
LE BANCHE, per stare sul mercato, dovranno da ora in poi trovare altre fonti di redditività, ovvero dovranno tornare a proporre prodotti all’economia reale, prendersi dei rischi ponderati (cosa che, come abbiamo ben visto, non facevano più, dando soldi agli amici insolventi, che tanto c’era tutto il resto che garantiva la rendita positiva e se non bastava… c’era lo Stato) ma ineludibili.
Prosegue da: wonderland. LA YELLEN BALBETTA & E IL PETROLIO TRACCHEGGIA. 1
MA NON IN ITALIA
Dove si continua pervicacemente a gridare al complotto europeo. Dell’opacità della Banca d’Italia ho detto la scorsa settimana, ma merita ricordarlo. Abbiamo saputo solo per caso e da atti giudiziari della trattativa che c’è stata, tra Visco e la Bce, sul valore da dare alle sofferenze bancarie di Banca Etruria, Banca Marche e soci… In Bce le valutano in un 17% del valore originario.
Banca d’Italia le ha conferite alle nuove good bank (le banche sorte sulla cenere delle vecchie banche fallite) al 23%. Accade così che questa differenza, con le nuove regole, venga classificata come aiuto di Stato, e quindi la Bce comunica che:
- entro il 30 aprile, norme comunitarie alla mano, le 4 banche vanno messe sul mercato, ovvero vendute
- in mancanza della vendita, il 1° maggio la Bce subentrerà con una liquidazione coatta delle stesse.

Sviluppi: la Banca d’Italia, sempre nella segretezza (di Pulcinella) ha incaricato un fantomatico esperto di dare la giusta valutazione alle sofferenze in questione, con lo scopo palese di dimostrare che non solo la valutazione è corretta, ma anzi… si sono pure tenuti bassi… Peccato che queste sofferenze siano ora valutate dai mercati esattamente al 17%.
Domande:
- ̶ ma i correntisti/obbligazionisti, che già ci hanno perso un sacco di soldi, lo sanno cha a maggio saranno messi in liquidazione, se non si trova un accordo?
- ̶ ma la stampa italiana che fa? Tace?
- ̶ ma le dimissioni di Visco quando arrivano?
Intanto, giusto per chiarire ai potenziali investitori esteri come funzionano qui le cose, alla vigilia di Pasqua (la data non è per nulla casuale) il Banca Popolare di Vicenza, che ha attualmente tutto il vecchio Cda, rinviato a giudizio per vari reati legati alla mala gestio della banca, convoca, tramite commissario, un’assemblea dei soci (5mila) in cui tra l’altro viene votata – udite udite e credeteci – l’inammissibilità e rinuncia all’azione di rivalsa per i danni subiti, nei confronti dei vecchi dirigenti.
Complimenti! Messaggio chiaro: cari investitori, non ce ne fotte niente né di voi, né dei mercati. Qui si fa come diciamo noi. E infatti giù mazzate in borsa…
In ogni caso, a scanso di equivoci, i prestiti delle banche sono scesi in Italia ancora di un altro 1.2%. Illuminante è la distribuzione di questi prestiti: 800 miliardi alle imprese, 600 alle famiglie, di cui 300 per mutuo casa e 300 al consumo.
Conclusione: questo è un Paese bloccato dove quasi la metà dei prestiti sono alle famiglie, di cui un quarto in mutui e il resto va per lo più in titoli pubblici e obbligazioni.
Dov’è la voglia di investire e scommettere sul futuro? Come è possibile che in un Paese che per ormai evidenti limiti demografici non può oggettivamente farsene di molto di nuove case, si continui a mettere un quarto dei prestiti in acquisto di nuove case? Ormai anche i tordi capiscono che il futuro dell’edilizia è la ristrutturazione dell’esistente…
E IL GOVERNO…? NAVIGA A VISTA

E infatti le borse martellano inesorabili le nostre banche che ancora sono ben lontane da avere risolto il problema delle sofferenze: ricordiamo tutti il decreto di dicembre con cui Renzi decise di applicare un Bail-in non imposto dall’Ue, non previsto nemmeno dalla procedura di Bail-in attualmente in vigore, agli obbligazionisti di banca Etruria, Banca Marche, ecc., creando la Gacs, ovvero quella strampalata procedura che permetterebbe di immettere sui mercati le sofferenze a basso rischio con garanzia statale, e le sofferenze ad alto rischio senza garanzia.
