Il sindaco: “Patrimonio di un intero Paese, figlio di questa città”

PRATO. A Prato era di casa. Vi era nato il 23 settembre del 1956 e qui aveva iniziato a calcare i campi sportivi a Coiano nella squadra del “Santa Lucia”, il quartiere dove viveva con la sua famiglia.
Era diventato un simbolo del calcio mondiale, campione del mondo con l’Italia nel 1982, capocannoniere e pallone d’oro in quello stesso mondiale grazie al quale è diventato per tutti “Pablito”.
“Patrimonio di un intero Paese, figlio di questa città”, così lo ricorda in un post stamani il sindaco di Prato Matteo Biffoni .
“Se na va purtroppo – ha detto Giorgio Silli- un’altra tessera di quel meraviglioso mosaico di lavoratori vincenti che è la nostra città” (vedi)
Candidato alle elezioni europee per Alleanza Nazionale nella circoscrizione Nord-est e nel 2000 alla presidenza della Lega Pallavolo Serie A femminile come cantante ha realizzato nel 1980 un 45 giri dal titolo “Domenica alle tre”. In televisione è stato opinionista per varie emittenti quali Sky Sport, Premium Sport e Rai. Impegnato nel sociale ha anche partecipato ad una edizione di “Ballando con le stelle” come concorrente. Gestiva una agenzia immobiliare a Vicenza ed era proprietario tra l’altro di un agriturismo in provincia di Arezzo.
A Paolo Rossi, la sua città di origine tre anni fa aveva dedicato a Palazzo Buonamici una mostra fotografica per ricordare appunto il Mondiale vinto in Spagna.
Una persona buona e gentile: un lutto enorme per il calcio e anche per la città di Prato dove in molti ricordano i giorni estivi del 1982 quando la città intera scese per le strade riversandosi soprattutto a Santa Lucia sotto la casa dei genitori del campione.
Ricordi indelebili legati all’impresa calcistica della Nazionale allenata da Enzo Bearzot e a quei goal segnati dal campione pratese che hanno fatto esultare di gioia intere generazioni di italiani.
Posso dire che anche io c’ero: seppur giovanissimo ricordo che da Quarrata la sera stessa in cui si vinse il Mondiale venni a Prato in piazza San Marco e piazza del Duomo.
Una sera movimentata, dalle emozioni forti, segnata tra l’altro dai gavettoni riservata alla macchina dove ero seduto (rigorosamente targata Pt).
Andrea Balli
























