don biancalani—ceis. “NON ACCETTIAMO DI ESSERE GETTATI NEL DISCREDITO”

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PISTOIA. [a.b.] Ogni occasione è buona per difendere le proprie posizioni anche al costo di scontrarsi con organizzazioni profondamente legate alla Chiesa a cui appartiene.

Questa volta don Massimo Biancalani risponde alle critiche che il Ceis (Centro Italiano di Solidarietà) di Pistoia, che ha avuto come suo degno presidente la compianta suor Gertrude Magnani  ed oggi è affidato alla guida di Franco Burchietti le ha rivolto direttamente dall’organo ufficiale di informazione della diocesi stessa.

Come sempre, senza tagli e senza censure pubblichiamo la nota da poco pubblicata sul profilo del sacerdote pistoiese lasciando ai lettori le considerazioni e i commenti del caso.

“La mia posizione in merito al comunicato redatto da Ceis e pubblicato dal sito della diocesi e oggi da Il Tirreno e da La Nazione è la seguente.

Sono assolutamente contrario al ricorso all’uso delle droghe di qualsiasi tipo.

Chi mi conosce sa che da sempre questa è la mia posizione: non accetto quindi nessuna insinuazione in questo senso da parte di chiunque, Ceis compreso.

Parlare di legalizzazione della marijuana, come io ho brevemente fatto, in un contesto poi che non mi consentiva particolari approfondimenti, non significa, essere a favore di una maggiore diffusione delle sostanze, tutt’altro.

Don Biancalani

Fare confusione tra legalizzazione e liberalizzazione delle sostanze, come si evince dal comunicato di Ceis è indice di profonda scorrettezza in quanto il dibattito su questo punto è ormai assai chiaro.

Ceis sappia che, da parte mia, sia come prete sia come educatore, mi vedrà sempre in prima linea nell’educazione al valore supremo della vita come anche nella promozione dei diritti umani e nella vicinanza agli ultimi come Papa Francesco chiede a tutta la Chiesa.

Invitiamo Ceis a conoscerci meglio! Nelle nostre comunità di Ramini e Vicofaro ogni giorno si cammina insieme a persone con problemi di alcolismo e tossicodipendenza (non avete l’esclusiva della lotta alla droga), spesso scartate da tutti, talvolta anche dalle cosiddette comunità di recupero.

Comunque non abbiamo verità assolute e mai ci siamo permessi di giudicare nessuno, «chi sono io per giudicare?» (Papa Francesco).

Camminiamo con gioia e fatica, senza prendere un finanziamento da nessuno, seguendo con semplicità un progetto di vita e di comunità e avendo due riferimenti fondamentali: il Vangelo e la Costituzione.

don Massimo

 

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