Un provvedimento inutile, nel momento in cui tu garantisci ciò che non è a rischio e non garantisci ciò che è a rischio. E come tale snobbato dai mercati che hanno sùbito impallinato le banche italiane con ripetuti crolli di borsa.
L’indice di borsa del settore bancario italiano ha perso il 37% da inizio anno, contro il 25 per cento dell’Europa (ma per cause diverse dalle nostre… In Germania, per esempio, sono ancora alle prese coi titoli tossici che hanno scatenato la crisi finanziaria in Usa nel 2008).
Il governo si è così accorto che la Gacs è come cercare di spegnere un vulcano pisciandoci dentro, e sta cercando di porvi rimedio.
Secondo notizie di stampa (si veda Il Sole-24 Ore del 6 aprile), Renzi ha chiesto aiuto ad alcuni banchieri per vedere se è possibile creare un veicolo di sistema (una società deputata ad assorbire le sofferenze bancarie), che dovrebbe comprare dalle banche le sofferenze ed emettere obbligazioni, usufruendo della garanzia fornita dallo Stato (la Gacs).
Al veicolo potrebbero partecipare investitori istituzionali: casse previdenziali, assicurazioni, fondi. Insomma, si cerca di fare la famosa bad bank di sistema, la stessa bocciata dall’Ue qualche mese fa.
Domanda: se la cosa è stata già bocciata una volta, può andare diversamente questa? C’è da dubitarne, visto che l’accordo con la Commissione prevedeva che ogni banca si facesse la sua bad bank, escludendone una di sistema (dove inevitabilmente sarebbe entrato lo Stato sotto mentite spoglie).
L’impressione è che alla fine, come sulla flessibilità, si arriverà a un compromesso… Renzi, nonostante tutto, nonostante gli errori a raffica, è un uomo fortunato… ci sono troppi casini in giro per l’Europa (vedi Brexit) perché Juncker e soci vogliano davvero andare fino in fondo con l’Italia.
SORPRESA: LE FONDAZIONI RIENTRANO…
Ma non c’è solo Banca Etruria. L’altro fronte che sanguina, sono gli aumenti di capitale in corso, a cominciare da quelli delle popolari venete (e poi vedremo la mina Mps come andrà a finire…).
Qui il timore è che il mercato azionario non sia sufficiente (ma chi se le compra le azioni di banche tanto screditate?). Ecco allora emergere l’idea di creare un altro veicolo di sistema, finanziato da soggetti privati, sempre per aggirare la normativa sugli aiuti di Stato, destinato a comprare le quote azionarie che rimanessero invendute: una specie di compratore di ultima istanza delle ciofeche che si vorrebbe rifilare al nostro mercato azionario.
E chi sono mai i soggetti che il governo intende coinvolgere? La Cassa Depositi e Presiti e le fondazioni bancarie. E qui emerge tutta la farloccaggine del progetto: la Cassa Depositi e Prestiti, infatti, è controllata dal Tesoro e le fondazioni dagli enti locali. Come faranno mai a sostenere di fronte all’Ue che trattasi di soggetti privati?
Che la confusione sia totale, nel governo Renzi, è evidente: solo pochi mesi fa c’era stata una riforma per indurre le fondazioni a uscire dal capitale delle banche per dedicarsi esclusivamente a scopi sociali… Ma c’è di più. In Italia abbiamo due gruppi, Intesa e Ubi, che hanno fatto sforzi davvero importanti per mantenere una gestione che garantisse la redditività.

Bene, ora questi vengono “invitati” dal governo a contribuire con una bella paccata di miliardi a questa bad bank di sistema. In pratica, le banche che hanno saputo gestirsi, agendo correttamente, sono costrette a salvare quelle gestite male o con dolo.
