PISTOIA. Ieri, tranquillo pomeriggio invernale. Giornate ancora corte e clima inadatto ad escursioni impegnative. Allora, tanto per tenersi in esercizio, può capitare di passare a piedi, verso le 16.45, nella zona dello stadio, senza pensare che si è da poco conclusa la partita Pistoiese-Reggiana.
Ed ecco, davanti alla zona di uscita dei giocatori, una scena in verità vista in altre occasioni, nel corso degli anni. Un gruppetto di tifosi, più delusi e frustrati che pervasi da intenzioni minacciose (la Pistoiese, per la cronaca, ha perso 0-4) e, nei pressi, la bellezza, se ho contato bene, di sette mezzi della forza pubblica, tra polizia e carabinieri (oltre a quelli eventualmente presenti in zona tribuna all’interno dei cancelli) ed almeno una trentina di effettivi totali (ma anche di più), tra cui, in particolare, una notevole quantità di poliziotti all’interno di un pulmino.
Al vedere tale spiegamento, il cittadino comune non può non porsi alcune domande e fare alcune riflessioni. Tutto questo, beninteso, senza criticare i singoli responsabili che hanno disposto lo schieramento in questione. Si sa come vanno le cose in Italia intorno al mondo del calcio e quindi la prudenza è d’obbligo, anche se Pistoia, di solito, è una piazza tranquilla.
E quindi, viene da chiedersi: quante sono le partite che, ogni fine settimana, vengono giocate in Italia, dai campetti delle più lontane periferie fino ai maggiori stadi della serie A e che richiedono, in quantità e con mezzi a supporto variabili, la presenza e/o l’intervento della Forza Pubblica? Quante migliaia di agenti e di mezzi vengono impiegati a questo scopo? Con quali costi, economici e non solo, a carico della collettività? Sottraendoli a quali e ben più importanti compiti? E per giunta senza che tutto questo spiegamento di forze garantisca necessariamente che l’ordine sia mantenuto e che chi lo infrange paghi il dovuto conto alla giustizia.
A tal proposito, chi segue il calcio ricorderà bene un “signore” chiamato Genny ’a carogna, che due anni fa, in occasione della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina tenne tranquillamente in ostaggio l’intero stadio per un tempo insopportabilmente lungo; ricorderà i gravissimi disordini accaduti a Genova, dentro e fuori lo stadio, in occasione di Italia-Serbia del 12 ottobre 2010… e se si volesse continuare con le citazioni si potrebbe durare a lungo.
Le persone un po’ anziane, come me, ricorderanno bene che quaranta o cinquanta anni fa, la situazione era diversissima; occorreva molto meno forza pubblica per tenere sotto controllo la situazione e non c’era bisogno di dividere le tifoserie all’interno degli stadi. Io stesso, da tifoso juventino, andavo spesso a Firenze in occasione di Fiorentina-Juve e stavo in mezzo ai tifosi viola senza problemi; o a Torino quando c’era il derby, e stavamo tutti mescolati dentro lo stadio. Cose impensabili adesso.
E allora, si deve concludere, non per dire cose banali, che il problema è grave sotto diversi aspetti: a iniziare dalla sopravvenuta inciviltà di una frangia piuttosto corposa di persone, sulla quale non si è né riflettuto, né posto rimedio; per finire con il fatto che non mi sembra possibile che il mondo della “politica” continui a manifestare sostanziale indifferenza e menefreghismo, o quantomeno mancanza di incisività, su un argomento come questo; salvo qualche dichiarazione di facciata quando accadono i fatti più gravi, ma con il risultato che il giorno dopo torna tutto come prima.
Non mi sembra che, mediamente, in altri stati europei, accadano cose simili.
[*] – Lettore, ospite




















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