NUOVE PROVINCE. SEI DOMANDE A PERSONAGGI DI PRIMO PIANO – 4

capecchi - zoppi - provincePISTOIA. Quarta uscita del questionnaire.

Sono messi a confronto i punti di vista di Alessandro Capecchi, consigliere comunale gruppo Pdl, (ci risulta che si fidi, sempre politicamente parlando, solo di pochi sicuri amici) in procinto di fare le sue scelte senza tradire il centro destra e Alberto Zoppi di Sel, meno noto al grande pubblico ma uomo politico impegnato nella sinistra cittadina.

Da molte parti abbiamo avuto riscontro di vivo apprezzamento da parte dei lettori per questa serie di pareri in corso, visto il generale silenzio in cui tutta l’operazione si sta svolgendo a livello politico.

Certo che, se le cose vanno avanti così, non è difficile pensare che la democrazia sembra essere sempre di più un’araba fenice: che ci sia il Pd lo dice, dove sia nessun lo sa…

DOMANDE   ALESSANDRO CAPECCHI CONSIGLIERE PDL   ALBERTO ZOPPI COORDINATORE CIRCOLO SEL PISTOIA
1. È convinto e pronto ad operare coerentemente per l’abolizione definitiva delle Province? Se no, perché? Certamente, perché l’alleggerimento dello Stato è fondamentale, e non solo a livello centrale. Ma occorre grande attenzione nella distribuzione delle competenze (delle professionalità) e delle risorse ad oggi amministrate dalle Province, perché il rischio è quello di un nuovo dirigismo regionale. Devono essere i comuni, a partire dai capoluogo ma anche quelli più piccoli – magari accorpati – ad avere maggior peso e responsabilità, anche usufruendo di dirigenti e funzionari formatisi nelle Province la cui capacità non va dispersa. Detto ciò finché le Province esisteranno come ente autonomo dobbiamo farle funzionare bene, nell’interesse dei cittadini. Penso – e pensiamo come Sel – che la riscrittura delle Provincie operata dall’attuale Governo, dopo vari tentativi andati a vuoto negli anni scorsi, non sia quanto di meglio si poteva realizzare, anzi stante il meccanismo assolutamente non democratico( in pratica i cittadini sono esclusi da qualsiasi decisione) era meglio abolirle completamente, come credo avverrà in futuro; senza questo ulteriore e burocratizzante meccanismo individuato. Comunque come sempre responsabilmente SEL,  darà il proprio contributo nel merito dei problemi. Esiste oramai un problema enorme di democrazia partecipata, che deve essere in campo altrimenti ciò che vedremo sarà un solo ente burocratico.
2. Dovrebbe far parte del programma un “dimagrimento” del pubblico? quali settori affiderebbe decisamente ai privati (per es.: promozione turistica, avviamento al lavoro, formazione professionale)   Dopo che anche Fausto Bertinotti si è recentemente dichiarato liberale, credo sia giunto il momento di una grande riforma dello Stato, inteso anche come corpi intermedi (a partire dai sindacati) che superi una visione “assistenzialista”. La gestione privata, se indirizzata e valutata da controlli seri, è in grado di garantire alti livelli di qualità a costi inferiori rispetto al pubblico; l’esempio più lampante lo abbiamo ogni giorno nella sanità. Ovvio che ci sono alcuni settori strategici non appaltabili ai privati, ma molti altri settori possono e debbono essere lasciati liberi. Attualmente lo Stato, inteso come spesa pubblica complessiva, costa troppo e produce troppo poco.   