In pratica si penalizzano gli azionisti di Intesa e Ubi, che si vedranno azzerati i dividendi di fine anno. Accade così che, seppure un giorno sì e uno anche, sia in Tv a elogiarsi da solo… Renzi sia ormai in fuga. In fuga da ciò che è, in un continuo gioco di prestigio, che gli consente, nel silenzio totale della stampa, di andare alla conferenza stampa di presentazione del Def per il 2017 (documento di economia e finanza, in pratica il pilastro su cui si basa la programmazione economica dello Stato) a snocciolare i “dati” come li chiama lui, accomunando, senza distinguerli, dati consuntivi con previsioni. Ovvero spacciando pii desideri per dati acquisiti (ma ne parleremo meglio appena avrò il tutto sotto mano). Però…
RENZI FUGGE, LA REALTÀ LO INSEGUE
![Renzi in fuga [infosannio.wordpress.com]](wp-content/uploads/2016/04/Renzi-in-fuga-300x175.jpg)
Renzi ha mandato avanti in Europa il povero Padoan (tattica degli ultimi mesi, dopo che le sue sguaiate uscite su Juncker lo avevano messo all’angolo) a dire che… a dire che… se l’Ue calcolasse il nostro Pil potenziale in maniera diversa, il rapporto di questo con il Pil reale sarebbe a noi più favorevole… Lo so… non ci avete capito niente. Nemmeno a Bruxelles.
Vediamo se capiamo cosa è il Pil potenziale. Il prodotto potenziale è una funzione del livello del Pil reale che si otterrebbe se esistesse piena occupazione (se mia nonna avesse le ruote sarebbe un carretto).
La differenza tra Pil potenziale e Pil effettivo, definita vuoto (gap) di Pil, serve come misura del rallentamento dell’attività economica, ossia come misura dello spreco di risorse produttive dovuto a livelli di occupazione non sufficientemente elevati.
Il Pil potenziale dipende dall’occupazione e dalla produttività per addetto. E come si sa, noi non brilliamo in nessuna delle due. Il rapporto tra i due Pil è usato per determinare i parametri con i quali valutare le condizioni dell’economia dei singoli stati e concedere eventuale flessibilità, secondo regole stabilite e firmate da tutti (come al solito).
E qui siamo al dunque, che è il solito (vi invito per capire di più sul Pil potenziale a leggere qui e qui).
Renzi ha sparato a vuoto, sprecato 20 miliardi. Altra surreale dichiarazione: «La decontribuzione per i nuovi assunti è stata in effetti un doping di breve periodo. Gli sgravi contributivi sono uno dei pilastri della riforma del mercato del lavoro che viene definita Jobs Act. Da una parte la riforma dell’articolo 18, dall’altra i corposi incentivi alle assunzioni con il nuovo tempo indeterminato.
Servono per dare un segnale, ma poi occorre creare occupazione. Non si va avanti con gli incentivi che penso ridurremo ancora nel prossimo futuro» … ma va’… benvenuto… ti ci sono voluti 20 miliardi buttati nel cesso per capirlo… ma fa niente… E ora vuole fare altro deficit per non pagare dazio con gli italiani alle elezioni.
E I NUMERI NON MENTONO

E qui veniamo ai dati italiani usciti in settimana.
- Ipc annuale marzo (indice prezzi al consumo, cioè inflazione): -0.2%
- Ipp annuale febbraio (indice prezzi produzione) -3.5%
- Tasso di disoccupazione mensile febbraio sale da 11.6% a 11.7%
- Deficit pubblico 4° trimestre 2015 2.2% da 2 precedente
- Indice dei direttori degli acquisti settore servizi di marzo 51.2 da 53.8 precedente
Quindi una combinazione di aumento della deflazione e aumento della disoccupazione e del deficit a fine anno, ovvero un’erosione degli utili aziendali abbinata a perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Vediamo nel dettaglio.
In febbraio ci sono stati 97mila occupati in meno; inoltre, con il passaggio della decontribuzione per i nuovi assunti con il Jobs Act da 8000 a 3600 euro, si sono dimezzati i nuovi assunti con tale modalità.
Continua invece il boom dei voucher. Questo ci riporta all’articolo della settimana scorsa, n cui mi chiedevo cosa sarebbe accaduto con la fine delle decontribuzioni nel 2017. Bene: direi che abbiamo già degli indizi pesanti. Ma andiamo avanti e iniziamo pure a preoccuparci.
Scomponendo il dato, vediamo che nella fascia tra i 35 e i 49 anni di età, ovvero quella fondamentale per i contributi pensionistici, si sono persi 206mila posti di lavoro, compensati in parte dalla fascia degli ultracinquantenni e, in maniera irrisoria, dagli under 35.
Perché questa esplosione? Certo sono diminuite le decontribuzioni, ma l’impressione, che è quasi una certezza, è che vengano ormai a galla in maniera drammatica decenni di sciagurate politiche legate all’istruzione. Con un Paese che si è progressivamente atrofizzato, diseducato, grazie alla sinergia complice della politica e del sindacato.
