moderno-agliana. LA STAGIONE SI CHIUDE CON “QUELLA NOTTE CHE LA NOTTE NON VENNE”

Quella notte che la notte non venne. 1

AGLIANA. Uno spettacolo per tutta la famiglia, nato la scorsa estate durante una residenza artistica al Moderno, torna sul palcoscenico del teatro aglianese a conclusione della stagione teatrale 2016-2017.

Domenica 14 maggio alle 16:30 (prezzi: adulti 10 euro, bambini under-12 5 euro, prezzo speciale famiglia 20 euro) va in scena “Quella notte che la notte non venne”, uno spettacolo scritto da Emanuele Di Giacomo, interpetato da Ottavia Leoni e Chiara Lombardo e frutto di una co-produzione che ha coinvolto la Compagnia “Schegge di Cotone”, l’Associazione culturale “Il Moderno” e l’Associazione “Ersilio M”.

Il lavoro ha debuttato con un tutto esaurito lo scorso mese di settembre al Teatro Vascello di Roma, all’interno della manifestazione “Le vie dei festival”, e in seguito ha fatto registrare altri successi in tour per l’Italia.

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“Quella notte che la notte non venne” è la storia di Margherita, che in un sogno si trova catapultata in un carosello di mondi immaginari, popolati dai personaggi inventati e colorati dalla sorellina, la piccola Viola: una terribile maestra d’asilo, un orsacchiotto gigante, una bambina antipatica che le somiglia tantissimo e tanti altri.

Ognuno parla una propria lingua particolare in cui le normali regole grammaticali sembrano spesso capovolte o disattese: alcuni di loro sembrano aver dimenticato l’esistenza di alcune lettere dell’alfabeto, altri utilizzano onomatopee, nonsense e parole-macedonia mescolate in discorsi nonsense che pure in qualche modo risultano comprensibili.

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Ogni mondo è un viaggio in una delle infinite possibilità della lingua: acrostici, tautogrammi, grammelot, rumori e musica, filastrocche in rima. Margherita deve affrontarli e decifrarli, per capire qual è il legame profondo che lega i disegni, le cose e le parole che li rappresentano, e riuscire così a ritrovare la sorella, rapita da quello strano universo di parole e disegni.

“Questo spettacolo – hanno sottolineato gli autori – nasce dall’idea che non esistono cose prive di un nome: da sempre l’uomo ha provato a raccontare se stesso e per farlo ha arricchito il suo bagaglio di parole per poter ampliare le possibilità della descrizione.

“Tuttavia ribaltando la prospettiva: quando perdiamo un nome, quando dimentichiamo un pezzo della nostra lingua, insieme a una parte della sua complessità perdiamo anche una parte della complessità del nostro mondo.

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“Una lingua piatta, povera, è anche lo specchio di un mondo misero, uniforme e banale. Insieme alle parole cominciamo a perdere l’attenzione per una realtà ricca di mille sfumature: tutto inizia ad assomigliarsi, tutto diventa pian piano uguale per poter essere descritto con le solite duecento parole.

“Ecco che allora prendersi cura della nostra lingua diventa un modo per resistere alla banalità”.

“Quella notte che la notte non venne” non è solo un gioco per bambini sul senso e sul significato delle parole, ma è anche una riflessione sulla nostra lingua, sull’uso quotidiano che ne facciamo, sulla ricchezza linguistica che rischiamo di perdere, spesso senza nemmeno accorgercene.

Per questo suo valore educativo e formativo lo spettacolo, che fa seguito a un precedente lavoro sui numeri e la matematica, è risultato particolarmente apprezzato dagli insegnanti della scuola primaria.

[moderno agliana]

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