
PISTOIA. Un picco di saggezza, condita dalla vera giustizia sociale di cui tratta l’articolo 3 della Costituzione, ha indotto la maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco Tomasi a bloccare il finanziamento di 531mila euro offerto dalla Regione per la costruzione di casette per i rom “residenti” nell’area Brusigliano, dietro l’ospedale San Jacopo.
La storia di questo finanziamento è alquanto tortuosa, essendo stato offerto originariamente dall’Unione europea finendo poi in un nulla di fatto in quanto il villaggio da costruire non era consono alle linee guida europee e alle tempistiche previste. Insomma, un motivo vale l’altro, ma il nocciolo della questione non cambia: chi doveva sganciare, non lo ha fatto.
Il Fondo europeo di Sviluppo Regionale non foraggiò il Comune di Pistoia a quel tempo governato da Samuele Bertinelli, ma il prode governatore Rossi intervenne immediatamente facendosi carico della spesa: non lui, ma la Regione, cioè tutti noi. 531mila euro stanziati per una sessantina di rom. Fate voi il calcolo della spesa prevista per ognuno di loro e valutate.
L’assessore Margherita Semplici ha chiarito che in quella zona sono presenti delle pozze che, evidentemente, rendono impossibile la costruzione delle casette, dunque devono essere effettuati accertamenti e gli eventuali successivi lavori di bonifica. Oltretutto, nelle illuminate menti dei precedenti amministratori, era previsto che la costruzione delle casette avvenisse tramite autocostruzione, facendo sì che fossero i rom ad occuparsi personalmente dei lavori.
Nella tragedia, ma sollevati dalla decisione del Comune, facciamoci una risata. È assurdo ritenere la comunità rom vittima di una generica oppressione tale da renderli meritevoli di un investimento di questa portata. I campi rom costituiscono un terreno fertile per un certo tipo di criminalità dove i rom stessi sguazzano senza vergogna, approfittando di un lassismo generale che imperversa in questo Paese e che, nel nome del multiculturalismo, impone l’accettazione acritica di usanze e culture estranee alle nostre e avverse all’ordinamento giuridico.
La questione del trattamento che i minori rom subiscono è incresciosa, ma i fautori dell’integrazione a tutti i costi fingono di non vederla. Solo il 30% dei minori rom è iscritto a scuola e, di questa minoranza, la maggioranza frequenta le lezioni scolastiche in modo discontinuo. Ma i dati raccolti lasciano il tempo che trovano: i nostri occhi dovrebbero fare il resto. Quanti minori (bambini se non neonati) vengono sfruttati dai propri genitori rom per l’accattonaggio?
Un anno fa, ad una famiglia rom della Valdinievole vennero confiscati beni per tre milioni di euro

sebbene risultassero nullatenenti, e con un furto avvenuto poco tempo fa nell’abitazione del capo rom a Pistoia sono stati sottratti 6mila euro in gioielli e una borsa di Gucci dal valore di 500 euro. Un bottino che sarebbe impossibile mettere insieme se si svaligiassero le abitazioni di molti pistoiesi, i quali però non godono delle attenzioni ossessive e quasi paterne della politica politicante.
I rom, purtroppo, non sono più nomadi: una volta che arrivano, li devi sopportare. Se, quindi, il campo rom con le abitazioni temporanee non ha più senso d’esistere, è il caso che i non graditi rom, se proprio vogliono rimanere qui, si diano da fare per chiedere un mutuo o andare in affitto.
Gli alberghi sono già tutti occupati dai clandestini.
[Lorenzo Zuppini]
























