L’AZIENDA GELLI, UN’ECCELLENZA DA CAPITALE DELLA CULTURA

Giampiero Gelli
Giampiero Gelli

LE QUERCI. Ci accoglie con garbo e genuinità, Giampiero Gelli, nell’aia di via Pratese 704, prima di Spedalino, là dove il comune di Pistoia confina con Agliana.

Subito ci accompagna per i quattro ettari dell’azienda agricola di famiglia per mostrare i numerosi nidi che merli, tortore, storni e passerotti realizzano tra le piante, anche quelle dedicate all’arte topiaria.

«Qui si sentono a casa perché non usiamo biocidi o veleni inquinanti; prevalentemente ricorriamo alla lotta biologica integrata» racconta Giampiero con orgoglio, parlando anche di un singolare episodio di solidarietà animale accaduto di recente: «L’anatra aveva fatto 12 uova, ma una mattina non l’abbiamo più trovata, probabilmente mangiata da una volpe: così la chioccia ha preso il suo posto e covato i pulcini fino all’apertura dei gusci».

L'aia dei Gelli, azienda agricola storica
L’aia dei Gelli, azienda agricola storica

L’azienda Gelli, iscritta alla Coldiretti dal 1950, coltiva conifere e platanoidi per un’importante realtà locale del vivaismo ornamentale, ma effettua anche vendita diretta di prodotti ortofrutticoli stagionali.

Da diversi anni Giampiero Gelli è riuscito a trovare e ordinare una vera e propria miniera di documenti storici, circa quasi 8mila, relativi all’attività dei Gelli a partire dal capostipite del casato, che avviò l’orticoltura nei pressi di Peretola.

«Risalendo nell’albero genealogico, mi sono piacevolmente stupito nell’incontrare Giovanbattista Gelli, beneficiario del titolo nobiliare da parte del Granduca Cosimo: si trattava di un illustre letterato alla corte medicea, proveniente da una famiglia già in qualche modo emancipata» ci spiega mostrando carte attestanti l’iscrizione all’arte fiorentina dei vinattieri.

Antichi caratelli dell'azienda Gelli Giampiero
Antichi caratelli dell’azienda Gelli

Lo scorso anno l’azienda Gelli ha ricevuto dalla Camera di Commercio il certificato di iscrizione nel Registro delle Imprese Storiche in quanto attiva già dal 1730 nel settore agricoltura.

«Siamo in attesa del riconoscimento di azienda più antica d’Italia in attività da parte del Ministero dell’Agricoltura: la pratica è già iniziata, supportata dagli archivi informatici ministeriali, e speriamo davvero si possa concludere presto ufficializzando questo primato.

«Il sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche, Siusa, ha schedato buona parte della documentazione» evidenzia non senza soddisfazione. Non ci vuole molto a cogliere il valore di questo patrimonio più unico che raro, nel suo genere, quantunque specialistico e di nicchia: orticoltura, viticoltura, allevamento del bestiame, agricoltura tradizionale e vivaismo sono le sezioni predisposte e ordinate cronologicamente.

In cosa consistono i documenti? Ecco alcuni esempi: autorizzazione per il taglio di un bosco nel 1700; bollettini di vendita di sale pastorizio (integratore per mangimi animali) nel 1936; note di credito ipotecario; convocazioni del consiglio degli agronomi del 1900; pagamenti sui terreni nei comuni di Porta Carratica e di Porta San Marco: infatti fin dopo l’unità d’Italia Pistoia rimase frammentata in quattro cortine e nella comunità civica; polizze assicurative; imposte del Consorzio del torrente Bure e influenti del 1903, cartella d’imposizione del Consorzio Brana e Calice, 1872.

Cartella d'imposizione del 1872, documentazione azienda Gelli Giampiero
Una cartella d’imposizione del 1872

«I vecchi di prima conservavano tutto» prosegue con passione Giampiero, sfogliandolo come riferimento culturale, il libro Si è quel che non si butta via, di Ernesto Franchi della casa di Zela.

«Da più parti c’è l’interesse a capire come mai prima gli orticoltori riuscissero a fare tanta beneficenza, specie ai monasteri pistoiesi, pur pagando un sacco di tasse. Da dove cioè riuscivano a produrre tanto surplus. Evidentemente bisogna recuperare quelle pratiche agronomiche che mantenevano il suolo fertile e generoso di prodotti.

«Per centinaia d’anni abbiamo usato per il terreno una concimazione naturale, a base di stallatico e pollina: sicuramente una chiave vincente. Fino al ’92 abbiamo anche tenuto l’allevamento di bruno alpina, dal vitellino al torello, avevamo addirittura un insilatore per i mangimi; poi dovemmo cessare perché secondo il comune non siamo più in una zona adatta, dal punto di vista igienico sanitario per la zootecnia, però il livello delle carni che arrivano da lontano sulle nostre tavole è peggiorato».

L'orto dell'azienda Gelli Giampiero
L’orto dell’azienda Gelli

Altri riconoscimenti e soddisfazioni? «All’Expo rurale della Toscana il presidente della provincia di Firenze si meravigliò molto delle memorie storiche conservate e mi disse che la mia attività era il miglior esempio di multifunzionalità agricola.

«In seguito ho conseguito l’attestato per condurre una fattoria didattica perché credo che tutti i saperi e le tecniche antiche siano utili per la formazione dei giovani. All’istituto agrario di Pescia ho allestito una mostra fotografica sulla cultura contadina, comprensiva di ricette che rischiano di andar perdute».

Riceviamo un libro della Giorgio Tesi Editrice, Vocabolario di Storia dell’Agricoltura e della cultura contadina di Pistoia: «A avanzatempo sto preparando un’enciclopedia storica della modulistica agricola dal 1600 ad oggi, un tema in cui ci sono economia, archivistica, agronomia e storia».

Prossimi obiettivi? «Sarei disposto a pagare un fondo in centro per poter valorizzare questa ricchezza di saperi conservata nei documenti; spero che qualcosa si possa muovere, anche nell’interesse di Pistoia, che potrebbe offrire nuove curiosità ai visitatori. L’Accademia della Crusca mi ha informato che mi regalerà l’ultima edizione del famoso dizionario perché Giovanbattista Gelli, il mio antenato, era console dell’Accademia degli Umidi, che dette un forte impulso alla lingua italiana».

Vedi anche: Video-intervista di Eugenio Fagnoni a Giampiero Gelli

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