Sicuramente e non da ora le varie leggi, susseguitesi nel tempo hanno prodotto una privatizzazione di vari settori prima gestiti in esclusiva pubblica, non siamo quindi davanti a nulla di nuovo che quanto da tempo sta avvenendo, anzi sono inserite nello sblocca Italia ed in altre norme obblighi di privatizzazioni di servizi pubblici , anche a carattere di «bene pubblico» nell’accezione del forum dei beni comuni che dal referendum sull’acqua in poi hanno evidenziato come milioni di cittadini italiani non siano affatto favorevoli a privatizzare sul modello anglosassone tutti i servizi di carattere indispensabile, che per brevità sono individuati nelle proposte di di legge d’iniziativa popolare e del gruppo SEL alla Camera, redatte da Stefano Rodotà e Ugo Mattei. Penso che esista un dibattito ideologico, anche nel senso di privatizzare tutto! quando in realtà, una recente ricerca di circa 200 pagine pubblicata dalla Corte dei Conti, con annessi costi economici eventuali benefici per i cittadini, ha dimostrato che le privatizzazioni di servizi pubblici, avvenute in questi anni in tanti settori in questo paese, hanno prodotto un aumento vertiginoso delle tariffe, inefficienze e sprechi come sono presenti anche nella gestione pubblica, quindi non mi pare questa una strada da seguire prescindendo dal merito  dal come, e dal cosa, eventualmente affidare al privato, al terzo settore.Quindi troverei adesso fuorviante non affrontare singolo aspetto per singolo aspetto, per capire cosa eventualmente affidare non in house, cosa gestire e cosa tenere nella gestione pubblica.
3. Ritiene che la Città Metropolitana possa costituire una risorsa, possa essere motore dello sviluppo? Per Pistoia vede un’integrazione o una contrapposizione verso la città metropolitana? Facciamo riferimento a Firenze o a Lucca? La vicenda del superamento delle attuali province è stata prima impostata su criteri territoriali e poi superata, nella guerra del tutti contro tutti, dal lancio (un po’ mediatico) delle sole città metropolitane. Ancora quando c’era il PDL, non in linea con il mio partito, sostenni che Pistoia (al netto della piana produttiva Agliana Quarrata Montale) dovesse guardare anche verso Lucca, cui ci legano l’arte, il verde, le montagne, e la Valdinievole. Ad oggi, se davvero molta parte dei finanziamenti pubblici sarà rivolta – come dicono – alle sole città metropolitane, dobbiamo capire se questa opzione possa essere più conveniente. E’ una discussione da fare senza pregiudizi, in modo pragmatico, ma rivendicando un ruolo forte per Pistoia e senza andare con il cappello in mano.. In fin dei conti Pisa, Livorno, Siena, Arezzo credo continueranno ad esistere anche senza, pertanto se dobbiamo entrarvi lo dobbiamo fare a testa alta, cercando di capire prima come funzioneranno i meccanismi di riparto delle risorse. Ho più volte in passato per lavoro partecipato ad una discussione regionale sulla dimensione della Toscana sui suoi servizi, sulle imprese toscane e tanto per fare un esempio di paragone la sola città di Los Angeles conta oltre tre milioni di cittadini dove è presente una sola azienda pubblica che gestiste in proprio servizi essenziali dai rifiuti all’acqua, trovo pertanto un limite enorme che in Toscana siano presenti così tanti Enti delegati, società partecipate, anche come SPA senza una visione attenta all’efficienza e alla dimensione su cui adesso dobbiamo operare. Appare persino riduttivo che non si riescano nella nostra Provincia ad unire Comuni montani che contano neppure 1.000 abitanti senza che questo scateni la «lotta dei campanili». Trovo pertanto assai arduo che si arrivi mai alla città metropolitana, inglobando Firenze, Lucca, Pistoia e la piana, temo che la difesa dei propri orticelli scatenerà una lotta senza tregua tra i vari livelli di Enti Locali interessati da questa possibile unione.
