
RAPPORTO INPS
UNA SCONFESSIONE POLITICA
OGGI TORNIAMO alle cose italiane. Tanta roba.
Il terremoto ha distratto l’opinione pubblica dai dati pubblicati dall’Inps, noi per primi ne abbiamo parlato e ora abbiamo a disposizione l’intero rapporto.
Lo trovate qui, mentre seguono i due grafici salienti, che confermano inequivocabilmente che siamo tornati, a distanza di due anni dall’introduzione del Jobs Act e con 20 miliardi in meno nelle casse pubbliche, a livelli per quanto riguarda il tempo indeterminato, inferiori al 2014, cioè a prima della riforma.
Vedi le immagini che seguono:
Cioè un fallimento economico e politico. Il tutto è confermato coerentemente all’interno del rapporto, per ogni fascia d’età, per ogni settore economico e livello d’inquadramento.

Un fiasco pieno e costoso che contrasta in modo stridente con la narrazione renziana, sempre più somigliante a uno di quei contenuti da giornaletti popolari da leggere in bagno quando siamo seduti sul water.
DIAMO UN’OCCHIATA ALLA BOLLETTA ELETTRICA
Ci sono dati, apparentemente secondari, che in realtà sono importanti e che, in genere, aiutano a comprendere meglio quelli principali. Uno di questi è il consumo elettrico nazionale.
Ebbene a luglio, notoriamente uno dei mesi più freddi dell’anno (in estate i consumi aumentano se tutto è a posto) Terna, il gestore della rete elettrica, comunica una flessione sul luglio dello scorso anno pari al 9,6% dei consumi.
Ovviamente si affannano a spiegare che si tratta di un calo influenzato dalle temperature più basse rispetto al luglio 2015 e al fatto che ci sono stati due giorni lavorativi in meno. Terna… Terna? E come spiegate che nel primo semestre 2016 il calo è del 3,6% sul primo semestre 2015?
LA FONDAZIONE BERTELSMANN E L’ITALIA
Intanto da fuori ci guardano con sempre maggiore preoccupazione.

La Fondazione Bertelsmann, una delle maggiori multinazionali in campo editoriale, ha pubblicato uno studio sulla capacità di problem solving dei governi europei (in parole povere la capacità di affrontare e risolvere le grane).
In particolare sono stati presi in esame 136 indicatori tra i quali alcuni inerenti la capacità di riforma del governo, la qualità della democrazia e dello stato di diritto, il livello di inclusione sociale (indicatori di governance sostenibile Sgi) per esaminare poi la futura redditività degli stati membri dell’Ocse e dell’Ue.
I risultati sono allarmanti per tutta l’area euro, ma in particolare per i Paesi del Sud Europa. Per esempio in Spagna la povertà infantile aumenta e sfiora il 23% dei bimbi e preoccupa molto il debito greco e quello italiano.
A PROBLEMI GLOBALI RISPOSTE LOCALI INADEGUATE
La fondazione chiude il rapporto con la constatazione che la capacità di risolvere i problemi che ormai sono di natura globale (terrorismo, crisi economica, crisi demografica etc.) da parte dei governi è inadeguata a causa degli interessi nazionali contrapposti, del localismo e del populismo di destra.
Domanda a Bertelsmann: ma chi li ha creati i populismi di destra? E cosa ne pensate dei “populisti di governo”?
VELLEITÀ ITALIANE, RISPOSTE TEDESCHE
A questo punto, visto che, complice il terremoto (sul quale torneremo domani con una modestissima proposta), anche se non sta bene dirlo e pensarlo (e quindi ne sono convinto e lo dico), i nostri ministri e viceministri, con segretari e sottosegretari al seguito, dichiarano all’unisono, oltre al fatto che non lasceranno soli i terremotati (terremotati iniziate a preoccuparvi), intimano (sentito a Radio24) all’Ue, che, per altro, aveva già detto da subito che i costi del terremoto sarebbero stati scomputati dai parametri europei, di non azzardarsi a computare i costi non solo del terremoto, ma anche dei futuri oneri legati all’ipotetico piano “casa Italia” che il vulcanico Renzi ha già iscritto nel libro dei sogni, per mettere in sicurezza l’intero Paese. Boom! Scusi, Renzi, con quali soldi?

Visto il proposito, sotto il quale secondo me si nasconde il disperato bisogno di tappare le voragini aperte nei conti pubblici in questi ultimi due anni, i tedeschi, casualmente, fanno sapere che stanno studiando (un eufemismo: è già tutto pronto, ma, come al solito, i nostri europarlamentari dormono in piedi, vedi bail in…) una proposta per rendere soggetti a bail in i debiti pubblici dei Paesi membri dell’Ue.
Ovvero una proposta per introdurre un meccanismo simile al bail in nel caso in cui, a seguito di una nuova crisi economica, un debito pubblico non sia più sostenibile e debba essere “ristrutturato” (una parolaccia che sostituisce la parola fallimento e relative richieste dei creditori): paghino in primis i creditori, ovvero i possessori dei titoli pubblici di quel Paese.
Tutto ciò in linea generale per evitare salassi agli altri stati dell’Ue, ma, è sicuro, nel redigerlo i tedeschi hanno pensato proprio a noi, una nazione e un’economia troppo grandi e importanti (in termini di peso economico) per essere salvati come la Grecia; e hanno pensato ai loro soldi, cioè a limitare al minimo i traferimenti di denaro dalla Germania al Paese in difficoltà.
Un tempo si diceva, prima di Lemhan Brothers, too big to fail, troppo grande per fallire. I tedeschi, guardando la penisola ora, pensano che siamo too big to save, troppo grandi per essere salvati.
Prendetene nota a futura memoria.
[Massimo Scalas]
[Fonti: Inps, Fondazione Bertelsmann, Terna, Reuters]
Scarica il rapporto: INPS – Osservatorio_Precariato_-_Gen-Giu_2016-

























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