
AGLIANA. Proporsi di dissentire l’argomento tanto politically correct qual è quello della fecondazione eterologa è un gesto che merita un plauso, a prescindere da qualunque condivisione.
Emanuele Giacomelli è conosciuto per la sua esperienza di autentica vita cristiana: con la moglie Barbara ha una famiglia di tre figli, dei quali solo uno “biologico” oltre l’affido di una deliziosa bambina di colore.
Chi li conosce, li apprezza per il costante amorevole sentimento che li accompagna, tutti e sempre, nelle azioni sociali. I Giacomelli sono una delle poche famiglie affidatarie che si occupano dei figli di altre famiglie in difficoltà, ma non solo.
Emanuele non manca di fare delle esternazioni pubbliche “pro vita” con tenacia – andando così controcorrente – e auspicando delle minime ricadute sul sociale.
Sta scritto nel Vangelo – ci spiega nella intervista – di praticarlo con esempi di vita. Non gli sono mancati episodi di ostracismo, come la volta che intervenne con le sue proposte, partecipando a un’assemblea promossa dal movimento “Rete 13 febbraio”.
Dopo aver ascoltato l’assemblea promossa dai giovani del Pd di Agliana e dedicata al tema della “fecondazione eterologa”, ha chiesto la parola e ha sferzato i presenti con l’alternativa: il ricorso all’adozione o all’affidamento. La platea, ha saputo dall’insolito testimone “pro vita” che il costo di un procedimento di “fecondazione assistita” è molto alto: quanti bambini potrebbero essere sostenuti nell’ipotesi di un’attuazione delle politiche di adozione, se fosse aiutata con delle leggi di sviluppo di accoglienza e di affidamento dei minori?

























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