«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»: ci pensa poi certa giustizia a seminare disperazione a larga mano
Quanti interessi si muovono dietro le esecuzioni immobiliari? Si sente dire che a Pistoia il fenomeno è molto più esteso che a Prato, una città che è più del doppio della tana di Vanni Fucci. Cosa significa, allora, il modo di dire «dove c’è fumo, c’è arrosto»?

Avete mai visto la faccia della disperazione sul viso di qualcuno? Non intendo le solite cose lontane, legate ai popoli che soffrono e ai bambini che hanno bisogno di cure o nutrimento perché patiscono la fame.
Intendo parlare di molti italiani che avevano e sono rimasti senza un tetto sulla testa. Di molti lavoratori che, malgrado abbiano lavorato una vita intera, si ritrovano depredati (non c’è altra parola, credo) e destinati ai servizi sociali o alla Caritas per un piatto di minestra.
Oggi pomeriggio ho incontrato l’ennesima persona che è stata fatta vittima di un sistema giudiziario simile a una impresa da rapina.
Inascoltati, molti di questi disperati inutilmente credono che, pur essendo già nel vortice dei sequestri e delle imposizioni all’apparenza senza senso, le esecuzioni immobiliari siano guidate e sorrette dalla saggia prudenza di una applicazione della legge che sappia ascoltare anche chi è caduto in sventura.
Così restano schiacciati come zanzare fra le mani che schioccano e maciullano le loro vite in un colpo.
La storia di una di queste persone disperate, che lotta da ormai 10 anni fra ordinanze di sequestro e imposizioni che non conoscono sosta, ve la narrerò la settimana prossima.
Vi riserverò un’altra bella storia da Sarcofago City in cui gli anziani vengono espropriati alla famiglia e relegati ad una assistenza sociale mistificata; e certi lavoratori, già troppo in là per ricominciare tutto da capo, sembrano presi di mira da una sorte di quelle che Primo Levi osservava nei campi di sterminio. Una sorte che non è una sorte, ma l’uso di coltelli da tortura legale affilati come rasoi.
Che volete farci? La giustizia italiana è cieca, sorda e muta. Quella di Pistoia, non di rado, anche vessatoria e tragicamente irrispettosa dell’uomo che si trova dinanzi.
Forse è per questo che fra giornalisti ammalati di sindrome da culilinguo e procure assetate di voglia di ridurre al silenzio le voci libere e vere, non pochi dei cittadini di questa provincia vengono letteralmente spolpati.
E non di rado perfino le loro ossa vengono sciolte nell’acido di una giustizia vergognosamente ipocrita da farisei-tombe imbiancate…
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]
























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