
PISTOIA. Alla luce della bella festa di lunedì 15 settembre del Centro Giovani, come volontari vogliamo fare delle considerazioni sulla vicenda e sulle attese di una comunità che si è riversata nei locali di via Nazario Sauro a sostegno dei ragazzi del Bow7 e di don Alessandro Carmignani.
La festa è stata un’occasione di richiamo per tutti quelli che hanno fatto esperienza del Cg e con la loro presenza hanno dimostrato che non se lo sono dimenticato. È stato inoltre un rievocare momenti e ricercare materiali e oggetti che fanno memoria di un vissuto più o meno lontano.
Risalendo agli obiettivi che nel volantino del 2000 il Vescovo Statizzi indicò con queste parole: “Gli obiettivi di questa nuova iniziativa sono: offrire agli adolescenti, dai quattordici ai diciannove anni, un ambiente dove vivere, incontrarsi, studiare, formarsi e divertirsi. È iniziativa proprio della Diocesi”. E poi la sua firma, Simone Scatizzi Vescovo.
Noi, amici del Cg, ci sentiamo ancora coerenti al suo mandato, siamo rimasti fedeli aprendo oltre al cuore anche la nostra mente e le braccia. Le nostre vite sono una catena d’incontri.
Incontri di persone, di culture, di arte, di opinioni e di generazioni che al Cg hanno animato i pomeriggi e le serate. Ed è così che Dio compie il primo passo e si rivela all’uomo attraverso la fede, la ragione, attraverso gli “altri” che sono da considerare fratelli e come c’insegna Gesù ogni gesto a favore o sfavore di un fratello più piccolo e quindi più indifeso sarà come averlo fatto a lui.
La virtù dell’accoglienza con la sua essenza più profonda: “conoscersi” in questi 14 anni di attività, ha caratterizzato lo stile del Bow7. La cosa più bella, al di là delle diverse opinioni, delle diverse idee politiche e religiose, che noi volontari abbiamo visto accadere in questi anni al Cg sono i ponti, i collegamenti che si sono creati tra le vite, legami di amicizia e di amore.
E quando si arriva a queste due parole, non ce ne sono altre, non ci sono incertezze e chiusure che tengono, vuol dire che il Cg è destinato ormai a rimanere la nostra casa, anzi, la nostra “chiesa famiglia”.
Questa realtà non ha fatto altro che seguire il cammino nella direzione dei giovani e nella direzione dei poveri, ci ha permesso di pensare e sperimentare tanti progetti che si sono concretizzati in veri e propri servizi.
L’incontro avvenuto in Diocesi con don Palazzi, il 12 settembre, ha fatto emergere una grande incomprensione in merito al nostro operare ritenuto “non ecclesiale” semplicemente perché il Centro Giovani ha da sempre accolto “ciascuna persona”, spalancando le porte, senza fare alcuna discriminazione in merito alla fede ed alla frequentazione della chiesa e della vita parrocchiale.
La nostra identità è proprio questa, essere al confine, alla periferia, accogliere anche i più lontani. Sinceramente lo riteniamo un punto di forza ed un compito delicato, ma anche un dovere per la chiesa all’interno della quale ci sentiamo e chiediamo un maggiore riconoscimento.
Santina Santangelo, Camilla Solari

























