
PISTOIA. Chi si occupa mediamente della vita pubblica e deve rendere conto a qualcuno delle sue azioni non avrebbe mai immaginato che il Comune non avesse un regolamento che gli imponesse il controllo degli atti interni. Ma invece fino ad oggi non c’era.
Mentre in piazza del Duomo si festeggiava l’Unità d’Italia (17 Marzo 1861) e la musica della banda entrava dai finestroni del palazzo complicando la vita ai vari oratori, il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il Regolamento per i controlli degli atti interni, anche perché un ulteriore ritardo avrebbe potuto determinarne il commissariamento.
Il testo del Regolamento è certamente accurato e complesso, frutto di un intenso e costruttivo lavoro della Commissione, sarà interessante da leggere e interpretare con cura appena verrà messo a disposizione; per il momento possiamo affermare che è un sacrosanto principio dell’ordinamento che l’amministratore eserciti la diligenza del buon padre di famiglia e che si debba verificare la regolarità dei suoi atti attraverso i quali si spendono risorse pubbliche per la qualità dei servizi che con quelle risorse vengono erogati.
Dall’opposizione il Consigliere Capecchi, a sottolineare l’importanza di questo Regolamento, ha evidenziato l’incongruenza tra l’elevata tassazione cui siamo sottoposti e la qualità scadente dei servizi che riceviamo. Quindi la macchina pubblica spende male. Questo nuovo strumento normativo è da oggi a disposizione del consiglio comunale che non deve farsi scappare l’occasione per verificare la corretta ed effettiva applicazione del regolamento stesso.
Sarà interessante capire quali saranno le sanzioni in caso di controllo omesso o inefficace, sarà curioso capire se finalmente si potrà indicare qualcuno come responsabile di qualcosa.
Sembra che nel corso del tempo si siano usate prassi consuetudinarie, in mancanza di strumenti atti a verificarne la bontà, con risultati alterni. Per esempio la prassi di affidare il taglio dell’erba sempre ai medesimi soggetti avrebbe fatto perdere molti soldi; la gara, rispetto all’affidamento diretto ha fatto invece risparmiare 50.000 euro all’amministrazione. Quindi sprechi assurdi, ingiustificati e non rimediabili.
Importante che i controlli oltre ad essere eseguiti siano anche verbalizzati e documentati (il Consigliere Capecchi fa l’esempio della disastrosa cessione della Casa del Combattente di cui non si è mai potuto acclarare chi ne sia stato il responsabile); inoltre facendo controlli efficaci il Consiglio o la Giunta possono orientare l’attività degli uffici invece di lasciare che gli errori e gli sprechi si perpetuino.
Il Consigliere Bartolomei, il più lirico, ormai un one man band, mosso sempre dal desiderio di dare ai suoi interventi un respiro meno angusto di quanto la sala del Grandonio sia abituata a contenere, ha citato uno slogan che per promuovere i pneumatici Pirelli faceva notare come “la potenza è nulla senza controllo”.
Insomma da oggi in poi, in particolare l’assemblea elettiva, oltre alla Giunta, sarà tenuta ed avrà gli strumenti per tutelarci, nessuno dovrà più poter dire di non sapere, di non aver potuto accedere alle informazioni, i controlli saranno rivolti alle Aziende Partecipate ed agli atti formali interni in modo tale che non si possano più verificare gli episodi riferiti dal Consigliere, genericamente, uno per tutti, ad Evangelisti; né si dovrebbe protrarre l’attività di Publiservizi, la partecipata che tutti hanno promesso di azzerare, che costa tanti tanti soldi e non serve a niente ma è ancora lì.
In effetti l’ignoranza genera mostri, speriamo che questo nuovo Regolamento consenta di fare luce sui guai del sistema, ce ne faccia evitare le conseguenze e responsabilizzi davvero tutti quanti.
paolafortunati@linealibera.online
MA SE NON SI VUOLE SENTIRE…

È TUTTO inutile. E mi riferisco ai risparmi dei tagli-erba, ma ancor più alla storia della ‘Casa del Combattente’. In realtà mille volte ho sentito raccontare al Consigliere Pagliai molto di più di quanto si dice genericamente per far dimenticare questa inammissibile vicenda. Tanto che può anche darsi che, prima della fine, da queste pagine virtuali ne ridelineiamo tutto l’iter con nomi, cognomi e indirizzi – anche se sarà inutile ormai.
Ma si torna sempre al solito benedetto punto di partenza: in Italia ci sono più leggi che “gride” nei Promessi Sposi. Ci sono più strumenti giuridici che cose fatte e cose da fare. Ci sono più griglie e paletti che croci in un cimitero di guerra. Ci sono più strumenti operativi che granelli di sabbia sulla spiaggia (sudicia) di Viareggio. E allora com’è che stanno le cose?
È che si torna sempre lì e sempre al solito punto. È questione d’uomini. È questione di istituzioni. È questione di uomini che fanno funzionare o non fanno funzionare le istituzioni.
Da settant’anni tutto va avanti per inerzia e mentre tutti fanno finta di nulla, preferendo andare a cercare i funghi all’Abetone piuttosto che guardare dentro alle questioni che non sono solo di forma, dato che, nell’amministrazione, la forma è sostanza.
Nessuno si è mai voluto accorgere di nulla e magari ha svolto la sua attività sul buon presupposto di lasciar vivere i politici e gli amministratori in quanto tali perché ‘genericamente’ operavano per il bene pubblico e dovevano essere intoccabili.
Così i cittadini hanno continuato a votare con il capo incartato nei sacchetti di plastica non biodegradabile, ma biodegradante.
Prendiamoci i risultati, allora. Il “muro del pianto” ha poco senso davvero. Meno senso che mai credere – scusate – che un regolamento riuscirà, d’ora in poi, a bloccare e sanzionare il malcostume istituzionalizzato.
Almeno finché davvero le Procure – anche senza i giovani che dona loro l’illuminato Enrico Rossi (vedi) – non si alzeranno, un bel mattino, e non inizieranno a spazzare le strade di questo mondo e di questa politica non con il pennello per la polvere, ma con la ruspa.
Anche se sarà sempre troppo tardi.
Edoardo Bianchini






















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