
PISTOIA. In questi giorni ho frequentato numerose iniziative dei comitati dell’acqua, ma perché questa super attività dei comitati per l’acqua?
Sarà un caso? Certo che no! A sentire le relazioni c’è da rabbrividire: costi non dovuti inseriti in bolletta, mancata applicazione del referendum, in Toscana l’acqua più cara d’Italia, qualità scadente…
A conferma di quest’ultimo aspetto, basta guardare il report dell’Arpat sulla qualità dell’acqua per il triennio 2012-2014, nei campioni feci, metalli e pesticidi, il 90% dei corpi idrici valutati ricade nelle categorie SubA3 e A3, solo l’8% in A2, che è una qualità appena sufficiente, e nessuno nella categoria A1, che è quella buona, la tendenza nel triennio inoltre è al peggioramento.
La parte politica che ha fin qui amministrato ininterrottamente la Toscana, anche su questo aspetto ha fallito, e questo fallimento grava pesantemente su tutti i cittadini, non si può pensare che ad invertire la rotta sia la stessa gente che ha portato a questo disastro, dovrebbe rinnegare il proprio operato degli anni passati inoltre, se ne avessero avuto la volontà lo avrebbero già fatto.
Il Movimento 5 Stelle ritiene l’acqua un bene primario che deve tornare pubblico, come indicato dal Referendum del 2011, senza finalità di lucro e la sua gestione dev’essere partecipata dai cittadini, ecco la nostra proposta:
- – Stabilire e garantire un minimo vitale giornaliero gratuito di 50 litri di acqua, a carico della fiscalità pubblica (noi che ad oggi abbiamo la bolletta più cara d’Italia!);
- – Rendere obbligatoria l’indicazione in bolletta delle caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua erogata e aumentare il numero delle sostanze inquinanti monitorate;
- – Pianificazione di interventi immediati rivolti alla rimozione e bonifica di arsenico e tallio;
- – Intervenire per il miglioramento della depurazione delle acque, attraverso ammodernamento, ampliamento e nuove costruzioni degli impianti appositi;
- – Adeguare e rinnovare la rete di distribuzione idrica e fognaria ad oggi mal funzionante;
- – Affidare il servizio idrico integrato ad aziende di diritto pubblico in considerazione dei bacini idrografici presenti sul territorio, superando l’Ait e le attuali Società di gestione (Spa);
- – Spostamento dei costi di gestione del servizio idrico nella fiscalità regionale generale;
- – Vincolare i piani urbanistici alla disponibilità della risorsa acqua;
- – Vincolo per tutte le strutture scolastiche e gli uffici pubblici all’utilizzo esclusivo di acqua del rubinetto per uso potabile (dove conforme alle norme).
Antonella Melani
[bongi – m5s]



















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