
MONTAGNA. Quasi sempre si pensa che per avere il termometro del degrado italiano di questi ultimi anni, ci si debba misurare con i nostri rappresentanti nelle istituzioni, vedere le bolge da curva sud che si creano alla Camera o al Senato, leggere le interviste o guardare gli interventi televisivi di certi politicanti da voltastomaco.
Ebbene, non è del tutto vero. Per avere un piccolo spaccato dell’Italia odierna, infatti, e trarne le debite conclusioni, può bastare anche aver partecipato, ieri, ad una gita organizzata, peraltro assai bella per i luoghi che si attraversavano, nonché per la preparazione, l’entusiasmo e la competenza tecnica della persona che ci guidava, dall’Orto Botanico di Abetone, fino alle Cascate del Doccione e ritorno, il tutto all’interno della bellissima Valle del Sestaione.
La partenza è fissata per le dieci dall’orto Botanico, ma avviene alle 10.20 per attendere questo e quell’altro che sono in ritardo (e fin qui, poco male, siamo in Italia!). Prima della partenza medesima la guida, molto diligentemente, ci spiega il percorso, le sue caratteristiche, ecc., raccomandando, se ce ne fosse bisogno, l’uso di calzature che siano adatte ad un percorso di montagna in bosco. Quasi tutti sono a posto, salvo alcuni, che ritengono di poter intraprendere l’escursione anche con scarpe senza la suola adatta, troppo basse, ecc.
Comunque, alla fine, ci avviamo, circa in cinquanta, compresi diversi ragazzini, anche molto piccoli, e due cani.
Una signora in particolare, con le scarpe inadatte, si trova subito in difficoltà, nei punti più sconnessi o pendenti del percorso, comunque niente affatto difficile per chi abbia appena un po’ di dimestichezza con la montagna. Altri, grandi e piccoli, mentre la guida spiega i segreti del bosco, dei funghi, il concetto di simbiosi, ecc., chiacchierano, si disperdono, raccolgono funghi a piacimento, commestibili o meno che siano, incuranti di trovarsi in un ambiente (Foresta Demaniale dello Stato) estremamente delicato ed in cui la raccolta dei funghi medesimi, casomai, è severamente regolamentata; quando arriviamo alle cascate, che si possono ammirare solo dall’alto, in un punto anche pericoloso, ci sarebbe bisogno di particolare ordine, organizzazione e rispetto, ma neppure per sogno!
Chi va di qua, chi di là, chi si attarda troppo nella ristretta area di osservazione, chi si mette nel mezzo ostacolando quelli che ancora devono accedere al punto stabilito, ecc. Al momento del ritorno, nel tratto in discesa e più ricco di funghi, le fermate per attendere i cercatori, chi non aveva le scarpe adatte, o semplicemente chi faceva i propri comodi, non si contano; il clou è avvenuto quando la signora con le scarpe più inadatte di tutti, in pesante difficoltà, ha tranquillamente ritenuto suo diritto fare anche una deviazione, per andare a vedere o raccogliere chissà cosa.

Ed in tutto questo caos, che ha ritardato l’orario di ritorno all’Orto di circa un’ora e mezzo (niente di male, si dirà, ma basterebbe saperlo!) l’unica fortuna è stata che nella zona, un vero paradiso da questo punto di vista, c’è una scarsissima ricezione di segnale per quanto riguarda i telefoni cellulari; altrimenti, non oso immaginare quanti discorsi insulsi, stupidi, superflui, effimeri, vacui, melensi, perfettamente rinviabili ad altri momenti, ci saremmo dovuti sorbire.
Dopo tutta questa scoraggiante panoramica, voglio però concludere con una nota altamente positiva, riguardante una famiglia di Modena (cittadini, quindi): marito, moglie, tre figli, il più piccolo dei quali si chiamava Andrea, circa cinque anni; indubbiamente il più bravo di tutti, sempre educato, disciplinato, coraggioso nell’attraversare i guadi, anche se per due volte è caduto in acqua; e bravissima la mamma, in particolare, prontissima ad incoraggiarlo nella maniera giusta, così come il babbo ed i fratelli più grandi.
Ed allora, guai ad abbandonare la speranza! L’Italia di domani, se rinascerà, lo farà molto probabilmente grazie a bambini come Andrea e a famiglie come la sua.
[*] – Fedele lettore, ospite


























