isola di capraia. L’URLO DELLA TERRA

Il cantiere al porticciolo
Il cantiere al porticciolo

PISTOIA. Riceviamo da Giovanni Capecchi una lettera aperta al sindaco dell’isola di Capraia.

Gentile Signor Sindaco,
dal 2008 vengo a Capraia piuttosto regolarmente: soprattutto in estate, ma anche – almeno per un breve soggiorno – in inverno e in primavera. Ho anche comprato una piccola casa, perché sono stato conquistato dalla bellezza dell’isola: dalla forza rigenerante della natura, dal silenzio, dai colori, dal cielo che – grazie a un ridotto inquinamento luminoso – sembra avere più stelle che altrove.

Quando il traghetto si avvicina al molo per l’attracco, vengo tutte le volte abbracciato dal profumo dell’isola. Tre giorni fa, invece, mi ha accolto il rumore delle ruspe e del gigantesco martello pneumatico con il quale viene mangiata la montagna per far posto ad un edificio con appartamenti e spazi commerciali.

Mi rivolgo a lei perché è la massima autorità dell’isola. Immagino già le sue obiezioni: le varianti urbanistiche per edificare in quel punto – potrebbe dirmi – sono state approvate da amministrazioni precedenti rispetto alla sua e il progetto ha avuto tutti i permessi necessari.

Verrebbe da chiedersi: come è possibile autorizzare un intervento del genere in un’isola che fa parte di un Parco, in una Regione che si dichiara sensibile alle questioni ambientali, in un Paese che dovrebbe preservare la risorsa più importante che ha, vale a dire il paesaggio, insieme ai beni artistici e architettonici? Come ha potuto chi si occupa della tutela del territorio, a partire dalla Soprintendenza, esprimere un parere favorevole a questo che non esito a definire uno scempio?

Ma voglio lasciare da parte queste domande per farne un’altra: come è possibile anche solo pensarlo un tale intervento? E lei che è il Sindaco, come riesce ad accettarlo? A Capraia non c’è bisogno di nuove costruzioni: ci sono molte case da recuperare, ci sono addirittura interi complessi chiusi e cadenti da anni. Ma ammettiamo, per assurdo, che ci fosse la necessità di un nuovo edificio: come si è arrivati a prevederlo in quel punto? sul molo, a quindici metri dal mare e con la necessità, per tirarlo su, di sventrare la montagna, di scavare una roccia antica quanto è antica Capraia?

Gentile Signor Sindaco, confesso che avevo pensato di rimanere zitto, anche perché una volta sbarcato a Livorno, di ritorno dall’isola, le occupazioni giornaliere tornano a travolgermi. Ma non ci riesco. Il silenzio non è mai neutro. Vedere una cosa del genere e non protestare potrebbe far pensare – a chi ha approvato questo intervento, ma anche a lei, che magari ne approverà di simili – ad una indifferenza diffusa e favorire, in futuro, altre violenze di questo genere, gratuite, arroganti, miopi.

Per questo Le scrivo una lettera aperta, che mando anche ad amici e conoscenti, a persone sensibili alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, ad amministratori toscani, alla stampa. Perché tre giorni fa, quando sono arrivato a Capraia, non mi ha accolto, come al solito, il profumo dell’isola, ma ho sentito l’urlo della terra. Silenzioso, rispetto al frastuono del martello pneumatico, ma assordante, solo che lo si voglia ascoltare.

Giovanni Capecchi
Residente a Pistoia
Docente di Letteratura italiana
all’Università per Stranieri di Perugia

4 thoughts on “isola di capraia. L’URLO DELLA TERRA

  1. Egr prof. Capecchi,
    concordo pienamente con la Sua lettera, il cui testo avevo già letto su Repubblica di venerdì scorso. A questo punto, però, bisognerebbe aggiungere anche la sprezzante, maleducata, ignorante ed intollerante risposta del sindaco di Capraia, che, evidentemente a Lei riferendosi, ha parlato di “quattro intellettuali da strapazzo (o qualcosa di simile), rompiscatole che magari vengono qui per pochi giorni l’anno e pretendono di insegnarci come fare”.
    Tutto questo, per la completezza dell’informazione e perché ci rendiamo conto con che razza di pubblici amministratori, talvolta, abbiamo a che fare.
    Piero Giovannelli

  2. Si figuri quanto sono anziano: quando andavo a Capraia non c’era ancora il molo e venivano a prenderci dal traghetto detenuti su una “noce” niente affatto sicura.
    Il suo grido di sdegno è anche il mio; non necessita essere verdi,ecologisti et similia (lei mi intende) per affermare che questo mercimonio territoriale è frutto di una cultura di cui la rossa ed ignorante Regione Toscana è permeata.Non voglio dire altro.
    Visto che insegna all’Università per Stranieri , racconti ai suoi allievi “come era bella” l’Italia!!!!

  3. Piccola precisazione, sempre in nome della correttezza e completezza dell’informazione. Detto pure tutto il male possibile della “rossa” Toscana (quando si hanno i concreti argomenti di merito per farlo, naturalmente), il sindaco di Capraia, nonché Presidente della Comunità del Parco Nazionale Arcipelago Toscano appartiene politicamente allo schieramento di centro-destra (eh sì….ogni tanto capita anche nella “rossa” Toscana), e più precisamente, salvo cambi di rotta o camuffamenti sempre possibili, è un forzitaliota….ed ognuno, se vuole, ci aggiunga la rima più adatta.
    Piero Giovannelli

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