MOLTO FESTIVAL, POCO BLUES

Edizione 2014
Edizione 2014

PISTOIA. Il confronto con la limitrofa manifestazione gemella del Summer Festival di Lucca è semplicemente impietoso: già fissati i concerti degli Eagles (2 luglio), Jeff Beck e Robben Ford (7 luglio) e dei Prodigy (10 luglio), pare che Mimmo D’Alessandro, il Tafuro dei lucchesi, porterà in piazza Napoleone anche Adele, Michael Bublé e Steve Wonder: di meglio, a onor del vero, c’è davvero poco altro!

In piazza del Duomo invece, per questa 35esima edizione particolarmente anomala – un Festival spalmato lungo tutta la settimana, dal 10 al 17 luglio, non si era mai visto – i nomi che dovranno esercitare fascino e attrazione sono, con tutto il rispetto che si deve e che osserviamo con piacere, di ben altro lignaggio: Negramaro, Morcheeba, Bandabardò, senza dimenticare – e con lui almeno una serata si pareggia – Robert Plant, con la scommesse britannica di Eddye Floyd, i rockettari Artic Monkeys, i Lumineers, Jack Johnson e lo spettacolo teatrale, perché è al Manzoni che si esibirà, di Mark Lanegan.

Il problema, non di fondo, ma filosofico, dunque etereo, sta tutto nella denominazione. Chiamarlo Festival Blues, ormai, non ha più alcun senso e lo diciamo con una vena, enorme, di sana nostalgia ed un’altra, assai meno gonfia, di retorica deontologica. Certo, Pistoia è stata, per oltre vent’anni, la città del Festival Blues; anzi, all’inizio era così blues che si chiamava Blues’In, quel meraviglioso cofanetto artistico. Da quella piazza, incantevole, salvo Eric Clapton, sono davvero passati tutti, ma proprio tutti quei musicisti che, nella loro carriera, almeno una volta, si sono messi all’anima un sound del Mississipi. Parecchi di loro sono morti: qualcuno di vecchiaia, altri di sfortuna, taluni per eccessi. Al loro posto non sono arrivati eredi di pari spessore, o perlomeno l’industria discografica non ha voluto in alcun modo incentivarne la leggenda e il blues, ahinoi, ha dovuto fare i conti con la recessione, lasciando via libera a tutti gli altri generi musicali, più facili, addomesticabili, spendibili, vendibili, ballabili, impasticcabili.

O forse la Tafuro dinasty sta aspettando che qualcuno, in città, si metta finalmente all’anima di sponsorizzare seriamente la manifestazione in modo che le sirene lucchesi si infrangano, irreparabilmente, lungo la dorsale del Serravalle e che Pistoia torni ad essere il centro dell’universo toscano della musica?

In attesa di sapere di quali siano i connotati artistici delle prossime future edizioni del Festival di piazza del Duomo, ci corre il dovere di suggerire alla direzione artistica del programma l’amputazione del genere – blues – sulla denominazione dell’evento, sostituendola, perché no, con quello della città che lo ospita da ben 34 anni, Pistoia.

Altrimenti, vista la ghiotta indigestione musicale che faremo nella seconda settimana di luglio, si potrebbe organizzare una serata rigorosamente riservata ai puri nostalgici e chiamare sul palco tutti i bluesman di comprovate capacità, ma solo loro, del circondario: la lista è lunga, ve lo assicuriamo: qualche seme, del Blues’In, in tutti questi anni, è diventato un fiore.

luigiscardigli@linealibera.online

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