VICOFARO, L’AFFONDO DELLA LEGA: “DON BIANCALANI SI INTERROGHI SUL VALORE DELL’OBBEDIENZA”

Cinzia Cerdini interviene dopo il nuovo ricorso annunciato dall’ex parroco di Vicofaro alla Segnatura Apostolica. “Difendersi è un diritto, ma un sacerdote dovrebbe essere il primo a dare esempio di ascolto e accettazione delle decisioni della Chiesa”

In foto: Vicofaro, “porto chiuso”.

PISTOIA. La decisione di don Massimo Biancalani di ricorrere alla Segnatura Apostolica contro il provvedimento che ha posto fine al suo incarico pastorale a Vicofaro e Ramini continua ad alimentare il dibattito. A intervenire con una dura presa di posizione è Cinzia Cerdini della Lega Pistoia, che affida a una nota pubblica le proprie riflessioni sul rapporto tra diritti, doveri e obbedienza all’interno della Chiesa cattolica.

Cerdini riconosce anzitutto che il ricorso rappresenta un diritto legittimo previsto dall’ordinamento ecclesiastico, ma sottolinea come, a suo avviso, per un uomo di Chiesa debbano avere un peso altrettanto importante i doveri derivanti dal proprio ministero.

«L’obbedienza – osserva – non dovrebbe essere una virtù da praticare soltanto quando le decisioni dell’autorità coincidono con le proprie convinzioni. È questo l’aspetto che trovo più difficile da comprendere».

Secondo l’esponente del Carroccio, un sacerdote dovrebbe essere il primo a testimoniare disponibilità all’ascolto, disciplina e accettazione delle decisioni dell’autorità ecclesiastica, soprattutto quando queste risultano difficili o dolorose da condividere.

Nel suo intervento, Cerdini contesta quella che definisce una continua contrapposizione tra don Biancalani e le autorità della Chiesa. Pur rimarcando di non mettere in discussione il diritto alla difesa nelle sedi previste dal diritto canonico, l’esponente leghista si interroga sul significato della testimonianza offerta da un sacerdote che, di fronte a una decisione sfavorevole, sceglie ancora una volta la strada del ricorso e del confronto con le istituzioni ecclesiastiche.

La nota richiama inoltre il fatto che il precedente ricorso sia già stato respinto dal Dicastero per il Clero e che la Santa Sede abbia confermato la rimozione dal servizio pastorale. Una decisione che, secondo quanto riportato, sarebbe stata motivata da valutazioni di opportunità pastorale e non da provvedimenti disciplinari relativi alla condotta sacerdotale.

Da qui la domanda, posta in maniera diretta da Cerdini: «Quante volte può un sacerdote contestare l’autorità della propria Chiesa prima di domandarsi se il problema non sia più soltanto nella decisione ricevuta, ma nel proprio rapporto con l’obbedienza?».

Per l’esponente della Lega, il vero banco di prova della fede e della coerenza non si manifesta quando si chiede agli altri di rispettare determinate regole, ma quando si è chiamati personalmente ad accettare una decisione che incide profondamente sul proprio ruolo e sul proprio percorso.

«Lei ha scelto di continuare la sua battaglia. È libero di farlo – afferma ancora Cerdini – ma qualcuno può legittimamente chiedersi se questa ostinata ricerca di una diversa decisione non finisca per rendere sempre più difficile distinguere la difesa di un principio dalla difesa della propria posizione personale».

La conclusione della riflessione è affidata a una parola sola, scritta in maiuscolo: “OBBEDIENZA”. Un concetto che, secondo la dirigente leghista, rappresenta una delle prove più difficili e autentiche della testimonianza cristiana.

«Chiedere accoglienza, comprensione e misericordia agli altri è certamente cristiano. Accettare una decisione che non ci piace, invece, è forse una delle forme più difficili e più autentiche di testimonianza», conclude la nota.