spesso il male di vivere… RICORDO DI ROSSELLA BONACCHI CHE CI HA LASCIATO

Aveva ancora moltissimo da dire a tutti noi…

 

 

La salma è esposta alla Misericordia. Il funerale sempre lì, domani 16 gennaio, alle 15. Abbraccio forte sua figlia Giulia; i familiari e una delle sue più grandi amiche – quel fiore di dolcezza di Giovanna Di Cocco, che ha seguito la collega minuto a minuto, passo dopo passo, lungo l’infinita consumazione nel dolore

 


 

ROSSELLA BONACCHI si è spenta ieri pomeriggio. Una vita dedicata all’insegnamento di qualità, non di approssimazione come avviene solitamente ai dì delle ministre e dei governi di sinistra.

Si è spenta ieri pomeriggio non improvvisamente, perché da un paio di giorni era in agonia: lottava, com’era solita fare in tutto e con tutto e per tutta la sua vita.

Piccola come un grillo e come un grillo vivace e sempre in movimento, era antesignana della mobilità a due ruote. La vedevi – la vedevamo tutti – sempre in bicicletta per Pistoia. Finché sua figlia non era emigrata a Venezia per gli studi universitari, la Rossella viaggiava con la sua bellissima bimba a fianco: due donne in bicicletta. Uno spettacolo e sempre insieme.

Dalla scuola media era passata al superiore e me la ritrovai madre della Giulia, mia allieva, in prima liceo al Forteguerri dell’infelice èra-Flamma: il tempo della transizione dal sapere all’ignoranza (o volete querelarmi, pistoiesi doc, anche per questo indiscutibile giudizio?).

Lì, in quell’ambiente ottuso e inquinato da certa politica intenzionalmente ignoranziale, la Rossella non volle restare più del necessario e transitò al Pacini del preside più dirigente che ci sia stato a Pistoia: Paolo Baldassarri.

Le nostre strade convergenti, apèrtesi tanti anni prima (anni 70) quando lavoravamo (inutilmente) per La Nazione, si incrociarono ancora qualche anno dopo allorché, uscito anch’io schifato dal clima forteguerriano giunto ai minimi storici, perché vi si sbagliava l’ideologia con il vero sapere, rientrai in servizio al Pacini da Paolo Baldassarri: scuola non perfetta, ma neppure corrosa da certa asinità umiliante che era toccata al Forteguerri.

Con quel piccolo grillo vivace a fianco, a volte anche un po’ spiccio, come lo sono le genti di campagna – lei veniva da Masiano, dall’oltre-Ombrone, ma metà Pistoia del dopoguerra è costruita coi laterizi delle Fornaci Bonacchi –, ci siamo ritrovati in sala professori, la mattina, prima di entrare in classe. E poiché la Rossella, contrariamente a me, era una vera credente, la chiamavo scherzosamente Isaia: il mio profeta Isaia.

Filoisraeliana (ci teneva a dirlo, tanto che come immagine del suo telefonino aveva la stella di David) in Israele era stata per un certo periodo; conosceva bene Haifa e il Carmelo. Frequentava casa mia sempre quando avevo come ospite una mia allieva meshugà (= pazza) di Tel Aviv, Dana Biro, di origine ungherese.

Amava scherzare, ridere e troncare i discorsi inutili in bocca agli stupidi: allieva di una grande insegnante quarratina del Forteguerri, Lidia Wanda Tuci Mannori, come la sua maestra la Rossella era spiccia ed essenziale come si addice a chi non conosce preferenze e privilegi di sorta. Unico suo torto? Pretendere che i giovani studiassero e sapessero.

La voglio ricordare così, in forma privata e familiare. La voglio ricordare come la vedevo quando la prendevo in giro e lei mi rispondeva a tono. Quando ha voluto iniziare a studiare l’ebraico. Quando, nell’autunno scorso, si è presentata da me con il suo “testamento” spirituale dal titolo ampio e onnicomprensivo di Conversazioni.

Non essendo molto portato a partecipare alla società falsa dei pistoiesi ben-pensanti (ed è per questo che dal 12 dicembre io mi trovo agli arresti domiciliari come un volgarissimo delinquente comune…) e non essendo solito spargere lacrime di coccodrillo (per questo basta tutto lo spregevole mondo della politica e del conformismo), vi invito a credere che la Rossella era e resta per sempre quella che vi ho narrato e descritto in queste poche semplici righe.

Piango, in silenzio, per la perdita di uno di quei valori umani e culturali importanti che sono tali perché sono una sorta di violetta: «Quanto modesta è più, tant’è più bella».

La salma è esposta alla Misericordia. Il funerale sempre lì, domani 16 gennaio, alle 15. Abbraccio forte sua figlia Giulia; i familiari e una delle sue più grandi amiche – quel fiore di dolcezza di Giovanna Di Cocco, che ha seguito la Rossella minuto a minuto, passo dopo passo.

Obdormiat in Domino!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]