
PISTOIA. Metabolizzare il lutto non è semplice, specie quando non è stato possibile partecipare al dolore della famiglia.
Caro Stefano noi ci conoscemmo nel 1982,quando tu partecipasti, con esiti brillanti, al concorso per ingegnere al Comune di Pistoia. Come assessore ai lavori pubblici mi sembrò che la tua capacità e la tua preparazione fossero utili per l’amministrazione ed in particolare per coprire il vuoto lasciato dal tuo predecessore, l’appassionato ing. Enzo Papini.
Entrasti, giovane ed inesperto, a dirigere il ginepraio del settore acquedotti,era il giugno del 1982,per tre anni tu fosti un prezioso collaboratore, puntuale, affidabile, elegante, riservato.Via via prendevi conoscenza del settore delicato e difficile che ti toccò di dirigere. Nel 1985 cessò il mio incarico, ma nel 1990, fino al 1992, riprese la nostra quotidiana e fattiva collaborazione.
Vivemmo momenti difficili, non solo per la siccità, ma anche per la malignità di taluni. Noi affrontammo la situazione con coraggio e fermezza. Dopo, quando mi ero già dimesso,fummo coinvolti in una incredibile vicenda giudiziaria, che durò quattro lunghi anni. Fummo accusati di abuso di ufficio, per aver cercato di riparare la diga di Gello nel modo più corretto e più veloce possibile (dopo 25 anni devono sempre provvedere, sciagurati). Quelli erano tempi tremendi di giustizialismo selvaggio e di caccia alle streghe. Tu ed io sapevamo con assoluta certezza di avere operato onestamente per il bene di Pistoia.
Ci infangarono,ci umiliarono e dovemmo aspettare quattro lunghi anni per avere giustizia piena. Come capita a tutti gli uomini onesti i patimenti ingiusti sopportati insieme consolidano i legami di stima e di affetto. Tu sei stato più sfortunato di me: lo stress di quel processo, iniquo lungo e pesante, ti colpì con il male tremendo che con coraggio combattesti e superasti.
Fui felice quando ebbi la certezza che la tua battaglia era stata vinta. Quando ti incontravo, sempre insieme alla tua forte e meravigliosa moglie, ti scrutavo e ti chiedevo …ero ormai sicuro che il male aveva perso. Non è stato così, ciao Stefano, amico da 36 anni, vittima e partecipe di un segreto che appartiene soltanto a noi due, la nostra onestà, grazie di tutto.



















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