
L’ESTATE è richiestiva, in estate devi essere performante (anche la tua terminologia), la forma fisica deve essere recuperata e sommamente mantenuta, l’aggressivo/tecnologico/illuminato va per la maggiore.
L’estate impone ritmi sonno/veglia defatiganti, perché in estate c’è da vivere, uscire, vedere, ascoltare, vibrare. Calano, d’altro canto, le attività contemplative tranne per quanto attiene ai tramonti, alle albe, alla luna o all’oceano mare purché possano essere catturati in immagini suggestive da condividere sui social.
L’estate è costosa, tutto il performare di cui sopra richiede investimenti anche significativi.
Ancora, non è infrequente che le vacanze estive impongano ravvicinamenti indesiderati e allontanamenti forzosi: quante signore dalla bocca e dal cuore gonfi si sdilinquiscono sulla battigia, al pensiero dell’amato bene che si trova dall’altra parte del globo con famiglia al seguito… mentre il coniuge (anch’egli, magari, in subbuglio per gli affari suoi) mugugna e si abbronza i pettorali già peraltro tonificati da due costosissime ore di tennis.
Aperta parentesi.
È diventata marginale la cattiva allocazione dei fattori di produzione, anche gli sbarchi a Lampedusa passano in secondo piano, a San Rossore Renzi – insieme alla Presidente della Camera bassa e alla parlamentare europea Kienge si sono messi in tre – ha chiesto ai ragazzi di non andarsene dall’Italia perché sono il nostro futuro (ma del loro futuro, ne vogliamo parlare?), il Senato non c’è più e nemmeno le Province ma non si sa dove sono andati. Forse a performarsi anche loro – ovviamente a spese nostre…
Chiusa parentesi.
L’estate è impegnativa, troppo! Coraggio, sta per finire.
E il peggio per venire.



























Questo articolo di Paola Fortunati mi ha stuzzicato, nel senso che mi offre l’opportunità di pubblicare un commento del Partito Comunista dei Lavoratori sull’ultima uscita di Renzi (e ….. Compagnia), riguardo ai giovani. Un tema che ci sta particolarmente a cuore.
Questo articolo infatti, nella seconda parte fra “parentesi”, evoca anche un invito “renziano” ai nostri “ragazzi” e invita a parlarne.
Quello che segue rappresenta il nostro contributo alla discussione e la nostra proposta di fondo (che certamente non troveranno apprezzamenti da parte dei borghesi e, dunque, controcorrente):
L’appuntamento nazionale degli scout ha fatto oggi (10 agosto) da passerella alla demagogia dell’imbroglio da parte dei due migliori professionisti in circolazione. Un aspirante Bonaparte chiamato Matteo, in abito da cerimonia, e un furbacchione vestito di bianco chiamato Francesco.
Matteo ha annunciato solennemente ai giovani che il verbo essenziale non è “avere” ma “essere”: per questo si “impegna” a offrire loro “un servizio civile volontario”. Tradotto: “Io non ho lavoro e stipendio da darvi, quindi accontentatevi di un precariato gratuito, e convincetevi sia il vostro bene”. Forse per questo ha esaltato la virtù giovanile del ..“coraggio”. In effetti…
Francesco ha benedetto telefonicamente l’annuncio, proclamando che “ i giovani non devono restare passivi,.. perchè in pensione non si deve andare prima di 65 anni”. Tradotto: “siccome resterete disoccupati, arruolatevi da volontari, in nome di Dio, nel precariato gratuito che Matteo vi offrirà (magari aggiungendovi all’esercito degli sfruttati delle cooperative del terzo settore)”. Quanto alla “pensione” abbiate fede e pregate sino a 65 anni. Non disperate mai nei…miracoli.
Mancava un terzo protagonista di successo della commedia nazionale. Quello che parla (e vive) a 5 Stelle. Ma ci ha pensato Matteo a richiamarlo a fine festa: ”Sapete come mi chiamavo in codice da ragazzo scout? Il Grillo esuberante”. Testuale. Plauso divertito dei giornalisti presenti.
