
COME AL SOLITO si guarda al dito e non alla luna.
IL FOLLE RALLY DI WALL STREET
Partiamo da qui: dall’elezione di Trump la borsa americana non si è più fermata, una anno fa eravamo qui a temere il peggio: petrolio ai minimi, alcuni stati dell’Unione in recessione, la borsa americana quasi in preda al panico con crolli ripetuti delle quotazioni. In Europa pure peggio.
Da gennaio invece Wall Street brucia un record dopo l’altro, con l’indice Down Jones che procede a colpi di 1000 punti alla volta: dopo aver infranto il record storico dei 20mila punti ha stracciato anche quello dei 21mila.
Ci sono aziende, come Google, la cui capitalizzazione di borsa ammonta a 580 miliardi di dollari! In pratica da sola vale un quarto del pil italiano.

In settimana c’è stato il clamoroso esempio di Snapchat una startup americana, un social dove gli utenti possono caricare i loro video e messaggi facendoli sparire dopo 10 secondi, pochi minuti o qualche giorno.
In pratica si autodistruggono dopo un tempo stabilito in partenza. Questa azienda si è quotata in borsa vedendo le proprie azioni schizzare nel primo giorno da 17 a 24 dollari (+40%) per una capitalizzazione complessiva di 33 miliardi.
Se vi chiedete cosa diavolo sta succedendo sappiate che le motivazioni stanno tutte in un nome e un cognome: Donald Trump. Piaccia o meno.

Penso da tempo che si sta gonfiando una bolla speculativa gigantesca, che però… non scoppia. Quindi se vogliamo capirci qualcosa sgombriamo il campo dall’irrazionalità, dalle simpatie e antipatie. Guardiamo le cose per ciò che sono e non per ciò che vorremmo fossero.
Poniamoci domande invece che emettere giudizi prematuri.
PERCHÉ LE BORSE AMANO TRUMP
Il rally di Wall Street testimonia della luna di miele in corso tra i mercati e Trump: gli investitori stanno scommettendo sulla nuova politica economica prospettata da Trump, fatta soprattutto di un drastico calo delle tasse.
Ma ci sono anche dei rischi, che al momento vengono ignorati, soprattutto dopo il discorso tenuto dal presidente al Congresso americano, il primo dall’elezione, che ha stupito (chissà poi che diavolo si aspettavano) per la moderazione dei toni, pur nella conferma della sostanza dei propositi.

Le vergini vestali del giornalismo liberal americano si sono meravigliate che il presidente si sia comportato da presidente.
Pare che in Italia giornali come Repubblica e Il Manifesto siano in lutto da tre giorni.
SPIAZZATI DALLA REAZIONE
SORPRENDENTE ALLA SORPRESA
La verità è che economisti e commentatori sono tutti rimasti sorpresi dall’esito delle elezioni e ancor di più dalla reazione sorprendente dei mercati.
Il rally di borsa ha preso il via prima con un salto delle azioni del settore bancario americano, per poi estendersi al settore industriale, aiutato dal miglioramento dei principali indici economici e dalla prospettiva di un forte taglio fiscale e di una deregolamentazione del settore finanziario (ovvero Trump vuole spazzare via quelle già blande regole introdotte da Obama per evitare nuove catastrofi in stile Lemahn Brothers).

Il tutto coincide con un picco di fiducia delle aziende americane dovuto alla vittoria di Trump.
Questa cosa dovrebbe suggerire qualche riflessione all’intellighenzia e alla maggior parte dei media, non solo americani: intanto bisognerebbe prendere atto quanto questi ultimi siano, non da oggi, distanti, scollegati dalla realtà che pretendono di rappresentare, che non è fatta, come amano ripetere mentre si leccano per l’ennesima volta le ferite, da quattro (che poi sarebbero la maggioranza relativa degli americani) caproni ignoranti e puzzoni, ma che oltre alla “società civile” (un giorno o l’altro imbraccio il fucile se me lo dicono ancora) comprende il fior fiore dei manager di punta delle aziende più innovative.

LUCI E OMBRE
Tutto bene dunque? Forse no, visto che fino ad ora i mercati si sono concentrati solo su ciò che vogliono vedere, ignorando bellamente alcuni aspetti del programma di Trump che invece non dovrebbero essere sottovalutati: in primis le sue reali intenzioni in merito al commercio internazionale.
Ma di questo ne riparliamo dopo.
[Massimo Scalas – Continua]
[Fonti: Investing.com, New York Stock Exchange, Vox.com]























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