PALMIRA TRE MESI DOPO

Khaled Al Asaad
Khaled Al Asaad

PISTOIA. Com’è pietoso uso dei cattolici ricordare i loro cari con una messa di suffragio trenta giorni dopo la morte, così tre mesi dopo il suo martirio mi sembra giusto spendere qualche parola per Khaled Al Asaad, l’archeologo siriano ucciso a Palmira dai musulmani dell’Isis il 19 agosto.

Ma perché proprio questo vecchio, quando, anche dopo di lui, tante altre vittime innocenti – spesso bambini – hanno commosso il mondo?

Perché non è soltanto una vittima innocente, è, appunto, un martire, cioè uno che volontariamente ha rischiato e affrontato la morte, non tanto, io credo, per difendere il “suo” patrimonio archeologico, quanto per testimoniarne il valore.

Dunque alcune antiche tombe, le colonne di una strada romana, i bassorilievi di un tempio possono essere più preziosi, ai suoi stessi occhi, della vita di un uomo.

E di nuovo vien fatto di chiedersi: perché? Cosa avrà voluto significare Asaad col suo sacrificio? Certo, cinquant’anni di lavoro e la bellezza di questi marmi, di queste pietre – ma soprattutto, guai a lasciar cancellare le tessere della nostra esistenza e identità ch’esse costituiscono, a lasciarci mutilare di un brano della nostra storia.

Quello che la memoria è per gli individui, è per i popoli la storia. Il modo più sicuro e radicale di distruggere un uomo è fargli perdere la memoria. Così per un popolo: se, facendone sparire testimonianze e documenti, gli hai tolto il suo passato, puoi anche lasciargli il diritto di voto, tanto lo tieni ugualmente in pugno.

Cosa, questa, risaputa dai regimi totalitari di ogni tempo e luogo.

Ma non sempre è questione di regime. Giorni fa i quotidiani hanno dato un certo risalto alla notizia che una scuola fiorentina rinunziava a visitare una mostra di altissima qualità perché il contenuto religioso avrebbe potuto «turbare la sensibilità delle famiglie non cattoliche» di una parte degli alunni – e qualcuno ha osservato che con questo criterio dovremmo escludere dalla loro conoscenza il più e il meglio della nostra arte e cultura.

Si potrebbe aggiungere che tutte le volte che neghiamo ai nostri figli la bellezza e le memorie del passato, Khaled Al Asaad viene ucciso di nuovo.

[Maria Valbonesi]

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