
PISTOIA. Pregiato e pregevole il camaleontismo del teatro Manzoni. Affermazione suffragata dal terzo appuntamento della stagione, 7 minuti, sul palco di Corso Gramsci il prossimo fine settimana, dal 5 al 7 dicembre, che arriva dopo il monologo introspettivo di Valentina Sperlì e la commedia goldoniana di Pierfrancesco Favino. Perché si parla di dignità, rispetto, diritti e lo fanno undici donne, undici operaie, che tremano all’idea di perdere il lavoro, ma che non vogliono per questo sottomettersi, passivamente, alle intemperie schizofreniche del padrone, difendendo, con coraggio, occupazione e libertà.
Stavolta, a parlare, è Stefano Massini, giovane autore impegnato che si è fidato ciecamente della regia di un altro personaggio artisticamente mai banale, Alessandro Gassmann. Nelle loro esternazioni hanno a loro volta creduto Emilia Romagna Teatro, il Teatro dell’Umbria e il Teatro del Veneto, che hanno prodotto il lavoro e allineato alle spalle di Ottavia Piccolo, una che si è anche prestata al cinema e alla televisione, qualche volta, ma che è nata, piccolissima (debuttò a soli dieci anni), a teatro, uno stuolo di dieci attrici che sono, in ordine alfabetico, Arianna Ancarani, Eleonora Bolla, Vittoria Corallo, Cecilia Di Giuli, Paola Di Meglio, Balkissa Maiga, Stella Piccioni, Silvia Piovan, Olga Rossi e Stefania Ugomari Di Blas.
E al di là della tragica concomitanza con la precarietà assoluta, 7 minuti ha un valore aggiunto, artistico e morale, parecchio prezioso, visto e considerato che le prove, prima di partire per una lunga tournée invernale, il cast le ha fatte al teatro di Narni, a pochi chilometri da Terni, contemporaneamente alla protesta, affatto teatrale, degli operai dell’Ast, un dissenso sfociato nei tafferugli di Roma e che non ha fatto altro che irrobustire la già granitica convinzione degli autori e delle interpreti sulla indispensabile necessità di fare questo spettacolo.

I sette minuti in questione sono quelli ai quali i dirigenti della fabbrica chiedono alle operaie di rinunciare: una sottomissione che garantisce, per tutte, la conservazione del posto di lavoro. Ma per molte di loro, questo non è che il primo anello di una catena di ricatti che se accettato non farà che creare un precedente e per questo, in gioco, non c’è una piccola pausa, ma un mondo di cose, nelle quali si adagiano, prima di tutto, libertà e dignità.
Le operaie non sono schierate all’unisono: età e estrazioni diverse, come le nazionalità. Si innescano meccanismi corrispondenziali, si accendono dibattitti, si apre il confronto e lo scontro: è una questione di donne, compagne, figlie, mogli, madri.
Lo spettacolo, come al solito, si snoderà nei tre giorni del fine settimana, con venerdì e sabato alle 21 e la domenica alle 16. Il consueto incontro pomeridiano del sabato con il pubblico da parte dei protagonisti avverrà, per la prima volta, nel salone dell’ospedale San Jacopo.




















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