«PIÙ ATTENZIONE E RISPETTO PER LE PROSTITUTE»

prostitute in stradaPISTOIA. A Montecatini (a due passi da casa nostra), lo scorso 19 febbraio, alle due di notte, una prostituta è stata aggredita e rapinata in via Leonardo da Vinci, zona ippodromo.

Lo stesso giorno è arrivata una segnalazione per il medesimo fatto ad Altopascio (sempre a due passi da casa nostra), ed è interessante sapere che il tizio che ha aggredito la prostituta il 19 febbraio, lo aveva già fatto nel 2012. La differenza tra i due eventi sta nel fatto che una volta egli si era munito “solo” di un coltello, mentre l’altra addirittura di una pistola.

Le rapine, con aggressioni annesse, ai danni di alcune prostitute (che per il lavoro che svolgono dispongono solo di denaro liquido) fanno capire che queste ultime sono considerate da molti individui come dei bancomat da cui possono prelevare contanti ogni volta che vogliono.

E la figura della prostituta nell’immaginario collettivo italiano fa credere a questi criminali (ma forse anche ai cittadini rispettabili) che una mignotta farebbe fatica a presentarsi in questura per sporgere querela per il furto e l’aggressione subiti, tanto deve (o dovrebbe, secondo la mente collettiva) vergognarsi della propria professione e condizione personale.

Si innesca, dunque, un meccanismo pericoloso, per il quale non ci si scandalizza più di tanto se una ragazza che sta la notte sul marciapiede viene rapinata o menata. E chi compie tali reati si fa forte di questi stupidi pregiudizi, facendo affidamento sul fatto che tutti noi facciamo spallucce.

Due questioni importanti: la prima riguarda l’indifferenza collettiva verso il tema prostituzione. Dato che si tratta del mestiere più antico del mondo, se non riusciamo a rispettare chi esercita tale professione, mi pare ovvio che il problema sia più che altro nostro. La seconda questione riguarda l’apertura (anzi, ri-apertura) della case chiuse, le quali vennero chiuse nel 1958 grazie alla legge Merlin.

Come conseguenza di tale legge (che voleva combattere lo sfruttamento della prostituzione, quindi non la prostituzione in sé, che rimane ovviamente legale) si temeva la nascita della prostituzione per strada e il proliferare di malattie veneree, ed è ciò che è poi accaduto.

L’argomento, allora, era improponibile sui pudibondi mezzi di informazione. Non fu quindi possibile una discussione seria sulla questione. Ma oggi, correndo l’anno 2016, sarebbe il caso che l’informazione intera mettesse al corrente i cittadini sulla condizione davvero degradante e di pericolo in cui vivono migliaia di donne che liberamente hanno scelto la loro strada.

E in nome di questa libertà meritano attenzione e rispetto.

[Lorenzo Zuppini]

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