
PISTOIA. Sono più o meno le tre del mattino di oggi, venerdì 12 giugno, quando il Consiglio di Pistoia – evidentemente pressato come la classica coppa pratese – finisce con il votare ciò che babbo vuole: la rinegoziazione dei mutui, a carico dei nascituri della città, fino al 2044.
Sugli atti e sui fatti, ovviamente, torneremo nel corso della giornata con quanto l’informazione richiede: per ora ci limitiamo a chiarire ai lettori che un provvedimento di così rilevante gravità e impegno economico-finanziario è stato approvato con 15 voti a favore, 4 astenuti e 8 contrari (minoranze).
Circa l’immediata eseguibilità del provvedimento, i voti sono stati 18 favorevoli, 1 astenuto (Colombo) e 8 contrari (minoranze). Una situazione – lasciatecelo dire – piuttosto anomala perché l’aritmetica non torna e, evidentemente, 3 degli astenuti del primo turno si sono contraddetti in radice, favorendo l’applicazione del turbo a un provvedimento di cui non erano (è indubbio: e colpevole in re ipsa, cioè nei fatti) assolutamente convinti in prima battuta. Ma Pistoia “città di tutti” è anche questa assurda contraddizione che dura da 70 anni a questa parte.

Gli astenuti sono stati – per la cronaca – Gonfiantini, Ciriello, Colombo, Del Maestro.
Un dubbio a cui non possiamo dare risposta, perché non abbiamo sufficiente certezza dei fatti in sé, è se questa delibera, approvata, di fatto e di diritto, oltre la mezzanotte fra l’11 e il 12 giugno, rientri ancora (come fascia oraria) fra i provvedimenti [in]ammissibili per promessa governativo-renziana (la data ultima utile era quella dell’11 o del 12 giugno?) ovvero se, in ossequio alle regole di un ordinamento già del tutto rottamato dal [non]presidente del consiglio, tutto faccia brodo alla faccia di tutti e si possa tirare a far ciccia come viene viene.
Perché questa è l’Italia, oggi, elettori di Pistoia: un caos dove le regole sono un inammissibile sovrappiù.
























