pistoia. IL PARTITO DEI CARC DENUNCIA PRESUNTI TENTATIVI DI RACCOLTA INFORMAZIONI DA PARTE DELLA DIGOS


La federazione toscana e la sezione pistoiese parlano di episodi avvenuti in occasione delle iniziative per la Palestina e del corteo regionale di Firenze. “Serve vigilanza collettiva contro ogni forma di pressione e di interlocuzione riservata”


PISTOIA. Un richiamo alla vigilanza e alla mobilitazione contro quelle che vengono definite “manovre della polizia politica”. È questo il contenuto di una nota diffusa dalla Federazione Toscana del Partito dei CARC e dalla sezione di Pistoia, che denuncia presunti tentativi di raccolta di informazioni nei confronti di militanti e attivisti impegnati nelle iniziative di solidarietà alla Palestina.
Questo il testo:
Il nostro Partito ha sempre denunciato i tentativi e le manovre che la polizia politica mette in campo contro il movimento di resistenza spontaneo delle masse popolari; manovre finalizzate a raccogliere informazioni, a “schedare” i compagni, a disarticolare il movimento e a creare un clima di sospetto.
Tra le varie modalità di cui la polizia politica si avvale vi è quella di reclutare confidenti che, chi in mala fede, chi ingenuamente, veicolano informazioni.
Venerdì 25 settembre, giunti in Piazza San Lorenzo per un banchetto in solidarietà alla Palestina, i compagni della sezione di Pistoia del Partito dei CARC, hanno trovato ad attenderli Alessandro Paggetti, uno degli agenti della Digos che, da tempo, tenta più platealmente di intessere relazioni con esponenti delle organizzazioni politiche e sociali del territorio e del nostro Partito.
In quell’occasione l’agente ha avvicinato Cristian Boeri, il segretario della Sezione di Pistoia del Partito dei CARC, nel tentativo di ottenere informazioni sui partecipanti al corteo del 26 settembre a Firenze.
Per ottenere informazioni, Paggetti, si è lanciato in lacunosi tentativi di intavolare una discussione con il nostro compagno. Ha sostenuto che adesso il clima è diverso e che, con il cambio dell’Amministrazione Comunale a Pistoia, non esisterebbero più i presupposti per una conflittualità come succedeva in passato, lasciando a intendere che, di conseguenza, anche i rapporti tra la polizia e il movimento possono distendersi.
Non avendo ricevuto alcuna risposta dal nostro compagno l’agente si è allontanato con fare riluttante.
Vogliamo denunciare un secondo episodio dello stesso tenore.
In premessa vogliamo precisare che si tratta di una notizia di cui siamo venuti a conoscenza da fonti indirette, che desiderano rimanere anonime ma che riteniamo affidabili.
Chiaramente, non è nostro costume ricorrere al “detto non detto”, ma in questo caso non possiamo fare altrimenti. Si tratta sempre di domande che agenti della Digos – non sappiamo se si tratta dello stesso Paggetti o di un altro/altri – avrebbero rivolto a soggetti che partecipano o bazzicano il movimento. Domande, ancora sulla manifestazione del 26 settembre e domande sull’attività del P.CARC.
Ma perché tutte queste domande sulla nostra attività? quasi a insinuare che essa non sia conosciuta o che venga tenuta nascosta o chissà cos’altro…chiunque può leggere sul nostro sito, sul nostro mensile, Resistenza, e sui nostri social le attività che svolgiamo, così come ciò che pensiamo e diciamo sui fatti locali, nazionali e del mondo!
Ebbene, alla luce di questi episodi, invitiamo il movimento popolare e i compagni a una seria riflessione sull’importanza di stroncare le manovre della polizia politica, denunciando sistematicamente e precisamente – senza sminuire, né ingigantire – i tentativi della Digos di raccogliere informazioni o di creare canali di colloquio privati, mettendoci la faccia collettivamente, dandosi i mezzi per farlo, senza lasciare al singolo compagno o attivista l’onère di farlo. Un primo modo per andare in questa direzione è prendere in considerazione la denuncia che stiamo facendo con questa breve nota, discuterla nei vostri collettivi, diffonderla e avviare un confronto.
Assumere un giusto atteggiamento nei confronti della polizia politica, disinnescare le loro lusinghe, contrastare le loro intimidazioni è parte integrante di quell’attività di vigilanza rivoluzionaria che è sempre più necessaria di fronte all’aumento e all’estensione della repressione.
Occuparci di come resistere e rispondere alla repressione deve diventare parte integrante dell’attività cosciente e ordinaria delle organizzazioni operaie e popolari che lottano contro il genocidio, la guerra, il carovita, lo smantellamento dell’apparato produttivo. Imparare a rispondere in modo adeguato ed efficace ai tentativi di criminalizzarci è il terreno su cui oggi si gioca una parte dello scontro: la possibilità che questo movimento avanzi e si sviluppi in modo più efficace. Infatti, la repressione è un grande appiglio alla nostra lotta, un grande volano di partecipazione e organizzazione popolare, a patto che rispondiamo in modo adeguato.
Per il nemico di classe, invece, la repressione è un’arma a doppio taglio. Se da un lato può spaventare e portare qualcuno a fare un passo indietro, dall’altro alimenta lo schieramento di classe e l’indignazione contro i complici di Israele e il genocidio in corso a Gaza. Se ribaltata a nostro vantaggio può diventare il trampolino di lancio per un movimento di classe che possa spazzare via questo governo imponendone uno capace di applicare le parti progressiste della Costituzione del 1948.
Per questi motivi ribadiamo l’invito alle organizzazioni politiche e sindacali, ai collettivi di studenti, agli organismi popolari, alle tifoserie organizzate a non accettare come “normali” le richieste della Digos e a denunciare ogni forma di intimidazione, sopruso poliziesco e approcci confidenziali.
Le manovre della Digos servono a proteggere i veri criminali che sono al governo e a capo delle istituzioni del Paese! Respingere ogni forma di collaborazione con la polizia politica!
Federazione Toscana del Partito dei CARC
Partito dei CARC sezione Pistoia