Dura presa di posizione di Rifondazione Comunista dopo l’audizione del direttore di ATO Toscana Centro, Dario Baldini, in Comune a Pistoia. Il partito contesta la necessità del raddoppio dell’impianto di Montale, denuncia carenze nei controlli ambientali e solleva il tema del conflitto di interessi nella governance del sistema rifiuti. «La Piana pistoiese ha già dato, servono più riciclo e recupero di materia, non nuovi forni».
PISTOIA. Il direttore dell’ATO Toscana Centro Dario Baldini in audizione al Comune di Pistoia il 7.10.2026 dice: “L’autosufficienza è un requisito richiesto dalla legge, quindi Montale va raddoppiato e ne servono altri due”.
Riteniamo sia sbagliato per tre motivi:
1. L’autosufficienza non vuol dire inceneritore. Lo dice la legge europea.
La Direttiva UE 2008/98 e il Piano Regionale Toscana dicono che l’autosufficienza si raggiunge con questo ordine:
Prevenzione > Riuso > Riciclo > Recupero di materia > Recupero di energia (inceneritore) > Discarica.
Baldini, invece, inverte la piramide: parte dalla fine, dall’inceneritore.
Se la Toscana fa il 70% di differenziata come dice ATO stessa (69,71% nel 2024), il Rifiuto Urbano Residuo è in calo: 259.922 tonnellate in tutto l’ATO Centro. Montale ne brucia già 47.000. Dove sarebbero le 100.000 tonnellate per il nuovo impianto che lui vuole? O si costruisce un mostro per i prossimi 20 anni sperando che non si ricicli più o si è già deciso di bruciare anche quello che si potrebbe riciclare o si importano rifiuti da altre regioni.
Questo lo contestiamo: un inceneritore ha tempi lunghi per la sua costruzione e brucerà i rifiuti prodotti tra 10 anni, non quelli di oggi. E tra 10 anni la Regione deve arrivare all’80% di differenziata. Ce lo dice l’Europa.
2. Il controllo non c’è, e lo dice ARPAT, non i comitati del NO o Rifondazione Comunista.
Baldini parla di “limitare al massimo l’impatto ambientale”. Con quale progetto? E con quali controlli?
La RSU di ARPAT ha denunciato proprio in questi giorni – 29 settembre 2026 – che l’Agenzia è al collasso:
– stessi finanziamenti di 10 anni fa con 25% di inflazione
– laboratori senza strumentazione adeguata che “non riescono più a garantire la completezza delle analisi”
– crollo dei controlli territoriali
I controlli in continuo sul camino (SME) misurano NOx e polveri, NON le diossine. Le diossine si misurano 2 volte l’anno per 6 ore. Se Baldini vuole raddoppiare, ci spieghi come controllerà le diossine “in continuo” sull’impianto in progetto.
3. Il conflitto di interessi: ATO è controllore e controllato.
Baldini è Direttore dell’ATO, cioè del soggetto che:
– decide il Piano
– affida il servizio al gestore
– determina le tariffe
Però sembra che ci sia un contenzioso sui costi del servizio e sui meccanismi di recupero in tariffa. Tradotto: più grande è l’impianto, più alto è l’investimento, più alta è la tariffa che pagano i cittadini. ATO non è un ente terzo, è parte in causa. Pretende di essere neutrale ma ha tutto l’interesse economico al raddoppio.
La nostra proposta alternativa: non servono altri due impianti e il raddoppio di Montale.
Serve:
1. Impianti di recupero di materia e fabbriche dei materiali, non forni;
2. Tariffa puntuale vera per ridurre i rifiuti con agevolazioni per i cittadini che la raccolta differenziata la fanno veramente;
3. Rafforzare ARPAT invece di smantellarla, come abbiamo già chiesto come Rifondazione Comunista.
Se Parigi, Vienna e Copenaghen hanno chiuso gli impianti in centro, perché Montale, che brucia rifiuti dal 1978, deve diventare la pattumiera di 65 Comuni per altri 20 anni?
Montale ha già dato. La Piana pistoiese ha già dato!
Rifondazione Comunista – S.E. Federazione di Pistoia,
Circoli Rifondazione Comunista – S.E.della piana Agliana Montale e Quarrata
























