
PISTOIA. «Non sarò né il primo né l’ultimo a subire un sopruso da parte dell’Inps» spiega Antonio Ginetti in via Borgognoni, sotto a un gazebo bianco di fronte all’ingresso della sede pistoiese dell’Inps.
«Non so se riuscirò a ottenere questo diritto che mi spetta – prosegue mostrando ai giornalisti e ai passanti le carte che provano le sue ragioni – ma di sicuro farei peggio a starmene a casa e brontolare su facebook o, peggio ancora, stare in silenzio».
«Rimarrò qui a oltranza per altri due o tre giorni, poi sabato mattina continuerò la protesta in piazza del Duomo, senza gazebo. Sono pronto a incatenarmi: ho versato per 19 anni i contributi come “commerciante” e ora mi si vorrebbe far credere che non lo ero» e mostra, con espressione pacata ma decisa, una grossa catena.

Al banchino sotto al gazebo si fermano in molti, tra passanti e dipendenti dell’Inps, interessati a ricevere il volantino che riassume il contenzioso che l’istituto di previdenza sociale ha aperto con Antonio Ginetti. Molti esprimono solidarietà e apprezzamento: «Hai tutta la mia stima, ci si lamenta sempre ma dovremmo iniziare a fare davvero delle azioni energiche; finché non passeremo ai fatti ci continueranno a fregare», afferma concitato un signore, uscendo dal cancello.
Veniamo all’oggetto della protesta, argomentata con puntigliosa documentazione cartacea: «Nel ’91 ho preso la partita Iva e mi sono iscritto alla Camera di Commercio nei “servizi vari” perché lavoravo nella distribuzione di materiale culturale e pubblicitario. Non era obbligatorio versare i contributi e quindi non pagavo; dal ’96 è invece scattato l’obbligo e per 19 anni ho versato tutto quello che dovevo. Nella finanziaria del ’96 venne inserito un indennizzo per la cessazione definitiva delle attività commerciali, il cosiddetto contributo Indcom, che viene erogato fino a al raggiungimento della pensione.

«Due i requisiti per beneficiarne: aver raggiunto i 63 anni e aver versato il minimo dei contributi. Avendoli maturati entrambi lo scorso anno ho cessato la mia attività e per tre mesi mi è regolarmente arrivato il contributo Indcom. Faccio presente che mi mancano ancora tre anni per raggiungere l’età della pensione.
«All’inizio del 2015 mi è però arrivata una lettera da Roma in cui l’Inps si diceva spiacente, ma questa affermazione mi pare proprio una presa di giro, e comunicava che la mia attività non rientrava in quella dei commercianti. Ma come? Quando c’era da pagare mi hanno fatto pagare come commerciante e ora si accorgono che non lo ero solo dopo avermi fatto versare i contributi per 19 anni? Fatto sta che ho subito fatto ricorso, all’Inps di Pistoia, contro la revoca del contributo Indcom: la legge 241/90 obbliga la pubblica amministrazione a fornire risposta e concludere il procedimento che la vede contrapposta con l’utenza entro 90 giorni, altrimenti vale, sempre per la stessa legge, il principio del silenzio assenso.

«Alle mie nutrite rimostranze è giunta un’email della direttrice pistoiese Vittoria Ferrara, per la quale – citando un Dpr del ’71 – dovevo fare il ricorso o appello contro il silenzio degli uffici centrali o rivolgermi al Tribunale.
«Insomma: loro si rimpallano la responsabilità di un loro errore di cui vorrebbero che il cittadino si facesse carico. Intanto però sperano di farmi desistere o con i tempi lunghi della burocrazia (altri 90 giorni di ricorso) o con le spese legali di cui mi dovrei caricare per farmi seguire da un avvocato. Non posso accettare che la pubblica amministrazione se ne lavi le mani: ho pagato per 19 anni i contributi come commerciante e difenderò il mio sacrosanto diritto a ricevere l’indennizzo Indcom fino in fondo».



















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