Il gruppo consiliare interviene sul dibattito nato attorno all’iniziativa della Misericordia: «Nessuno può decidere dall’esterno quale significato attribuire a un’esperienza così intima. Difendiamo senza ambiguità la legge 194, ma anche il diritto di chi vive un lutto a conservarne la memoria»
PISTOIA. Ci sono esperienze nella vita delle persone davanti alle quali la politica dovrebbe avere innanzitutto rispetto e senso del limite. La perdita di una gravidanza è una di queste. Può essere vissuta in modi profondamente diversi e nessuno dovrebbe pretendere di stabilire dall’esterno quale sentimento sia giusto, quale dolore sia legittimo o quale significato una donna debba attribuire a ciò che ha vissuto.
Ci sono donne e famiglie che attraversano un aborto spontaneo o la perdita di una gravidanza desiderata come un lutto profondo. Riconoscere questo dolore e permettere a chi ne sente il bisogno di conservarne una memoria o di avere un luogo nel quale raccogliersi non significa imporre quella sensibilità alle altre donne. Significa riconoscere la libertà di ciascuna.
È con questo spirito che crediamo debba essere guardata anche l’iniziativa della Misericordia: nel rispetto di chi liberamente sente il bisogno di un luogo nel quale raccogliersi e dare forma al proprio dolore.
Il confine, per noi, è altrettanto chiaro: nessun simbolo, nessun nome, nessuna scelta può essere imposto a una donna o utilizzato per esporla, giudicarla o colpevolizzarla. Abbiamo conosciuto anche nel nostro Paese episodi che hanno oltrepassato questo confine e che devono essere condannati senza esitazioni.
Dentro questo principio sta la difesa piena della legge 194, conquista fondamentale di civiltà, salute e autodeterminazione che per noi non è in discussione. Il diritto di interrompere volontariamente una gravidanza deve essere garantito concretamente, nel rispetto assoluto della dignità e della riservatezza della donna. Ma proprio perché difendiamo la libertà delle donne, non possiamo negare o sminuire il dolore di chi una perdita sente il bisogno di piangerla e ricordarla. La libertà non consiste nello stabilire quale significato una donna debba dare alla propria esperienza, ma nel consentire a ciascuna di darle il proprio.
Non trasformiamo allora esperienze così intime in un nuovo terreno di contrapposizione ideologica. Possiamo difendere senza ambiguità il diritto delle donne a scegliere e, nello stesso tempo, rispettare il diritto delle donne e delle famiglie a dare un significato al proprio dolore.
Una politica che mette davvero al centro la persona non decide come una donna debba vivere una scelta o una perdita. Ne tutela la libertà, ne protegge la dignità e ne rispetta il dolore.
Gruppo Consiliare Partito Democratico


























