L’Italia non può essere libera perché non ha uomini liberi: o almeno quei pochi che ha, sono perseguitati perché mettono anche un solo pisello sotto i venti materassi della famosa principessa di Andersen

FINGAN TUTTI DI ASSOPIRSI
MA QUALCUN DOVRÀ PENTIRSI!

OGGI POMERIGGIO apro la posta e leggo:
Buongiorno Direttore,
non ci sentiamo da un pezzo, ma ho continuato a seguire questa testata on-line.Non ho parole per descrivere la vicenda degli arresti domiciliari per tutti quei post sulle strade vicinali del Montalbano quarratino. Vicenda passata quasi in sordina dalla stampa locale.
Perché allora non prova a contattare Massimo Giletti di Non è L’Arena? I suoi servizi hanno sollevato molte questioni come la storia delle sorelle Napoli di Mezzojuso.
Vedrà che il risalto mediatico sarà assicurato e la procura finalmente inizierà a fare il suo lavoro.
A proposito di Procura, so che la Procura di Genova ha una qualche competenza su quella di Pistoia. Chi ha disposto i famosi 104 giorni di arresti domiciliari illegittimi dovrà renderne conto dal punto di vista disciplinare.
Mi faccia sapere, l’idea è buona.
F.V.
Guardano tutti da un’altra parte…

Caro affezionato lettore che non mi segue da un po’…
Crede che non sia stato fatto alcun tentativo per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi che, sì, partono dal Montalbano, ma riguardano tutto il territorio del Comune di Quarrata e tutti i territori di tutti i Comuni della Toscana e d’Italia?
È un problema – quello del funzionamento degli uffici tecnici dei Comuni – che si chiama con una parola semplicissima: corruzione.
Solo che, dinanzi a questo problema, che s’intreccia con altri due elementi-chiave dei nostri giorni, la trasparenza e la legalità, le procure (anche quelle di chi proclama pubblicamente che sarà dalla parte della gente comune come me) girano il naso altrove. Troppa fatica, troppi macigni da smuovere.

La cosa migliore è fare finta che il problema non esista: e la procura di Pistoia, da questo punto di vista, è maestra e donna.
È una citazione dantesca: non aggiungetemi, per favore, un altro capo di imputazione, per il maxiprocesso, solo perché cito Dante e voi non lo conoscete che nella versione scaciata e dozzinale di Benigni.
I grandi giornalisti che vedete sopra, sono tutti avvisati del caso: ma nessuno se n’è assunta una briciola di responsabilità.
Tengono tutti famiglia, a partire dall’Ordine della Toscana. E famiglia non significa moglie e figli da campare; identifica la condizione di non voler aver grane con chi comanda. Meglio obbedir tacendo.

È un peccato che, come scrisse Alberto Vivarelli una volta, «alla fine tutto torni», ma solo perché tutto resti com’è.
A partire da quelli che la guerra e la libertà non sanno cos’è, ma sono iscritti all’Anpi appena mettono i denti da grandi; e vengono sistemati, periodicamente, “a camionate” nel pubblico impiego: di cui fa parte anche lo pseudo-giornalismo di oggi, corporazione a cui si accede con un pass di partito.
Grazie, però, per il suggerimento-Giletti. Tuttavia in questo caso vergognoso, in cui un procuratore capo dava ordini che nessuno dei suoi subalterni rispettava, più che una lametta per radersi, sarebbe utile la falce fienaia.
Quella, s’intende, della Signora vestita di nero…
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]
Il capo dà gli ordini
e i soldati fanno quello che vogliono






















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