san marcello piteglio. PROGETTO BOSCO, TRADIZIONE E FUTURO CONTRARIA AD UNA MONOPOLIZZAZIONE DEL TERRITORIO

Andrea Catinari: “Non vedo chiarezza su tale progetto e la mancanza di chiarezza porta necessariamente a malintesi e fraintendimenti”

SAN MARCELLO PITEGLIO. Il Progetto Bosco nasce nel Comune di Piteglio (con l’allora sindaco Luca Marmo) nel 2015. Coinvolte aziende e privati, era nato per far fronte al degrado boschivo, per limitare lo stato di incuria in cui versano i boschi.

Negli anni sono stati fatti diversi incontri, fra i cittadini, fra chi aveva manifestato interesse al progetto e le istituzioni, ovvero il comune di Piteglio, l’assessore regionale all’agricoltura Remaschi, il consigliere regionale Niccolai (25/10/2016 a Piteglio)

Vorrebbero raggruppare svariate particelle catastali boschive e terreni agricoli per una miglior gestione, rendimento, per farci manutenzione e per renderli più decorosi e metterli a reddito.

Nel Progetto Bosco si menziona un’area sperimentale di 2.000 ettari su cui fare una sperimentazione per verificare la bontà delle teorie del progetto inerenti al recupero ed alla valorizzazione delle aree boschive di cui trattasi.

Gli attori del Progetto Bosco dovrebbero dimostrare che effetti ha avuto questo “Bosco Didattico” a distanza di 6 anni dal lancio del progetto.

Viene menzionata continuamente la parola “virtuoso”; virtuoso, ma senza alcuna specializzazione, senza specificare in cosa consista la virtù del progetto, in cosa eccelle.

L’UCAP ha in gestione il demanio forestale sin da quando ha rilevato le funzioni e le competenze della ex Comunità Montana. Ha difficoltà a gestire le aree demaniali, lo dimostra il fatto che sta dando in gestione parte di suddette aree, i beni, i terreni, le Unità Immobiliari.

Viene dato in gestione il terreno che già è di sua competenza, ma ne vuole di ulteriore; c’è qualcosa di poco chiaro in questo, perché se da un lato si danno in gestione beni propri e dall’altro si cerca di gestirne di nuovi vuol dire che si va inevitabilmente a creare una monopolizzazione delle aree forestali e non solo della Montagna Pistoiese in favore di qualcuno.

Altrimenti non si spiega tale impostazione. Ci chiediamo, quindi, con quali intenti un cittadino dovrebbe cedere in gestione la propria terra, agricola o boschiva, all’UCAP o a chi per essa, perché il Progetto Bosco. neppure è chiaramente definito: CHI DOVRA’ GESTIRE QUESTO PROGETTO? L’UCAP? I PARTECIPANTI AL PROGETTO BOSCO? E CHI SONO? COME GESTIRANNO AREE TANTO VASTE?

Tradizione e Futuro fa una constatazione di fatti; non vorrei che si andasse in direzione delle direttive europee sotto l’aspetto per cui tali direttive e le linee politiche europee vanno verso la soppressione delle piccole e medie imprese per favorire multinazionali o grandi impresari al fine di monopolizzare alcuni settori.

Così si andrebbero ad annullare, ad annientare le tradizioni fatte di piccole realtà sostenute anche con la valorizzazione dei prodotti locali. Questo perché l’agroforestale non è un settore che permette questo tipo di operazione, perché si vanno a perdere le caratteristiche del territorio.

Esempio si può calare sulla marmellata che viene prodotta da aziende montane nostre: se esiste un grande centro commerciale dove si vendono le marmellate, quella prodotta sulla montagna pistoiese fatta coi frutti del territorio non potrà mai essere concorrenziale con un prodotto trasformato da frutta proveniente dall’estero. Ciò per far capire quanto sia facile sminuire il prodotto locale.

La mia perplessità nasce dal fatto che non vi sia chiarezza su chi sarà il gestore di questo progetto, perché l’UCAP ha già dimostrato di avere enormi difficoltà a gestire le aree demaniali di sua competenza, mentre di un eventuale soggetto privato, o misto pubblico-privato, non si sa nulla; non troviamo neppure corretto che un privato gestisca beni a loro volta di proprietà privata, almeno senza chiarire costi e benefici dell’operazione, benefici anche e soprattutto per i proprietari di tali beni.

Sono fortemente contrario a una monopolizzazione del territorio, della Montagna Pistoiese. Questo è il punto focale della questione.

Dall’Ottobre 2016 ad oggi non abbiamo più avuto comunicazioni, documentazioni, niente di sostanziale, almeno per quanto rilevato nel sito istituzionale del Progetto Bosco. Non vedo chiarezza su tale progetto e la mancanza di chiarezza porta necessariamente a malintesi e fraintendimenti.

TRADIZIONE E FUTURO
Andrea Catinari