
PISTOIA. “Non abbiamo perso, abbiamo fallito”. L’esperienza con Sel da parte di Massimiliano Sforzi si chiude con questo epitaffio. Resterà a onorare la carica di consigliere comunale perché “non tutti i miei elettori provengono dal partito, ma nel partito, in questo partito complementare al Pd, non mi riconosco affatto”.
Ha convocato una conferenza stampa, stamani, sabato 6 giugno, in una delle stanzette dei gruppi consiliari del Comune, Massimiliano Sforzi, per ufficializzare una decisione maturata e presa non certo stanotte.
“Per me è un evento doloroso – ha esordito di fronte a tre giornalisti –. Si tratta di un arrivederci, per ora e non di un addio, ma è arrivato il momento di riimpossessarci della gente, che non sono programmi virtuali, ma problemi reali, quotidiani, da affrontare con coraggio e cognizione di causa. Più della metà degli elettori ha preferito non andare a votare e tra quelli che ci sono andati, affluenza preoccupante sotto la soglia democratica, solo il 5,05% per cento ha creduto in quello che abbiamo pensato di fare nostro patrimonio”.
Una scelta aritmetica, dunque? “Assolutamente no – incalza Massimiliano Sforzi –. Questa decisione l’ho iniziata a maturare nell’ottobre scorso e l’ho confidata ai compagni e alle compagne che mi sono stati più vicini. Ho aspettato la fine delle Regionali proprio per non influenzare minimamente il voto di chi crede nei nostri progetti, ma ora, il tempo, è scaduto”.
Qualcosa deve essere successo, però. “No, non è successo nulla – aggiunge – e proprio per questo ho capito che Sel non è più la casa nella quale posso vivere. Mancano Gesualdi, Mancini, Casalini: mancano le anime ambientaliste, le coscienze critiche, anche cristiane; manca il Movimento. Per fare la costola del Pd non serviamo, non ne ha bisogno il Pd, se non per meri calcoli e noi, complementari a un partito non certo di sinistra, non abbiamo ragione di essere”.
Dimissioni parziali, però: in consiglio comunale, Massimiliano Sforzi resterà.

“Certo – replica –, ma lo faccio perché buona parte del mio elettorato non è figlio legittimo del partito, ma dei Movimenti, anche cattolici, dell’associazionismo, dell’acqua come bene comune, contro i veleni degli inceneritori e con loro ho un patto aperto fino alla fine, naturale, di questa legislatura, nel 2017”.
Nemmeno Mattia Nesti gli ha regalato uno spunto per rimanere…
“È un bravissimo ragazzo, Mattia – dice ancora Sforzi –, ma è un giovane vecchio, perfettamente incastonato in quella logica di sussidiarietà tanto cara a questo Pd e nella quale ho grandi problemi a stare. Credo che la politica sia un servizio quotidiano per la gente che ha bisogno: non di prebende, ma di solidarietà e di efficienza. E anche oggi, come ogni sabato, sono stato qui, dalle 8:30 ad aspettare persone che non sanno come fare per tirare avanti: la sinistra deve vivere pensando soprattutto a loro; per il resto e gli altri, il tempo si deve avere solo se avanza”.
Le mani, mentre racconta ed esterna la sua faticosissima decisione, gli tremano. Quando ha iniziato a fare politica attiva, Massimiliano Sforzi, nel 2009, era convinto che un altro mondo fosse possibile. Dopo un lustro e più si è già irreparabilmente scontrato con la macchina della politica, che è quella dei privilegi personali, degli orti sotto casa, quasi sempre a scapito di chi ti ha delegato.
“Resto in politica – conclude Massimiliano Sforzi –, perché non potrei fare diversamente, nell’augurio però che qualcosa succeda, perché se tutto dovesse restare così com’è, dovrò per forza di cose riscrivere la mia partecipazione civile”.























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