Che questi imbonitori da operetta occupino la comunicazione pubblica, usandosi reciprocamente (sia da alleati, sia eventualmente in competizione) non fa meraviglia: sono oggi in Italia l’argine migliore di cui la borghesia dispone per anestetizzare e dirottare il malcontento sociale di milioni di proletari e di sfruttati, impedendo che si rivolga contro il capitalismo.
Ma se il populismo borghese ha oggi occupato la scena, è perchè la sinistra l’ha abbandonata. Perchè i suoi gruppi dirigenti cercano la benedizione del vincitore nel campo avverso, invece che organizzare i lavoratori contro i loro avversari. Si fanno megafono subalterno degli inganni borghesi, invece che strumento di una coscienza indipendente degli sfruttati. Si fanno mezzo subalterno di divisione dei proletari per conto degli sfruttatori, invece che della loro unità contro gli sfruttatori e i loro demagoghi.
Costruire una direzione alternativa e indipendente del movimento operaio, che ricostruisca opposizione e coscienza fra i lavoratori e i giovani, è l’unico modo per liberare la scena dal ruolo intossicante di tutti i Papi imbonitori, laici o ecclesiastici. E dalla società di sfruttamento che essi rappresentano e tutelano.
Mario Capecchi – PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Scusate la presunzione, ma allora avevo ragione io, quando parlavo di come si riconoscono i veri comunisti, anche se ora mi prenderò un’altra bella reprimenda dal sig. Mario Capecchi, il quale già ha ipotizzato che non sono normodotato e che non ho capito niente del comunismo e della storia di questo movimento. Evidentemente sa tutto lui, capisce tutto lui, ma non si accorge che il linguaggio che lui usa adesso poteva andare bene, sì e no, nell’immediato dopoguerra.
Ma, a parte questo, sul quale non conviene neppure insistere, tanto è tempo perso, lasci stare Papa Francesco, per piacere! Una delle poche persone al mondo capaci di lottare davvero per i poveri, per i diseredati, per i loro diritti, di dare alle masse proletarie nuovo impulso e nuova speranza, quasi unanimemente apprezzato da credenti, non credenti, diversamente credenti. Con tutto il rispetto per Marx, naturalmente, che fu un grande pensatore, ma con molti dubbi per certi presunti interpreti del marxismo. Pensare che un Papa come questo sia un imbonitore intossicante è frutto di una cecità politica, e non solo, da far paura. Qui evidentemente siamo ancora alla religione vista come oppio dei popoli; non si è progredito di un centimetro.
Quanto all’aspirante Bonaparte chiamato Matteo, invece, la pensiamo in maniera simile.
Piero Giovannelli
Signor Giovannelli, non mi sembra il caso di annoiare le persone sulle nostre personali caratteristiche e attitudini.
Mi interessa soltanto far presente che Marx non fu soltanto “un grande pensatore” ma anche un grande rivoluzionario.
Il marxismo, non essendo una filosofia ma una scienza, si basa appunto sul materialismo storico, sulla dialettica della Storia, sull’oggettività dei fatti storici.
Per cui, per i marxisti, tutto quello che appartiene alla sfera del trascendente rappresenta un ostacolo per il concreto sviluppo dell’umana società. In questo senso anche la religione è tuttora considerata come “l’oppio dei popoli”.
Partendo da tutto questo, l’operato di Papa Francesco non può che essere valutato sulla base dei fatti. E i fatti ci dicono che la Chiesa, da lui retta come un monarca assoluto, rappresenta una grande potenza economica e finanziaria.
Se si pensa, per esempio, che il 20% del patrìmonio immobiliare italiano è di proprietà della Chiesa – con tutte le indecenti esenzioni di cui gode –, oppure al ruolo dello IOR – con i suoi scandali – nella finanza internazionale, alle sue enormi ricchezze sparse in tutto il mondo, ci sembra francamente mistificante far passare Francesco come un benefattore progressista anzichè un furbo imbonitore.
Mario Capecchi – PCL Pistoia