PATRIMONIO MONUMENTALE, STIMOLI E RIFLESSIONI – 4

Restauro Palazzo Rospigliosi
Cartellone del restauro di Palazzo Rospigliosi

PISTOIA. Abbiamo segnalato alcuni casi del patrimonio monumentale (palazzo Amati, proprietà Monte dei Paschi, ex palazzo Enpas – intestato, a quanto pare, all’Asl –, il convento di San Giorgio e San Bernardino, proprietà comunale, il complesso della Santissima Annunziata, proprietà ordine dei Serviti e Demanio, il complesso di San Lorenzo, proprietà Comune e Demanio) e l’esigenza di una serie di politiche a più livelli, culturali e urbanistiche in primis, per restituire una funzione e un ruolo a questi contenitori vuoti, dimenticati da tanti pistoiesi e sfuggiti dalla pianificazione degli amministratori nonché dall’interesse delle categorie economiche e della promozione e innovazione territoriale.

Stavolta presentiamo invece il caso del palazzo Rospigliosi di Ripa del Sale, donato nel 1981 al Capitolo della Cattedrale di San Zeno da Clemente Rospigliosi, ultimo erede di famiglia.

Nel lascito testamentario era prescritto, in termini vincolanti, di destinare a spazio museale l’appartamento del primo piano denominato “di Papa Clemente IX”, poiché, almeno secondo una tradizione, vi aveva soggiornato il cardinale Giulio Rospigliosi – salito al soglio di Pietro nel 1667 – durante una visita nella città natale.

Per la precisione il primo e unico Papa pistoiese apparteneva al ramo dei Rospigliosi che aveva il proprio palazzo in via del Duca, nome, quest’ultimo, legato al fatto che il Papa conferì al nipote il titolo di Duca di Zagarolo.

Il palazzo di Ripa del Sale era stato realizzato nell’area di un quartiere medievale, dove insisteva anche un cimitero che poi lasciò il posto alla tribuna della cattedrale realizzata da Iacopo Lafri.

Attualmente al piano terra del palazzo è ospitato il Museo del ricamo, mentre al primo piano, aperti solo su appuntamento, si trovano il Museo Diocesano e, per l’appunto, il Museo Clemente Rospigliosi, un vero e proprio gioiello che riproduce una sontuosa abitazione del Seicento, con gli arredi originari: un grande letto a baldacchino, pareti tappezzate di damasco, soffitti a cassettoni, pregiati mobili, affreschi e le venticinque tele a soggetti mitologici e biblici del pittore Giacinto Gemignani.

Palazzo Rospigliosi. La benedizione della Sovrintendenza. 1
Palazzo Rospigliosi. La benedizione della Sovrintendenza. 1

Fatta questa lunga premessa, veniamo al dunque: come vedete nei documenti, nel 2007 la Soprintendenza – il Soprintendente arch. Paola Grifoni, responsabile del procedimento, e l’arch. Valerio Tesi, responsabile dell’istruttoria – approva i lavori per la destinazione ad appartamenti di edilizia popolare del secondo piano del palazzo Rospigliosi, con tanto di abominevole e mastodontica scala in ferro sul giardino pensile retrostante.

Il consigliere Tomasi fece in merito anche un’interrogazione (vedi), se non altro per condividere il discutibilissimo modo di agire di questi uffici ed il disappunto per l’operazione in sé.

In effetti per il caso meriterebbe far esprimere tutte le sezioni provinciali dell’ordine nazionale degli architetti su un punto: è o no un’idiozia inaccettabile quella della Soprintendenza, cioè approvare la realizzazione di case popolari in un palazzo storico sede di tre musei?

Capiamoci bene: nessuno discute sulla mai abbastanza lodata iniziativa di dare un alloggio a chi ne abbia bisogno, anzi, l’edilizia popolare dovrebbe essere perseguita da ogni ente come collante del vivere civile; ma qui siamo di fronte ad uno scandalo di cui devono vergognarsi tutti i vari autori responsabili.

E lo diciamo non per polemica ma per due motivi: primo perché in Italia siamo tutti Charlie Hebdo e per la libertà d’espressione (giusto?) e in secondo luogo perché solo denunciando e analizzando criticamente le indecenze del malgoverno è possibile porre le basi per l’attuazione di idee e scelte lungimiranti e progressiste, che potranno manifestarsi.

Tra l’altro una buona parte di responsabilità ricade sulla precedente amministrazione comunale, una vera e propria amministrazione di plastica, come la definì Stefano Morandi della Camera di Commercio, per non dire di peggio, alla luce del nulla e delle macerie lasciate (non solo quelle delle mura dell’Arcadia)…

La stessa Diocesi si mise a giocare incautamente una spericolata partita, uscendo forse dal proprio àmbito, tanto che, con il fallimento della Cooperativa Amicizia 2000, che doveva realizzare gli otto appartamenti, nacquero diversi problemi contabili e non solo per il Capitolo della Cattedrale.

Palazzo Rospigliosi. La benedizione della Sovrintendenza. 2
Palazzo Rospigliosi. La benedizione della Sovrintendenza. 2

Paolo Gestri su Il Tirreno ne scrisse esaurientemente qui lo scorso maggio, tra l’altro – ci rivelano alcune indiscrezioni da Via Puccini – suscitando il disappunto dell’arch. Simone Martini, direttore dei lavori del palazzo Rospigliosi.

Ora come ora, e ci ricolleghiamo al ragionamento iniziale sul patrimonio monumentale, si pone come necessaria una politica culturale innovativa e condivisa, non solo dal Comune di Pistoia, ma anche dai vari enti proprietari o comunque costretti a interagire, come Capitolo e Curia, sull’uso dei preziosi luoghi disseminati all’interno della terza cerchia muraria della città.

Non nascondiamo la speranza che il Vescovo Fausto Tardelli, l’arciprete don Luca Carlesi e il Sindaco Samuele Bertinelli si facciano finalmente interpreti di una diversa sensibilità nei confronti della riorganizzazione e programmazione dei tanti spazi identitari oggi inutilizzati.

In particolare un obiettivo di breve/medio termine può essere l’individuazione di forme e modi per la riapertura, fruizione e maggiore valorizzazione (quanti lo conoscono in Toscana e in Italia?) del “Museo di Giulio Rospigliosi”, attraverso sinergie e formule apposite.

In aggiunta si ha ragione di ritenere utile qualsiasi tentativo per ritrattare eventualmente una revisione delle finalità dei lavori con la Regione Toscana, ente finanziatore del progetto di edilizia popolare.

Retro della tribuna della Cattedrale
Retro della tribuna della Cattedrale

Siamo un paese in deroga su tutto, che cambia le regole del gioco durante il gioco (si pensi agli incentivi, tagliati e rispalmati dal governo, del fotovoltaico; alla deroga per l’Aia, autorizzazione integrata ambientale, dell’Ilva di Taranto o alla forzata e discutibile nomina del presidente Ait, autorità Idrica Toscana, per rimanere in zona…), sotto 30 procedure d’infrazione europea, che male c’è se una volta tanto un’associazione di enti torna sui propri passi in nome del buon senso e dell’applicazione corretta delle norme?

Bisogna per forza portare a termine l’idiozia di aver legato la rocambolesca avventura delle case popolari (che vanno fatte, ripetiamo, ma nei posti giusti) a una risorsa unica come il palazzo Rospigliosi?

Cosa si aspetta a trovare una soluzione anche non canonica, non ortodossa, ma di buon senso e giusta per uscire dall’assurda e ridicola “castrazione” delle potenzialità dell’immobile capitolare?

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