
PISTOIA. Filippo Timi da una parte, quella a noi più gradita; Toni Servillo dall’altra, quella insindacabile. La stagione teatrale 2013-14 appena conclusa del Manzoni sarà ricordata e non più dimenticata grazie, soprattutto, alle magistrali interpretazioni dei due talenti sopracitati.
Il resto, che sono gli attori che hanno animato le altre otto rappresentazioni del cartellone, è stata una pioggia di rovesci improvvisi, tra gradevoli sorprese e qualche stantia conferma. Auguriamo, di cuore, ad esempio, che al 36enne romano Tommaso Cardarelli, il Servo di scena, Franco Branciaroli, o chi per lui, rinnovino il contratto: se lo merita, è davvero bravo! Così come vorremmo che ad Alessandro Benvenuti non passi mai la voglia di non prendersi sul serio e che continui a sfornare sit come Un comico fatto di sangue e che Sergio Rubini si faccia vedere un po’ più spesso, a teatro.
Invitiamo anche, già che ci siamo, Michele Placido, Luca Zingaretti e Giulio Scarpati a riprendere, rispettivamente, i ruoli che li hanno consacrati, alla regìa il primo e alle serie televisive gli altri due, suggerendo loro di disertare, se possibile, i palcoscenici. E Alessandro Gassman, ad accontentarsi.

Con Il Don Giovanni, sottotitolato vivere è un abuso, mai un diritto, si è probabilmente toccato uno dei picchi più interessanti della recitazione contemporanea: Timi è davvero un animale meraviglioso, poliedrico, infaticabile, estroso, ricchissimo, elastico, delicato, surreale, sublime; Servillo, nella riposizione di Le voci di dentro, è una macchina da guerra, impeccabile, professionale fino all’esasperazione, quasi irritante la sua metodicità interpretativa, uno dei pochissimi attori italiani, se non l’unico, a poter traghettare le nostre commedie oltre i suoi naturali e secolari confini montuosi.
Entrambi, Timi e Servillo, sono oltretutto accompagnati, in scena, da uno stuolo di meravigliosi comprimari che hanno immedesimato, alla perfezione tassonomica, le direttive imposte dai rispettivi copioni: spumeggiante, irridente, solare, ma cinico, il cast assoldato dalla produzione Franco Parenti/Teatro Stabile dell’Umbria per decomporre, sverniciare e addirittura riscrivere l’intoccabile capolavoro di Mozart; rigido e armonioso, puntuale e travolgente quello che si è messo all’anima di farsi guidare tra gli anfratti della coraggiosissima impresa di mettere le mani su un libretto semplicemente sacro scritto da Eduardo De Filippo.




















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