Il comitato “Un altro Appenino è possibile”: “Una nuova seggiovia quadriposto minaccia di infliggere un’inutile ferita sul crinale a due passi dal Lago Scaffaiolo. Nonostante le molte critiche rivolte al progetto, la Regione Emilia-Romagna non intende sottoporlo a Valutazione di Impatto Ambientale”
Lago Scaffaiolo (1783 m slm) a due passi dal Corno alle Scale sul crinale tosco-emiliano
APPENNINO TOSCO-EMILIANO. [M.F.] Wwf Bologna, Legambiente Emilia-Romagna, Circolo Legambiente Setta-Samoggia-Reno, Cai Emilia-Romagna, Mountain Wilderness, Federtrek, Italia Nostra e 6000 Sardine Bologna, sono le associazioni che si sono riunite nel comitato “Un altro Appennino è possibile”, per fermare la costruzione di una nuova seggiovia quadriposto sul crinale del Corno alle Scale.
Il 12 marzo scorso hanno lanciato un crowdfunding “Questa è la via!” sulla piattaforma internet Ginger, finalizzato alla raccolta fondi per sostenere il ricorso al Tarcontro questa decisione assunta dalla Regione Emilia-Romagna, che non intende sottoporre il progetto a Valutazione di Impatto Ambientale.
L’obiettivo è raccogliere 7.000 euro in 21 giorni necessari alla copertura delle spese legali.
Importo ampiamente raggiunto a -13 giorni dalla chiusura ammonta a oltre 11 mila euro.
La Regione Emilia-Romagna ha deciso (con determina del responsabile del servizio Valutazione Impatto e Sostenibilità Ambientale del 28 gennaio pubblicato sul Bur n.35 del 17/2/21) che la costruzione del nuovo impianto sul Corno alle Scale non ha bisogno di Valutazione di Impatto Ambientale.
Il progetto dell’impianto proposto dal Comune di Lizzano in Belvedere (Bo) e fortemente sostenuto dalla Regione viene infatti classificato come mero ammodernamento; si tratta invece di un vero e proprio nuovo impianto: tracciato diverso, stazioni di partenza e di arrivo in sedi e a quote diverse.
Una scelta incomprensibile sia dal punto di vista ambientale per le molte criticità sugli impatti ambientali e l’interessamento di aree protette che dal punto di vista di un corretto e proficuo utilizzo di fondi pubblici per la cronica mancanza di neve a causa del cambio climatico e la conseguente insostenibilità economica.
La scelta di proseguire sulla strada di un nuovo impianto senza Via risulta quindi forzata, inspiegabile e incompatibile con i principi di precauzione e cautela che dovrebbero guidare un intervento così massiccio imponente, sicuramente irreversibile perché verrebbe realizzato su un un’area protetta dal delicato equilibrio ambientale.
Gli stessi principi di precauzione, cautela e rispetto dei beni comuni materiali e immateriali dovrebbero invece suggerire di usare la Via come approfondimento e verifica degli screening preliminari.
Purtroppo sembra che la scelta politica presa a priori debba prevalere su tutti i percorsi legislativi di valutazione oggettiva e condivisa a tutela di un importante bene comune.
La zona del Corno alle Scale
Ricordiamo infatti che a fronte delle numerose perplessità era stato commissionato un Masterplan finanziato con denaro pubblico e presentato nel 2019 dal Comune di Lizzano in Belvedere: uno studio importante che valutava pro e contro di diverse ipotesi di progetto e che è rimasto nel cassetto, dimenticato da chi vorrebbe addirittura tralasciare gli approfondimenti necessari alla tutela di un bene ambientale prezioso.
Le associazioni infine sottolineano la superficialità con cui viene trattato il tema economico e del lavoro evidenziando come nella presentazione del progetto sia del tutto assente un’analisi costi-benefici dettagliata (Pef, piano economico finanziario) che dia una prospettiva credibile sull’effettivo ritorno economico dell’opera.
“Basta dedicare alla montagna progetti di 50 anni fa, che agiscono ignorando del tutto le problematiche legate al sempre più pressante cambiamento climatico” – ribadiscono le associazioni – “Servono delle politiche lungimiranti e concrete, che sappiano affrontare i problemi del presente e del futuro senza rifugiarsi in un passato che non può tornare. La ‘monocultura’ della neve in montagna appartiene al passato e non può risolvere nessuna delle urgenze di oggi”.
Corno alle Scale, cartolina anni ’60
Altre sono le scelte che possono garantire lavoro e benessere. Perfino il Presidente del Consiglio ha evidenziato chiaramente che comparti di una economia non più sostenibile non possono più essere sovvenzionati.
Finanziare l’occupazione è giusto e necessario, mentre continuare a sperperare soldi pubblici in progetti dannosi per l’ambiente e non sostenibili economicamente è doppiamente inaccettabile.
È per questo motivo che dopo una lunga battaglia per fermare il progetto, le sigle ambientaliste Wwf Bologna, Cai Emilia Romagna, Italia Nostra e Mountain Wilderness hanno deciso di procedere a ricorso al Tar, con il sostegno di Legambiente Emilia-Romagna, Federtrek.
Inoltre, per sostenere le spese legali si fa appello alla cittadinanza attraverso una campagna di crowdfunding, lanciato dal comitato “Un altro appennino è possibile”, con il sostegno delle 6000 Sardine.
“È ora di mettere fine all’accanimento terapeutico su un progetto che appartiene al passato” – ribadiscono le associazioni – “i rischi legati al cambiamento climatico sono sempre più pressanti, è ora di cambiare rotta e pensare ad un futuro diverso per la montagna”.
Il Corno alle Scale
Purtroppo si riempiono pagine e pagine di vane parole, legate a generiche intenzioni di protezione ma poi nello specifico ci si dimentica degli oltre 300 impianti dismessi in tutta Italia con i loro piloni piegati, arrugginiti, basi di cemento che si sgretolano, cavi e funi e seggiolini abbandonati, degni di una scena post/apocalittica. Dobbiamo ben comprendere che la natura non la si ama in termini assoluti e generici, ma la si ama perché ognuno di noi cura l’ambiente vicino e così facendo allora si che tutta la natura ne beneficia.
“Se si vuole puntare sulla transizione ecologica, l’imperativo necessario è conservare il patrimonio ambientale e spingere nuove modalità di fruire la montagna: il Corno alle Scale è un patrimonio di biodiversità, questo è il suo valore inestimabile su cui costruire un futuro possibile“, quindi concludono le associazioni, riprendendo una affermazione di Muir “Non cieca opposizione al progresso, ma opposizione ad un progresso cieco”.
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