
PISTOIA. Talvolta, meglio aspettare. Per capirne di più. Abbiamo atteso di proposito che scemasse l’effetto-Pennetta/Vinci, la finale dell’ultima edizione degli US Open di tennis che ha visto il derby tricolore tra la bella Flavia, sin qui considerata dai mass media italiani più starlette (o velina) che non sportiva, e Roberta Vinci, nota agli amanti del doppio (per i suoi successi con Sara Errani) meno a quelli del singolare.
La finale, tecnicamente parlando, non è entrata tra le prime 100 della storia della disciplina sportiva: non è stata appassionante come un Borg-Mc Enroe d’annata. Pennetta ha vinto meritando di vincere, Vinci avrebbe avuto bisogno di tirare il fiato (e soprattutto di riordinare le idee) dopo aver sconfitto la super favorita Serena Williams, un’impresa titanica (contro la nostra, la campionessa a stelle e strisce ha perduto l’opportunità di realizzare il Grande Slam, ovvero di vincere tutti e quattro i grandi tornei: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e appunto Us Open).
La grandezza di questo confronto sta tutta nell’immediato post gara, nelle interviste rese sul campo a match appena concluso. Vinci ha dato una lezione di sportività unica, complimentandosi con la rivale e dando appuntamento ai tifosi Usa al prossimo anno. Aveva un volto sereno, non arrabbiato, più unico che raro a competizione appena ultimata.
Ha confermato intelligenza, ma soprattutto equilibrio, fondamentale in chi fa sport. Perché non ci si deve né esaltare né abbattere, né irridere né farsi irridere, è necessario restare lucidi per poter analizzare pregi e difetti. Vinci ci ha fatto riconciliare con lo Sport. Così come Pennetta che, come fosse alla fine di un film, ha fatto razionalissime dichiarazioni col cuore che resteranno negli annali dello sport, annunciando anche la fine della propria carriera sportiva.
Al top. Felice come soltanto l’attimo del successo può rendere, ha festeggiato più coi sorrisi che non con sguaiate manifestazioni di giubilo. Ha confermato di avere classe, sul terreno da gioco e fuori. Una testa bellissima, affascinante e seducente come poche, ancor più di quel volto e di quel fisico che tanto entusiasmano, in patria e oltreconfine.
Ecco Pennetta e Vinci ci hanno reso intimamente orgogliosi di essere italiani: due splendide connazionali che si sono fatte onore prima come donne e poi come eccellenti sportive. Raro che accada con gli uomini, fateci caso, anche in passato, con i nostri campioni e persino campionissimi. Succede quasi sempre con le donne, che sanno esprimersi ed esprimere la beltà della vittoria, dell’affermazione, senza esagerare, gioendo ma senza sceneggiate e smargiassate.
Sì, vorremmo uscire a cena con entrambe e ci perdonino mogli, fidanzate, mamme, sorelle, nipoti, zie, nonne e amanti. Perché, discorrendo tra una portata e l’altra, riscopriremmo lo sport dei principi e dei valori che tanto ci manca. Grazie Roberta, grazie Flavia.





















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