4. Quale potrebbe essere l’opera che può innescare lo sviluppo del territorio? Ne indichi una.   La ricchezza di Pistoia è il verde, e con il verde dobbiamo giocare la nostra partita declinandolo nelle sue varie forme; esiste il verde produttivo (vivaismo) esiste il verde dell’arte e del benessere, esiste il verde della montagna e del turismo. Occorre creare un grande progetto legato al verde da finanziare con i fondi europei, in cui purtroppo Pistoia ad oggi non ha brillato. Senza dimenticare l’integrazione tra territori e l’unione di piccoli comuni tra loro, perché la competizione è ormai mondiale e le forze vanno unite, non di   Penso che valorizzare e tutelare il territorio sia un ottima cosa per produrre di buon lavoro ed evitare alluvioni, frane, disastri morti, che oramai si presentano non solo in autunno ma persino in estate causa i cambiamenti climatici, si deve prevedere un piano finanziario certo che tutti gli anni trovi all’interno della legge di stabilità nazionale e nella programmazione regionale risorse certe, si conterebbero in migliaia di posti di lavoro che si creano in queste attività, come mi pare assurdo, visto la «morte della montagna» che non si persegua la creazione di un parco montano. Da non vedere come un’ idea superata di impossibilità ad attività economiche e turistiche, un sistema dei trasporti su ferrovia sarebbe infine la sua soluzione ottimale. La Toscana inoltre vede la scomparsa di tante attività manifatturiere, questo è un altro terreno di forte attenzione se non vogliamo presto rimanere con le sole belle coste e colline.
5. Può indicare un servizio che sia in grado di assicurare un futuro migliore ai cittadini? Il controllo del territorio, inteso come recupero della legalità, a tutti i livelli. Se davvero Pistoia deve essere culla del benessere, può farlo solo garantendo ai cittadini sicurezza, pulizia, ma anche rispetto delle regole per le imprese, strozzate da una crisi pesante e dalla concorrenza sleale. In tal senso trovo un po’ forzata la scelta del Governo di ridurre i corpi di polizia, che invece devono avere più mezzi e più risorse, anche al fine di ottimizzarne il coordinamento.Sul piano più locale una nuova e diversa strategia per le scuole e l’istruzione, che metta i nostri figli nelle condizioni di studiare in sicurezza e di poter esprimere al meglio le loro potenzialità in tutti i campi, ed anche nello sport. Sviluppo turistico.
6. Infine, è opportuno che il Sindaco del Comune capoluogo sia anche Presidente della Provincia (seppure in questa versione transitoria) oppure è meglio indicare un altro soggetto?   Meglio la seconda opzione; se Bertinelli volesse conservare anche le deleghe all’Urbanistica peraltro assommerebbe tante e tali responsabilità da non far bene né l’una né l’altra cosa. Io credo che il Legislatore, piaccia o non piaccia, ha voluto ridisegnare la Provincia come ente intermedio di secondo livello, in cui si privilegia l’amalgama e la gestione dei servizi rispetto alla politica. Per questo vedo bene un ruolo forte dei sindaci e un Presidente assai operativo espressione della montagna o della Valdinievole, come segnale politico che rafforzi l’unità di Pistoia nel quadro regionale. Infatti il vero rischio è che la nostra provincia oggi o domani si “rompa” letteralmente in due (se non in tre o più pezzettini) relegando ciascuno a periferia di altri.   Sul Presidente della Provincia leggendo le ultime prese di posizione mi pare emerga come indicazione forte, quella che racchiude la medesima figura nel Sindaco del Comune capoluogo, tendo ad avere una riserva su questa eventuale scelta, non sulla persona, ma sulla possibilità pratica nel gestire tutti questi gravosi impegni,che richiedono entrambi gli enti. Se non ricordo male, è stato in più riprese dichiarato anche pubblicamente, dal medesimo primo cittadino, ma vedremo presto e capiremo, cosa sia maturato in questi mesi per avergli fatto cambiare idea.

Finora abbiamo riscontrato interessamento e adesione a questo argomento da parte dei politici cittadini, assai meno (ma è solo un eufemismo) da parte delle associazioni di categoria e dei soggetti economici, per esempio.

Le domande, intanto, le abbiamo rivolte anche ai due parlamentari Onn. Bini e Fanucci. Vedremo cosa risponderanno prossimamente…

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