
FIRENZE. Sollevate due eccezioni di incostituzionalità. A sollevarle, dinanzi al Giudice di Pace di Firenze, dottor Virzì, è l’avvocato Pamela Bonaiuti del Foro di Prato, difensore di due donne imputate per ingiuria e minaccia.
Nòcciolo della questione, tralasciando i fatti che riguardano le due donne, secondo l’avvocato, è che mentre l’articolo 594 del codice penale, cioè il reato di ingiuria, è stato abrogato dal decreto legge del 15 gennaio scorso; quello che riguarda il reato di minaccia, cioè l’articolo 612, esiste ancora.
Ergo, il difensore delle imputate si chiede: in primis, come mai sussista questa disparità di trattamento tra le due norme, dato che, oltretutto, il reato di ingiuria (abrogato) prevede una pena più severa di quella prevista per la minaccia, contrastando pienamente con l’articolo 3 della Costituzione.
In secundis, l’avvocato Bonaiuti ritiene che ci sia un eccesso o un difetto di delega. Se infatti il Parlamento ha delegato al Governo di prevedere per i reati, con pena pecuniaria, la possibilità di estinguere il procedimento attraverso il pagamento di un importo pari alla metà della stessa sanzione, perché il Governo non lo avrebbe fatto?
Adesso il procedimento a carico delle due imputate è stato sospeso in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale.
L’eccezione è stata infatti accolta dal Giudice di Pace di Firenze e gli atti saranno trasmessi al presidente del consiglio dei ministri, alias Matteo Renzi, ai presidenti delle due Camere e, appunto, alla stessa Consulta.
Ne risentiremo parlare.
[Alessandra Tuci]

























