HARD ROCK, LO SPETTACOLO DEL FESTIVAL

Il batterista dei BLS
Il batterista dei BLS

PISTOIA. Il popolo del rock, inutile negarlo, ha un altro volume, un altro spessore. Sono sempre di più di quelli che sono, i rockettari; è l’orgoglio dello spirito di appartenenza a lievitarne i corpi, dando puntualmente l’impressione, a loro e a chi li osserva, di essere un esercito.

Non hanno divise particolari, anche se il nero è il colore prediletto: sono le sfumature a fare la differenza. I loro copri sono interamente ricoperti dalle gesta di altre campagne di guerra, raccontate, battaglia per battaglia, da un unico grande tatuaggio che ne avviluppa la cute. Hanno una carnagione quasi sempre chiara, perché prediligono la notte, dove si combatte meglio, al giorno, dove conviene riposare.

I capelli, al di là di quanto possano essere folti, sono rigorosamente lunghi, perché sono un altro codice di combattimento. Non hanno paura mai, i rockettari, ma conoscono la solidarietà: quando qualcuno cade, l’intera colonna si ferma ad aspettare che il ferito, anche solo dalla stanchezza, ritrovi la forza per rialzarsi e proseguire l’invasione.

Il bassista dei BLS
Il bassista dei BLS

I loro condottieri poi sono fieri delle legioni che li seguono ovunque ed è per questo che ad ogni esibizione il loro grido di guerra è unanimemente condiviso. Con i Darkness, ieri sera, sabato 18 luglio, quinta serata di questo Festival che ha superato il giro di boa e si appresta a vivere l’ultimo rush, se ne è avuta l’ennesima, lampante conferma: la formazione hard-rock inglese è una di quelle che conosce perfettamente l’arte della persuasione, con un impianto scenografico degno della migliore Traviata post atomica.

Sono animali in cattività, ma conoscono perfettamente le regole del gioco e di fronte ai fotografi delle riviste non ci pensano due volte ad offrire, a tutti loro, mille opportunità per venire immortalati e consegnare ai posteri i loro profili

Il bandleader di un gruppo di spalla
Il bandleader di un gruppo di spalla

Justin Hawking poi, è un mattatore assoluto, con un diaframma modulato e modulabile che lo trasforma, in un attimo, da leone in gazzella. E viceversa. La tenuta atletica, ginnica, è quella migliori decatleti, ma anche di illustri predecessori del palcoscenico: due su tutti, Mick Jagger e Freddy Mercury.

La musica è quella che non concede pause, respiri, riflessioni: si prende più aria che si può e poi giù, in picchiata, in apnea, verso gli inferi che pullulano di peccatori e desideri, donne bellissime e mangiatori di fuoco, con teschi e scheletri come uniche suppellettili appese alle pareti di questo imbuto che conduce, stringendosi, verso il centro del mondo dove ad aspettare protagonisti e spettatori c’è un immenso palcoscenico, con casse di amplificazione mostruose e una piazza, anche quella del Duomo di Pistoia, perché no, che aspetta tutti.

Zakk Wilde
Zakk Wilde

Ha iniziato lo show con un completo da elegante paggetto: ha terminato l’esibizione in mutande, con un asciugamano-sudario che ne ha contenuto le perle della fatica, quella copiosamente sofferta nelle due ore scarse di rappresentazione, dove ha cantato e corso a perdifiato ininterrottamente.

Prima di loro, non dimentichiamolo, sempre sul palco galattico di piazza del Duomo, i Black Label Society, che non vantano le stellette dei Darkness, d’accordo, ma che conoscono con la stessa identica precisione tutti i segreti del loro mestiere.

Zakk Wilde, del resto, che suonava la chitarra con un tipo di nome Ozzy Osbourne, ne è oggi il testimonial e si è capito immediatamente, ieri, dopo pochi accordi e qualche posa, come sarebbe andata, la serata.

I tatoo dei rockettari hanno un senso
I tatoo dei rockettari hanno un senso

Silvano Martini e il suo compagno di security infatti, dopo i primi pseudo-malori sofferti da qualche rockettaro delle prime file vicinissimo alle transenne, hanno deciso di mettersi in guanti in dotazione e dopo uno sguardo furtivo hanno capito che la tensione e l’attenzione sarebbero dovute essere altissime.

Stasera, domenica 19 luglio, secondo bagno di rock, anche se con sfumature progressiv, con i Dream Theater, altra formazione che conosce a memoria tutte le arti della guerra dello spettacolo.

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