ERA INIZIATA così il 16 giugno 2015, tra risa e scherno.
I SOLITI SERMONI
I SOLITI ERRORI
DEI SOLITI CIRCOLI
La Brexit non ha insegnato nulla a questi signori, a questi professionisti dell’informazione che disinforma, a queste madame dei circoli (viziosi) intellettual-spocchiosi.
Gente che di mestiere fa nulla o al massimo fa l’abitante di Capalbio. Gente che, lautamente pagata per informare, disinforma spacciando le proprie personalissime opinioni per verità divine.
Questa gente ha passato un anno e mezzo della loro vita a spernacchiare, tra una tartina di caviale e l’altra, il neo presidente americano.
E non importa che la Brexit abbia dimostrato che la realtà è molto lontana dalle loro fantasie: ci sono ricascati.
Non ci hanno capito nulla eppure, per gli altri, per quelli che campano con 1.300 euro al mese, con marito o moglie disoccupati e magari figli a carico, non è stato poi così difficile comprendere e approvare. Bastava chiedere a loro. Bastava un po’ di umiltà e competenza. Bastava non essere la Boschi.
Noi di Linee la causa l’abbiamo indicata tempo fa, evidente e semplice per chi vuole vedere le cose come sono e non come gli dicono di dire e scrivere.
Trump ha vinto per lo stesso motivo per cui in Inghilterra hanno votato l’addio all’Ue. Ha vinto perché negli ultimi 30 anni il conto della globalizzazione è stato pagato dalla classe sociale che da sempre, nelle democrazie, decide le elezioni: la classe media.
Solo politici e “intellettuali” molto stupidi potevano pensare che, mentre loro si divertivano e diventavano sempre più ricchi e sempre più privilegiati, gli altri, coloro che sono da sempre il pilastro di ogni Paese, potessero assistere inermi al depauperamento dei loro stipendi, del loro benessere, senza reagire.
A questo proposito, abbiamo avuto modo di scrivere che gli operai e impiegati inglesi hanno perso il 10% del loro stipendio in questi ultimi anni e ora scopriamo che più o meno è andata così anche nell’America della crescia continua, dove la disoccupazione è ai minimi, ma dove ormai, se vuoi vivere, devi fare due lavori.
VITTORIA DI TRUMP
SCONFITTA DEI DEMOCRATICI
(E DEI REPUBBLICANI)

Queste persone, con un’instruzione medio-bassa, hanno capito quello che i raffinati e strapagati commentatori, gli Scalfari nostri e loro, non hanno visto: che la rappresentante dei “poteri forti”, dello status quo, dei grandi apparati economici e finanziari, era la Clinton e non Trump.
Ed era chiaro che non poteva essere vista con simpatia, una che si è fatta finanziare, per qualche milione di dollari, dalle fondazioni arabe, il matrimonio della figlia. Perché non basta essere donna per essere diversa e migliore – alla faccia del politically correct e delle quote rosa.
Ci si aspetterebbe un pochino di autocritica, ma invece niente: oggi sui giornali è tutto un dvidersi tra sermoni sull’apocalisse prossima ventura e dotti articoli sulle nomine di Trump, scritti da gente che lavora di fantasia, dato che il loro accesso a fonti dirette e vicine al presidente è pari a quello che ha il mio cane mentre scodinzola al primo fesso che incontra per strada o alza la gamba e piscia a un abete.
Comunque… con Repubblica ci si accende bene la legna nel camino. Parola.
IL DILUVIO UNIVERSALE, ANZI NO

“Avete visto? Ve l’avevamo detto noi!”… Così già cantavano a squarciagola all’alba di martedì, di fronte al crollo della borsa di Tokio, che chiudeva con un -6,75%, facendo presagire una giornata da panico totale.
Invece no. C’è stata l’apparizione in tv di Trump che, in versione San Francesco, ha semplicemente detto l’ovvio: sarò il presidente di tutti, chiedo ai democratici di lavorare insieme per il bene del Paese. Amen.
Accade così che dopo un’apertura incerta, le borse europee, trascinate da Wall Street, hanno dato vita ad una rimonta poderosa, con un rally che è proseguito anche giovedì seppure in modo più tranquillo.
Nel valutario, curiosamente, la valuta che dopo aver ripreso i livelli pre-elezioni ha preso a correre è stata la sterlina, mentre l’euro, dopo la nottata di baldoria, è ridisceso sotto 1.09 (era arrivata a 1,13 sul dollaro dopo che era chiara la vittoria di Trump).
Mi pare che la risposta ai parrucconi del politicamente corretto sia stata eloquente: si rassegni il Gramellini, che sulla Stampa di ieri così titola a proposito delle elezioni americane: “Vince l’’ignoranza”; ennesimo pistolotto privo di qualsiasi aggancio con la realtà, che dimentica, nel classificare come beceri e ignoranti, 60 milioni di americani, di cui, nella precedente elezione, molti avevano votato Obama.
Ma si sa, per codesti signori la democrazia vale solo se il risultato è quello che loro si aspettano.
I MOTIVI DI UN MERCATO EUFORICO

Sto facendo un sermone anch’io e quindi è meglio che vi spieghi perché una catastrofe si è trasformata in euforia in borsa.
Probabilmente perché ora che è presidente, qualcuno si è accorto che Trump ha pure un programma di governo. E non dispiace.
Probabilmente perché ci si è già accorti che da presidente parla già in modo molto diverso rispetto alle sparate della campagna elettorale.
In ogni caso questi sono i motivi che rendono le borse pimpanti:
- taglio delle tasse per aziende e cittadini. Un taglio corposo.
- Collegato, un piano per riportare le aziende che hanno delocalizzato, in Usa. L’obbiettivo è tornare a produrre in patria e azzerare la disoccupazione.
- Cancellare parte delll’Obamacare, ovvero la (finta) sanità pubblica per tutti. Perchè dico finta? Perché in realtà lo Stato non scuce un dollaro. Sono le aziende che pagano l’assicurazione (privata) sanitaria ai dipendenti.
Accade così che le aziende non assumano più full time, ma solo part time per i quali non c’è bisogno di assicurazione sanitaria.
Come vedete le cose sono un po’ diverse da come le raccontano. Non è un caso che quando ho scritto sul bilancio di 8 anni di Obama, non ho nemmeno citato l’Obamacare tra le cose fatte da questo presidente, e probabilmente Trump fa bene a volerlo cancellare (tra l’altro ha dichiarato in campagna elettorale di essere favorevole ad estendere la sanità pubblica. Ma evidentemente non in questo modo). - Trump è un repubblicano e storicamente con i repubblicani i mercati funzionano meglio e di solito l’economia cresce meglio (l’unica eccezione è stato Bush junior).
Insomma, alla fine resta il fatto che i mercati, passata la sorpresa, sono saliti e non scesi, con buona pace della Boschi e della sua banca…
Già, la Boschi. Ma ne vogliamo parlare? O stendiamo un velo pietoso, su una che non si rende conto di avere un ruolo istituzionale?
[Massimo Scalas]
[Fonti: Forexlive.com]


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