola con tutte le norme e regole. Ma, in séguito, tutti e quattro smentiti dal casino che è scaturito (grazie a sette anni di mia lotta dura senza quartiere) quando il servizio edilizia ha negato definitivamente le sanatoria di tutte le puttanate realizzate a Lecceto dai tre personaggi in cerca d’autore e, insieme, dal duca del Marchesato di Pescina-Montalbano, il ragiionier non-dottor Romolo Perrozzi con licenze e permessi di uccidere la collina: atti formali illeciti di cui la moralissima procura antimafiosa di Curreli & C. non intende prendere atto in alcun modo.
Di tutto questo l’eccelso Tommaso Coletta era stato messo a conoscenza. Ma lui è quello stesso genio figlio d’arte che si può permettere di non intercettare la Lucia Turco (sorella di un suo superiore gerarchico e suo amico) e di perseguitare impunemente il luogotenente della guardia di finanza Daniele Cappelli, che, in quanto rigoroso, gli stava sulle palle: perché lui è lui e vota democraticamente NO al referendum anti-riforma Nordio. Chiaro?
Cari caproni di elettori presi per il naso dal progressismo catto-fariseo… Quel che vi capita, vi spetta tutto di diritto. Ed è vero: la dittatura, per voi, è un pericolo reale perché le aprite la strada con l’orchestra del Carnevale di Viareggio.
Guardate e osservate bene i magistrati della procura di Pistoja, che hanno in mano le vostre palle e le strizzano a loro piacere. E godete pure, se riuscite a sentir bene da masochisti quali siete!
Più i vostri difensori della Costituzione sono corrotti, bugiardi, farisei, prevaricatori, più riescono a fare carriera. Vedete Coletta, che va come un treno. Lascia un buco come Pistoja e diventa capo in un centro importante come Lucca.
O, per mal che vada, come è capitato a Curreli, questi togati vivono in tutta tranquillità in questa città sonnecchiosa. E nonostante facciano strame della legge ogni girono per tutto il giorno senza vergogna.
Edoardo Bianchini
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checché ne dicano i magistrati della città di Vanni Fucci
È inutile menare il can per l’aia: il problema di questo stato disfatto ha radici profonde nelle procure, dove nessuno è, in buona sostanza, mai chiamato a rispondere del male che fa!


























