quarrata. SU RADIO 1 LA DAD PER CHI NON PUÒ FARE LA DAD

Quarrata su Radio 1

Nella trasmissione radiofonica di Radio 1 “Moka” stamani poco prima delle 7 in diretta la quarratina Benedetta Tesi (cooperativa Gemma) ha parlato  del progetto “Sos Dad” attivo dall’autunno scorso nei locali del centro culturale Sbarra di via Fiume

QUARRATA, Stamani poco prima delle ore 7 su Radio 1 in diretta nella trasmissione Moka, la radio che ti sveglia, condotta da Giovanni Acquarulo si è parlato anche del progetto Sos Dad (dove Sos sta per supporto operativo scolastico) promosso dalla associazione Pozzo di Giacobbe di Quarrata.

Un importante progetto portato avanti nell’ambito del progetto Hero a supporto alla didattica a distanza rivolto a ragazzi che non hanno modo di seguire la Didattica a distanza (Dad) da casa.

“Ci faremo raccontare – ha esordito il conduttore – la storia di una associazione di Quarrata in provincia di Pistoia che pratica in presenza la didattica a distanza: È una specie di doposcuola della mattina, è una associazione che accoglie quei ragazzi che a casa farebbero fatica a seguire la Dad e non soltanto per motivi legati alla connessione Internet”.

L’associazione quarratina con sede in via Fiume adibendo i propri locali a spazi didattici con postazioni internet ed educatori in presenza ha fornito adeguato supporto a quei ragazzi che costretti a seguire le lezioni al computer causa pandemia, non potevano farlo nelle proprie abitazioni, per qualsivoglia motivo. È intervenuta a illustrare l’iniziativa la dottoressa Benedetta Tesi, responsabile educativo della cooperativa Gemma.

L’intervista con Benedetta Tesi in coda alla trasmissione attorno alle 6,40.  Dopo l’introduzione il conduttore ha chiesto i motivi di questa singolare iniziativa.

“Noi abbiamo uno spazio studio pomeridiano rivolto ai ragazzi delle scuole di secondo grado già da diversi anni, uno spazio giovani dove i ragazzi in tempi ormai remoti venivano a studiare ma anche a passare il tempo libero. Abbiamo i laboratori, il ping pong, il calcetto. È un posto alternativo alla piazza dove si fanno iniziative di vario genere un pò in contrasto alla dispersione e all’abbandono scolastico.

Quindi si tratta di un doposcuola ma con tante altre sfaccettature più educative. Poi è successo che è  stato chiuso tutto e l’anno scorso ci siamo organizzati durante il lockdown, quello più stretto, con incontri a distanza con la Dad anche noi per continuare a seguire questi ragazzi e  da ottobre da quando poi in Toscana, quì da noi sono richiuse le scuole, ci siamo organizzati creando uno spazio in cui i ragazzi potessero venire e frequentare le lezioni collegandosi con i nostri pc o  con i loro strumenti (telefono, computer) con la wifi in modo da usufruire della scuola in maniera alternativa”.

“Le nostre postazioni – ha aggiunto rispondendo ad una domanda di Acquarulo – non si sono svuotate perché qui in Toscana sono rientrati al 75 o al 50 per cento quindi è un pochino calata la frequenza, la presenza però ci sono sempre dei ragazzi che continuano a frequentare perché non tutti vanno a scuola tutti i giorni. Quindi è un numero un pò più ridotto”.

“Siamo passati — ha aggiunto – da due educatori in presenza ad uno e i ragazzi da 6-7 a 1, a volte 2. Però ci sono sempre. Non è uno spazio a libero accesso. Sono ragazzi che sono iscritti al servizio e ci sono educatori a numero adeguato in modo da poter mantenere un contesto comunque di didattica”.

“La linea è un problema tecnico facilmente risolvibile. Ci sono stati tanti aiuti e inviti a usufruire di iniziative delle linee ma questo è l’aspetto minore. L’aspetto emotivo, quello relazione credo sia più complicato anche soltanto seguire a distanza le lezioni per quanto i professori si siano impegnati tantissimo e hanno fatto un lavoro immane però chiaramente non è la stessa cosa. Anche il fatto di essere 4 o 5 ragazzi a distanza e lontani, che non parlano tra loro ma ogni tanto si scambiano uno sguardo credo che facesse la sua parte nella motivazione.

Un esperimento che ha funzionato anche se ci sono stati alcuni momenti più di crisi quando i ragazzi erano veramente stanchi perché a lungo andare è una situazione che stanca, alcuni momenti di irritazione però. Quando c’era il quarto d’ora di pausa il fatto di uscire fuori sempre distanziati, con la mascherina, sempre igienizzati però potersi parlare, scambiarsi uno sguardo, avere un appoggio in un momento di difficoltà è stato fondamentale”

Prima del programma Moka, diretto da Mauro Convertito, di Dad gli operatori della cooperativa Gemma ne avevano parlato anche su InBlu Radio, l’emittente della Conferenza episcopale italiana, anche essa ricevibile in tutta Italia a dimostrazione del vasto eco ottenuto dalla iniziativa ideata a Quarrata.

Ascolta (dal minuto 38 in poi)

Andrea Balli

[andreaballi@linealibera.online]