Accade così che anche la tanto sbandierata, quanto annacquata riforma della “buona scuola” si è ridotta a una nuova tornata di assunzioni di precari senza alcuna selezione qualitativa.

I risultati sono che: la forza lavoro italiana è in parte de-specializzata, con conoscenze generiche e approssimative su tutto un po’ e su niente bene.
La restante parte è per lo più specializzata, ma in settori che non corrispondono alle esigenze del mondo imprenditoriale: quanti inutili laureati in scienze politiche girano per le contrade a chiaccherar del nulla e quanti ingegneri abbiamo a servizio delle nostre aziende? Quindi eccoci serviti coi voucher.
Aggiungiamo poi, che la stima preliminare del Pil del primo trimestre è un misero +0.1%: come faremo mai a raggiungere lo sbandierato obbiettivo del +1.6% finale? E infatti non possiamo, per cui nel Def si inizia a prenderne atto e si riduce la stima a un +1.2% che comunque difficilmente sarà raggiunta.
Ecco allora Renzi tuonare contro la rigidità europea… Lui, che da due anni si prende miliardi di flessibilità per poi gettarli al vento (per la decontribuzione a termine 19 miliardi messi rispetto ai 13 stanziati, con un buco aggiuntivo di 6 miliardi, per non ribadire poi il resto di cui all’articolo della settimana scorsa) e mandare Padoan a fare discorsi patetici sull’Europa deludente e su astrusi concetti di Pil potenziale.
Domanda: ma quand’è che questo Paese inizierà a fare Pil reale? No, perché poi tu puoi indignarti quanto vuoi, chiedere quanto ti pare, ma se la tua economia resta uno schifo (per demeriti tuoi) cosa mai vuoi accampare? Se poi tutto sta in piedi perché Draghi ti compra i titoli di Stato pagandoti pure, cosa vai mai a raccontare di meriti che non esistono?
MA IL GIGLIO MAGICO COME SE LA PASSA?
Male grazie (ma Del Rio e la Guidi anche peggio): tra ministri spiati, ministri manovrati e la Boschi che fa la santa, abbiamo saputo che la Manzione, l’ex capo dei vigili urbani di Firenze, messa da Renzi a redigere le leggi dello stato (!?) ha litigato con la Boschi e quindi è stata segata.
Ora, dopo le cretinate della Orlandi sul lato oscuro della forza, e gli incarichi all’amico Carrai, siamo alle comiche di Mazzoncini. Come sapete Mazzoncini è il nuovo boss di FS. Zero tituli (come Mourinho insegna), ma salda amicizia col Grande Capo. Sentite che passa per la sua testa: niente di meno che il progetto di acquisizione, da parte di FS, di Atac Roma e Anas, in pratica un connubio micidiale di tangenti e deficit.
Se volete sapere meglio cosa è Atac oggi leggete qui. Ma che c’è da ridere? C’è la dichiarazione con cui il Mazzoncini comunica, a una stampa sbalordita, la motivazione che sta alla base del progetto: lui ha dichiarato in Parlamento che “le municipalizzate saranno mollate dagli enti locali e che l’Atac potrebbe finire in mani straniere. Le Ferrovie la vogliono prima che sia troppo tardi”. Rotolatevi pure per terra, siete autorizzati.
Ma tale progetto non scatterà subito:
- se Giachetti vince le elezioni ovviamente lo stato correrà in aiuto dando il via al progetto
- se le elezioni le vince la Raggi non se ne fa di nulla… che gli scoppi il bubbone in mano alla stupida!
Malizia la mia? Vedremo. Intanto, dopo l’entrata di Poste Italiane nel capitale di Alitalia, si profila un’altra “privatizzazione” all’italiana, fatta coi soldi degli italiani.
Vi lascio con un paio di link che riportano a libretti che andrebbero letti tutti d’un fiato:
- http://www.store.rubbettinoeditore.it/la-crescita-inceppata.html
- http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3172393/scegliere-i-vincitori-salvare-i-perdenti
[Massimo Scalas – Fine]
Vedi anche: wonderland. LA YELLEN BALBETTA & E IL PETROLIO TRACCHEGGIA. 1





















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